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LEGGE QUADRO SULLA CULTURA

Donin: "Accordo regionale tra Stabile ed Arteven per tutelare il territorio"

Gli interventi sulla nuova legge quadro della cultura. Pierluca Donin, direttore di Arteven: "Facciamo attenzione al patrimonio dialettale"

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ROVIGO - La nuova legge quadro sulla cultura è stata per la prima volta presentata proprio a Rovigo. Incassa il plauso per la collegialità ma anche l'osservazione della necessità di continuare a tutelare la cultura nei piccoli comuni del territorio. Lo ricorda Pierluca Donin, direttore di Arteven, il circuito multidisciplinare culturale regionale, rivolto all'assessore regionale Cristiano Corazzari, artefice dell'operazione lesgislativa che ha compreso consultazioni e condivisioni a tutto campo e che proprio a Rovigo entra nel dettaglio. “Si tratta di legge quadro, la cornice in cui si declinano i campi della cultura. Abbiamo abolito ben 28 leggi regionali esistenti, questa è una legge di principi, strategie e finalità che non entra nella normazione dettagliata ma dà una visione, l’indirizzo dell’importanza del settore cultura della regione, per il territorio e il contesto europeo. Siamo il Veneto delle eccellenze con le due fondazioni lirico sinfoniche, Arena di Verona e la Fenice di Venezia, patrimonio del mondo, il teatro Stabile del Veneto, il teatro di tradizione e anche Arteven. Abbiamo realtà locali di altissimo livello qualitativo".

"La cultura è senza dubbio un elemento di qualità, di crescita e sviluppo delle comunità - conclude Corazzari  - Valorizzarla come elemento di competitiva dei territorio sarà la vera sfida del futuro”. Dopo la presentazione (LEGGI ARTICOLO) la parola passa agli interlucoturi presenti in sala consigliare della Camera di commercio di piazza Garibaldi. Il primo a prendere la parola è Pierluca Donin, direttore di Arteven, che si congratula con Corazzari: “E’ dal 1993 che sento parlare della nuova legge della cultura, è stata tanta attesa, ne è valsa la pena”. Donin ha ricordato come nella mancanza di questa legge si sia costruito un sistema funzionante dello spettacolo dal vivo. “Un sistema teatrale che viene osservato con attenzione dalle piccole realtà e dalle medio piccole. Questa legge aiuterà le realtà artigianali che nel frattempo si sono strutturate. Giustamente non abroga i grandi enti ma anche loro, grandi fusti, hanno bisogno del sottobosco. Proprio nella collaborazione tra tutte queste istituzioni è nato il miracolo del teatro contemporaneo, so quanto è stato faticoso portare la cultura nei comuni dove non potrebbe arrivare. Se l’innovazione è che il Teatro Stabile del Veneto decida di operare una nuova idea di circuito si rammenti che sarebbe davvero spreco radere al suolo un sistema per portarne avanti un altro. Stiamo chiedendo alla Regione del Veneto di fare chiarezza sulle funzioni dei circuiti dal momento che lo Stato ci ha messo non poco. Serve un accordo sotto l'egida regionale per evitare il corto circuito, la Regione trovi la giusta soluzione per il territorio. Arteven conta 300mila spettatori di cui 70mila bambini, ci auguriamo non ci sia un pensiero unico, ma democratico”. Donin ha messo in guardia anche sul pericolo di dispersione del patrimonio dialettale, massa autorevole che il Veneto ha messo in campo nel tempo. “Si faccia attenzione al patrimonio immateriale delle lingue sui dialetti, questo patrimonio va conservato attraverso la produzione e anche con l’esperienza del teatro amatoriale, la nostra regione fino ad oggi è riuscita a mantenere in equilibrio questa complementarità”.

Dopo quello di Donin ci sono stati gli interventi di Paolo Valerio, direttore del teatro stabile di Verona, centro di produzione teatrale; Mauro Dalla Villa, presidente regionale della Fita; Claudio Sartorato, direttore artistico del teatro Sociale di Rovigo; Paolo Giaretta, vicepresidente dell’Orchestra di Padova e del Veneto, e Laila Marangoni, in rappresentanza delle piccole realtà culturali associative.

Articolo di Lunedì 20 Maggio 2019

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