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ROTARY CLUB BADIA POLESINE

Al Rotary l’ “Effetto domino” di Romolo Bugaro

Nel club di Badia Polesine si è discusso del crack di Veneto banca e della Popolare di Vicenza analizzando cause ed effetti della crisi che ha gettato nel lastrico molti imprenditori

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BADIA POLESINE (Rovigo) – Al Rotary club di Badia Polesine, martedì 14 maggio, presente l’assistente del Governatore, Franco Gobbi, si è parlato di economia “con la E maiuscola” e dei risvolti antropologico culturali ad essa inerenti, insieme allo scrittore Romolo Bugaro che  ha contestualizzato il suo ultimo libro Effetto domino nel filo conduttore voluto dal presidente Giovanni Fortuna per la sua annata: “Territorio e culture”. 

Il protagonista di Effetto domino è l’inseguimento di un’ossessione, l’oscuro desiderio che fagocita denaro, relazioni, passioni e vite che il crack finanziario di Veneto banca e Popolare di Vicenza ha fatto emergere.

Nella presentazione, la segretaria Stefania Turazzi ha posto l’accento sulla peculiarità di Bugaro, “uno degli autori più incisivi e ostensori dell’ipocrisia borghese che la sua professione di avvocato gli consente di esplorare, cogliendo il respiro profondo della realtà sottesa da una particolare ferocia nei rapporti umani”. 

“Ci sono uomini abituati a esprimersi solo attraverso il denaro, ha esordito il relatore, uomini che però non hanno saputo cogliere il fulcro essenziale di questi anni: il cambiamento”. Le accelerazioni imposte dal progresso tecnologico hanno annullato il concetto dell’attesa facilitato dall’accesso immediato alla conoscenza. Il punto è che la nostra mente non è sufficientemente veloce o non ce la fa a stare al passo con i cambiamenti per cui i rapporti personali, la famiglia, gli orizzonti subiscono un senso di smarrimento, d’incertezza, di ansia che sono le costanti della contemporaneità. In sostanza viviamo una trasformazione che non riusciamo a gestire. Questo problema definito dal filosofo Günther Anders come “il dislivello prometeico” rappresenta l’asincronizzazione tra l'uomo e la sua stessa produzione. In questo contesto, uno dei valori fondativi della cultura occidentale, quello “dell’esperienza acquisita”, scompare mentre l’età media biologica invece si è innalzata. Ecco allora che l’esperienza, intesa come sedimentarsi d’informazioni organizzate e trasmissibili, non ha più senso perché non ci sono più i tempi della sedimentazione e tutto si trasforma troppo velocemente: la tecnologia, le procedure, le forme. La digitalizzazione in questo ha dato il colpo di grazia.

L’uomo azienda non è in grado di adeguarsi, costa molto e da risorsa diventa antieconomico: un disvalore aziendale ma anche l’imprenditore patisce questa situazione e sempre più spesso è costretto ad abbandonare il campo. 

Il Veneto, che è fatto di “solitudini operose”, ha subito più di altri l’incapacità di fare rete, forse l’unica difesa possibile rispetto a questo tipo di veloce trasformazione. Qui i distretti non sono riusciti a decollare e questo lo espone maggiormente alle congiunture e ai rovesci economici. Quest’operosità diventa perdente acuendo quel processo di svanimento dei valori etici tradizionali nel ciclo economico che dovrebbero informare le nostre vite, partendo dall’impegno personale. 

“Sempre più spesso - ha detto Bugaro - incontro persone che falliscono per la reale ingovernabilità del sistema e in cui l’etica dell’impegno diventa insufficiente”. Il punto è che l’insuccesso non dipende solo dall’incapacità imprenditoriale di rispondere alla trasformazione ma dalla complessità spesso ingovernabile dell’economia globalizzata. Lo sa bene Romolo Bugaro che conosce da vicino, per lavoro, le traiettorie di ascese e fallimenti. Certamente il crollo di Veneto banca e Popolare di Vicenza (ecco l’effetto domino) ha portato al disastro centinaia di aziende, travolgendo le esistenze di tutti, grandi costruttori, piccoli imprenditori, camionisti, casalinghe, ignari di ogni cosa. 

L’incredibile è che in una storia di uomini ossessionati dal lavoro, dal denaro e dal potere al punto da apprezzare l’abilità di chi è riuscito a fregarli, l’espressione tecnica “segnalazione a sofferenza bancaria” può diventare per molti una metafora perfetta, in un confronto sempre vinto dall’universo del denaro, rispetto al quale la parola scritta in carattere quattro giocava le sue rivincite apparentemente ininfluenti, spesso rassicuranti per il lettore pigro. 

La cronaca ne parla con i suoi strumenti minimi, le notizie di suicidi di imprenditori e di aziende costrette a chiudere. Per questo il libro Effetto domino è illuminante, perché per la prima volta, raccontando la crisi economica, ridefinisce il rapporto tra gli attori sociali coinvolti e  fa capire che se la colpa non è solo di singoli spietati e senza cuore, di tutti deve essere la responsabilità di ricostruire un’etica civile. 

Vero è che la catastrofe di cui si parla, facendo sparire le banche del territorio, ha lacerato un’infinità di legami interpersonali devastando tutto un sistema di relazioni sulle quali si fondava molta parte dell’economia veneta. Se quel che è successo ha dimostrato che i banchieri veneti non sapevano fare banca, è altrettanto vero che quel che è successo dovrebbe invitare tutti all’autocritica perché ha concluso Bugaro  “De te fabula narratur (tutto questo parla di te, cioè di noi)” richiamando al concetto d’apertura sugli uomini abituati a esprimersi solo attraverso il denaro. 

Vivacissimo, come immaginabile per la presenza di alcuni operatori finanziari, il dibattito finale dal quale sono emerse posizioni e punti di vista differenti sulle cause che hanno prodotto il crack.

Ugo Mariano Brasioli

Articolo di Lunedì 20 Maggio 2019

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