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RIFORMA DELLE IPAB

"L’assistenza agli anziani è un business. No alla privatizzazione"

Cgil, Cisl e Uil hanno iniziato la protesta in tutto il Veneto. In Polesine le 19 case di riposo potrebbero diventare fondazioni di diritto privato mettendo da parte il pubblico

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ROVIGO - Ha preso il via nella mattinata di martedì 14 maggio da Rovigo e da altre province venete, la mobilitazione di Cgil, Cisl e Uil per chiedere la riforma delle Ipab. Le segreterie territoriali, insieme alle Federazioni del pubblico impiego e dei pensionati, hanno espresso forte preoccupazione per un intervento atteso da 18 anni, indispensabile per tutelare l’assistenza agli anziani e il lavoro degli occupati. Sempre nella mattinata del 14 maggio le tre sigle sindacali si sono date appuntamento davanti all’ingresso dell’Iras in via Giro Giacomo a Rovigo con le bandiere e hanno spiegato i motivi della protesta

“Oggi – ha detto il segretario generale della Cgil Rovigo, Pieralberto Colombo – iniziano tutte le manifestazioni in Veneto volte a sollecitare la Regione rispetto alla riforma delle Ipab. Non intendiamo accettare queste inerzia su temi sui quali si misura il grado di civiltà di un paese, come la sanità e l’assistenza agli anziani. Temi sui quali c’è un malessere che sta montando e che interessa anche la compressione dei diritti dei lavoratori”.

Francesca Pizzo, dell’Ust Cisl Padova Rovigo, ha ricordato che la riforma delle Ipab è una misura chiesta da anni. “In Polesine – ha detto – ci sono 19 strutture, tutte alle prese con problemi di sostenibilità economica. Il nostro timore è che si vada verso una trasformazione delle Ipab in fondazioni di diritto privato, con un abbassamento della qualità del servizio e maggiori costi per l’utenza, mentre noi riteniamo indispensabile che diventino aziende di servizi alla persona e che debbano integrarsi con l’offerta di servizi e delle prestazioni sul territorio. La nostra mobilitazione proseguirà in tutte le province del Veneto e sarà portata a Venezia, davanti a palazzo Ferro Fini”. 

Secondo Davide Benazzo, di Fp Cgil Rovigo, “c’è un’inadempienza della Regione che rasenta la volontà di distruggere queste aziende. La mancanza di risorse porta a una situazione sempre peggiorativa per il mondo del lavoro e per l’assistenza. Sempre più spesso le strutture esternalizzano servizi a cooperative che pagano meno i lavoratori. Questo significa venir meno a un diritto dei cittadini. Perché i cittadini non autosufficienti hanno diritto all’assistenza. Invece la Regione sta lasciando lentamente morire le Ipab del Veneto per trasformarle in strutture private”.

Intanto i tempi si accorciano e per la Regione il rischio è che si arrivi a fine legislatura. Lo ha sottolineato Michele Roveron, della Cisl Fp Padova Rovigo. “C’è un problema legato alla programmazione regionale – ha detto – L’assistenza agli anziani attualmente viene interpretata come un business a tutti gli effetti. Le grandi multinazionali stanno investendo in questo settore. La programmazione regionale ha stabilito che l’assistenza venga divisa tra pubblico e privato, ma le condizioni sono molto diverse. Le cause sono numerose: la disparità fiscale, con l’Irap all’8% per il pubblico e al 2% per il privato, la mancata copertura per malattia o maternità da parte dell’Inps per il pubblico, la sottostima delle impegnative di residenzialità rispetto alle necessità reali. I privati fanno concorrenza sleale, offrendo una retta alberghiera più bassa, anche con il dumping salariale e mettendo a disposizione degli ospiti un’assistenza meno adeguata”.

Anche secondo Claudio Marangoni, della Uil Pensionati, il rinvio della riforma è una manovra verso la privatizzazione. “Crediamo che procrastinare abbia questo unico scopo – ha detto – Non si capisce inoltre perché il pubblico debba pagare più del privato. Questo va a discapito anche degli ospiti. Quindi siamo decisi a continuare questa lotta fino a che non otterremo un risultato”. Giulio Fortuni, della Cisl Pensionati, ha ricordato la grande manifestazione unitaria in programma a Roma per il primo giugno. “Le nostre richieste – ha spiegato – sono una riduzione delle tasse sulle pensioni e una legge sulla non autosufficienza che garantisca l’assistenza a tutti”.

Nella provincia di Rovigo si contano 19 strutture (tre delle quali parte del consorzio Ciass) per un totale di 2.000 posti autorizzati all’esercizio per ospiti non autosufficienti. Di questi, 808 in strutture private (Trecenta e Fratta Polesine gestite da enti ecclesiastici, San Salvatore di Ficarolo da una Fondazione, Castelmassa, Porto Viro e Rovigo da cooperative sociali, Ficarolo e Villadose privato puro). Altri 300 posti letto, nel pubblico, sono programmati nelle strutture di Porto Tolle, Rosolina e Frassinelle, per un totale di 2.300 posti a fronte di un finanziamento della quota sanitaria che copre 1.400 impegnative di cura. La gestione pubblica è ancora dominante, ma la maggioranza dei dipendenti è del settore privato con una conseguente riduzione del costo del lavoro e dei diritti contrattualmente previsti.

Le strutture interessate alla riforma sono: Iras, Opb di Papozze, Villa Resemini di Stienta (“in entrambe le strutture numerosi servizi sono già stati esternalizzati”), Casa Albergo di Lendinara (“dove le organizzazioni sindacali stanno arginando un tentativo di esternalizzazione di alcuni servizi da parte della direzione”), Casa del Sorriso di Badia Polesine (“dove da mesi è in atto un tentativo da parte del cda di trasformarla in fondazione di diritto privato”) e Csa di Adria (dove il direttore sta tentando da tempo di ridurre il costo del personale e le ore di assistenza). Le strutture di Corbola, Ariano Polesine, Taglio di Po, Crespino e Fiesso sono comunali. Secondo i dati del sindacato, le liste d’attesa delle impegnative di residenzialità (dati 2017) sono di 743 nell’ex Ulss 18 e 236 nell’ex Ulss 19, quindi quasi mille in tutta la provincia.

Articolo di Martedì 14 Maggio 2019

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