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CULTURA

Gennaro Acquaviva non ha tradito le attese

Il prestigioso relatore in Archivio di Stato, il 16 maggio a Rovigo ha parlato dei Patti lateranensi e la revisione del 1984 siglato da Bettino Craxi e monsignor Casaroli

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ROVIGO - E’ stato di straordinario interesse l’incontro di giovedì 16 maggio con Gennaro Acquaviva, personaggio dal grande spessore culturale, politico e morale. Già consigliere politico di Bettino Craxi al tempo della revisione del Concordato tra Chiesa cattolica e Stato italiano nel 1984, di cui fu uno dei principali ispiratori, e senatore con il Psi in numerose legislature, Acquaviva, nell’avvicinarsi al pensiero craxiano insieme al compagno di sempre, Labor, aveva già alle spalle una lunga militanza nelle Acli e nel Movimento politico dei lavoratori, di cui era stato tra i fondatori nel tentativo di avvicinare una parte dell’elettorato cattolico progressista alla sinistra moderata.

Preceduto dai brevi interventi degli organizzatori, Giancarlo Moschin, emozionato e commosso nel presentare a nome dell’Associazione Matteotti, da lui presieduta, l’illustre amico, ed Emanuele Grigolato, direttore dell’Archivio di Stato che ospitava l’incontro, che ha sottolineato l’importanza della memoria nella continua ricerca della verità storica, il prestigioso relatore, oggi ottantaquattrenne, non ha sicuramente tradito le attese. 

Alla presenza di un pubblico non numerosissimo ma attento e coinvolto, ha portato una sorprendente serie di testimonianze preziose e in qualche caso inedite, perché personali, talora persino contro corrente, della sua esperienza a fianco dei protagonisti della storia politica italiana degli anni settanta-ottanta, senza omettere il punto di partenza da cui era scaturita la necessità di un accordo tra Stato laico e Chiesa, la conquista di Roma da parte del Regno d’Italia per farne dal 1870 la capitale. Decenni di scontri ideologici e ripicche fin nelle più minute pieghe della società rurale, a iniziare dalle migliaia di parroci, vero presidio secolare della Chiesa in Italia, e le leghe contadine, sfociano inevitabilmente durante il regime in quell’accordo, i cosiddetti Patti lateranensi del 1929, reso sempre più necessario dalle intromissioni dello Stato fascista sull’educazione dei giovani, sino allora appannaggio morale dell’Azione Cattolica. Ma se di questo ben noto appuntamento con la storia il pubblico attento e motivato presente in Sala Sichirollo, era nelle linee generali a conoscenza, molto ha potuto apprendere dalla lucida disamina di Acquaviva sugli interessi economici alla base dei Patti del ‘29, al di là della ben più sbandierata libertà di professione religiosa, fatta legge dallo Stato. Il Papa, che con il 1870 aveva perso definitivamente un territorio vastissimo, lo Stato Pontificio, rinchiudendosi per decenni polemicamente nella sede vaticana, l’11 febbraio 1929 rinunciava ad ogni rivendicazione territoriale in cambio della creazione del piccolo Stato Vaticano e di cospicue concessioni di palazzi, terre e spazi vitali, con il sogno solo parzialmente realizzato di crearsi uno sbocco verso il mare, ricostituendo così un piccolo Stato territoriale, in cambio di un consenso al fascismo, consenso colpevole ma mitigato agli occhi dei più dalla necessità per i cattolici, portatori di valori morali indiscutibili, di restare parte vitale, partecipe e moderata dello Stato, seppur totalitario.

E ancora i ricordi di Acquaviva si sono spostati sul dopoguerra e l’applicazione del piano Marshall, che conduce al capovolgimento politico di un’Italia che, grazie all’emergere di finanzieri e imprenditori abili, spesso massoni, e legati al sistema bancario e finanziario vaticano, e grazie agli accordi tra la Democrazia Cristiana di De Gasperi, la Chiesa, rappresentata da un giovane Montini, e gli Stati Uniti, ottiene cospicui aiuti economici assolutamente necessari alla ricostruzione e che riescono a far passare in secondo piano le legittime rivendicazioni dei lavoratori, specie della classe operaia e contadina. 

E infine straordinaria e particolarmente coinvolgente la testimonianza diretta di Acquaviva sulla revisione dei Patti lateranensi, con l’Accordo di Villa Madama del 1984, siglato da Craxi e mons. Casaroli, per “regolare le condizioni della religione e della Chiesa in Italia”, accordo che sarebbe entrato in vigore il 3 giugno 1985. Ancora una volta un compromesso necessario, ha sottolineato il relatore che ne fu anche uno degli estensori e ispiratori, per chiarire i rapporti tra Stato e Chiesa, per definire i termini dell’insegnamento religioso, per assicurare la sopravvivenza economica ai sacerdoti e alle parrocchie di tutta Italia, ma anche alle altre fedi religiose presenti nello Stato italiano, con l’istituzione dell’8 per mille, soluzione originale che si rendeva necessaria dopo l’abolizione del sistema delle congrue che aveva assicurato per decenni il sostentamento al clero italiano.

Un vivace dibattito e un caloroso ringraziamento alla lucida e onesta relazione di Acquaviva da parte del pubblico presente e degli organizzatori ne hanno gratificato l’impegno e la passione fuori del comune.

Articolo di Lunedì 20 Maggio 2019

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