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RUGBY PERONI TOP12

Grazie

I tifosi della FemiCz Rovigo hanno ringraziato la squadra per l’impegno profuso e per l’ottima annata sportiva. Calvisano si è dimostrato più forte, la dura legge dello sport

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ROVIGO - Al termine della semifinale di ritorno disputata contro il Petrarca, i nostri “cugini” padovani, ben ospitati sulla tribuna Lanzoni, hanno alzato un grande cartellone banner con su scritto “Grazie”, commovente. Ecco, sinceramente questa è l’unica parola che esprime chiaramente il sentimento di gratitudine della quale mi sento di rivolgere ai giocatori della Rugby Rovigo, e a tutto lo staff per la grande annata sportiva appena conclusasi.

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Certo è che un pochino ci avevo personalmente creduto nel successo di ieri pomeriggio. Un poco perché ero convinto che la nostra mischia, inserendo la marcia ridotta, avrebbe arato quella avversaria come aveva fatto con il Petrarca, d’altronde la nostra prima linea era tutto sommato riposata, aveva giocato soltanto mezza partita di semifinale. Poi avevo una cieca fiducia riguardo i nostri tre quarti, che dopo un logorante lavoro ai fianchi della difesa avversaria, l’avrebbe portata al punto di sfibrarsi e sciogliersi come neve al solo. Da quel momento il successo sarebbe stato di più che un’illusione. La cosa che temevo di più era l’arbitraggio, cosa rivelatasi poi infondata, che ci avrebbe punito senza pietà ad ogni nostro piccolo errore, e il loro infallibile calciatore che avrebbe realizzato ogni calcio da qualsiasi distanza e da qualsiasi posizione. La solidità e il senso cinico della squadra di casa era cosa ben nota, fin dalla partita di ritorno di campionato svoltasi a Rovigo, quella del sorpasso in classifica, però si sperava di contrapporre a questo aspetto un solido argine di natura mentale, figlio anche del sostegno ispirato dai duemila tifosi accorsi al seguito dei propri beniamini.

Purtroppo l’unico frutto dell’elaborazione mentale, nella partita di sabato 18 maggio, c’è stato soltanto l’illusione di vittoria che tutti noi tifosi abbiamo covato silenziosamente, e gelosamente, per una settimana.

E così ci si trova come al mattino dopo aver aperto i regali di Natale, quando si apprezza più il pensiero che il regalo stesso, e si ripercorre mentalmente la settimana di attesa appena passata con un pizzico di nostalgia e di malinconia, come fosse stato quello l’autentico periodo di gioia, e non la festa stessa.     

Al di là dei meriti del portaborracce della squadra avversaria, al quale va il mio personalissimo man-of-the-match, c’è da dire che la squadra di casa ha meritato di vincere lo scudetto perché si è dimostrata più solida sia da un punto di vista mentale che fisico, e i nostri hanno potuto fare ben poco contro la loro strategia (iniziale) di piazzare il pallone tra i pali ad ogni occasione capitava loro. Il n.10 è veramente un talento, molto bravo, e spero che con questo successo si aprano per lui le porte di una brillante carriera nel professionismo e in nazionale, tutto il movimento ne gioverebbe.

A noi, giovani, e meno giovani, ci resta soltanto il sogno di continuare a sperare di vedere lo scudetto italiano cucito sulla maglia dei nostri bersaglieri la prossima volta.

Nel frattempo non ci resta altro che salutare e dire “grazie” a chi va via e arrivederci a chi rimane, non dimenticando però tutti gli amici tifosi, soprattutto le Posse Rossoblu che hanno sostenuto dall’inizio alla fine i nostri bersaglieri in lungo e in largo per il Paese, e che immancabilmente vincono lo scudetto del tifo più caloroso d’Italia ogni anno: grazie.

Stefano Padovan

Articolo di Domenica 19 Maggio 2019

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