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RUGBY PERONI TOP12

Le lacrime di Brunello e tre dediche particolari

Massimo Brunello raddoppia, due scudetti da giocatore con il Rovigo e due sulla panchina del Calvisano. La commozione in sala stampa e gli applausi dei giornalisti. Meritati

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CALVISANO (BS) - La vittoria dell’uomo Massimo Brunello. Si è tenuto dentro tutto per oltre un anno. Una serie di sventure la stagione scorsa, un lutto recentissimo, e un pensiero particolare ad un amico, un ex compagno di squadra che lotta ogni giorno. Quando in sala stampa, sabato 18 maggio, dopo la vittoria del suo secondo scudetto da tecnico alla guida del Calivsano, si è sciolto in lacrime, tutti i giornalisti e fotografi presenti lo hanno applaudito. Un momento toccante, forse la vittoria più bella per il tecnico polesano che si trova nella panchina della squadra rivale della sua città.   

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“Diciamo che la mia gioia più grande è vedere i ragazzi contenti e felici, hanno fatto una partita incredibile ed erano consapevoli di averla fatta. Una società che fa così tante finali - spiega con orgoglio Brunello -  sono qui da quattro anni e arriviamo sempre in fondo, ha un valore importante. Poi non è solo durante le finali è anche durare la stagione regolare, arriviamo sempre o primi o secondi, significa essere predisposti anche a livello mentale a non mollare”.

“Anche dall’anno scorso avevamo avuto un po’ di dente avvelenato. Il Petrarca aveva meritato di vincere, ma anche noi avevamo subito troppa sfortuna, troppi infortuni, eravamo decimati, io e la mia famiglia abbiamo avuto delle sfortune a non finire, succede che poi perdi con la Lazio e poi ti fai cento domande, sensi di colpa e tutte queste cose che ti restano dentro. Oggi me ne sono liberato, però devo dire che i ragazzi se lo meritavano e sono contento che sia andata a finire così. Anzi vorrei fare una dedica particolare alla mia famiglia a mia moglie, a Andrea Lucchin (ex compagno di squadra di Brunello nello scudetto del 1988 con il Rovigo, e papà di Enrico in campo con il Calvisano il 18 maggio 2019), che è una persona incredibile ed ha una forza ogni giorno per andare avanti, un grande amico che sta combattendo alla grande, e mi fa piacere che sia con noi oggi a festeggiare e poi in settimana ho perso anche una persona cara, mio cugino Giuliano (mancato qualche giorno fa), dedico questa vittoria anche a lui”.

La vita è tutta qui. Parole di Massimo Brunello che descrivono la parabola di una esistenza appagante sotto il profilo sportivo, ma che riserva delle sorprese amare, spesso dolorose, quelle di tutti i giorni.

Ha ripercorso la stagione Massimo Brunello, un Calvisano che come il Rovigo è partito zoppicando “Abbiamo fatto dei cambiamenti importanti con giocatori importanti in tanti ruoli e ci voleva tempo per ingranare poi ricordiamoci che avevamo ancora di reduci dall’anno scorso fuori Lucchin, Chiesa. Poi c’è stato un momento particolare in cui non stavamo giocando male, ma abbiamo perso sia a Padova che a Rovigo in casa, ci siamo trovati in una partita secondo me a Mogliano dove i ragazzi hanno cambiato la testa, perché siamo arrivati la con Morelli pilone, Fischietti squalificato, Cavalieri squalificato, e abbiamo fatto una partita da uomini. Da la secondo me è cambiato un po’ tutto l’atteggiamento. Poi è vero Rovigo, faccio una parentesi, ha fatto un gran campionato, ammetto che ha giocato molto bene, però il 23 di marzo ci siamo guadagnati la strada più facile per guadagnare la finale. Anche quella è stata una partita incredibile da parte dei miei ragazzi siamo arrivati a Rovigo, primi in classifica, coi favori del pronostico, Rovigo stava giocando bene e noi siamo arrivati la e mi ricordo che ho detto ai ragazzi prima della partita ‘Per vincere qua dentro ci vogliono le palle e soprattutto abbiamo due strade, se usciamo vincenti sarà in discesa e arriviamo alla finale’. Li i ragazzi si sono guadagnati un pezzetto di scudetto”.

La finale, 80 minuti in cui non si può sbagliare niente, Calvisano lo ha fatto “Oggi è stata la partita che abbiamo preparato in settimana, sapevamo come giocavano, avevamo un po’ paura del tempo delle condizioni meteo, perché così nelle fasi statiche può esserci il 50 per cento di possibilità di dominare. Avevamo un punto forte che è la mischia chiusa, però devo dire che in tutti i punti che sapevamo li abbiamo interpretati alla perfezione. È stata una partita perfetta. Sono felice per i ragazzi per aver raggiunto un obiettivo del genere è troppo bello. Il presidente ti chiede sempre di arrivare primo così si gioca la finale in casa, poi ti dicono vinci in Coppa perché è meglio. Abbiamo vinto in Coppa, ora anche il Campionato, è il top. Calvisano è una squadra che è cresciuta soprattutto nella mentalità, in tutto al cento per cento, curando i dettagli al cento per cento e affrontando le partite con serenità come oggi”.

Sulla maglia rossoblù Brunello ammette “Uno che è nato e cresciuto a Rovigo sa cosa vuol dire giocare a Rovigo, giocare e vincere con quella maglia non è una cosa spiegabile agli altri”.

Per un Augustin Cavalieri che saluta il rugby giocato per dedicarsi all’aspetto tecnico, c’è un Alberto Chiesa che funge da faro di un Calvisano mai sazio “A prescindere dal risultato, quello che mi aspettavo era una prestazione del genere oggi perché è già diverso tempo che riusciamo a fornire prestazioni così. Una grandissima voglia, più di così non potevamo dare, intensità altissima e controllo di tutto. Siamo stati confidenti di quello che siamo e della nostra capacità. Rovigo è una squadra che forza tantissimo il gioco per dare ritmo e siamo stati bravi a farci trovare pronti”. Chapeau.

Giorgio Achilli

Articolo di Sabato 18 Maggio 2019

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