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DIRITTO E TUTELA 3.0

Si possono pubblicare le foto del proprio figlio sui social network? Ecco cosa si rischia

Se non vi è il consenso di entrambi i coniugi o se il minore non è d’accordo non si possono postare le foto su Facebook o altrove. Fulvia Fois, avvocato che cura la rubrica legale, affronta il problema 

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Care Lettrici e Lettori,

con l’avvento dei social network è diventato sempre più usuale per molti genitori pubblicare e condividere foto dei propri figli, magari in situazioni buffe o in occasioni di avvenimenti importanti.

Si pensi ai primi passi, al primo giorno di scuola, alla festa di compleanno, al vestito di carnevale eccetera. Ma sono leciti questi comportamenti? I genitori possono disporre liberamente dell’immagine dei propri figli minori? 

Vediamo cosa prevede la normativa in materia.

L’immagine della persona minorenne è rigorosamente tutelata sia a livello internazionale che a livello nazionale.

Nel primo ambito, la Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, ratificata in Italia nel 1991 prevede che “nessun bambino può essere sottoposto ad interferenze arbitrarie o illegali che ledano la sua vita privata, la sua famiglia, la sua casa, il suo onore o la sua reputazione”, il che significa che il minore ha diritto di essere tutelato contro queste interferenze pregiudizievoli.

Nello stesso ambito ricordiamo anche la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali del 1950 e la Carta dei diritti Fondamentali dell’Unione europea del 2000, che salvaguardano i diritti fondamentali della persona, anche minorenne.

A livello nazionale vi è innanzitutto l’articolo 10 del Codice civile, secondo cui in caso di abuso dell’immagine altrui, si può chiedere al giudice che disponga la cessazione della condotta lesiva e anche il risarcimento degli eventuali danni.

Vi sono poi alcuni articoli della normativa in materia di tutela della riservatezza dei dati personali (decreto legislativo 196 del 2003 e General data protection regulation 679/2016) e della legge sul diritto d’autore (legge numero 633/1941) per i quali il ritratto di una persona non può essere esposto senza il suo consenso.

Come viene applicata questa normativa nelle aule di tribunale?

Due i precedenti degni di nota.

Il primo è una ordinanza del tribunale di Mantova del 19 settembre 2017, pronunciata sul ricorso di un padre che aveva chiesto una modifica delle condizioni di separazione in quanto riteneva, tra l’altro, che la madre avesse assunto comportamenti pregiudizievoli e diseducativi pubblicando ripetutamente sui social network le foto dei loro due bambini (una femminuccia di tre anni e mezzo e un maschietto di un anno e mezzo), sebbene egli avesse manifestato il proprio dissenso a tali pubblicazioni.

Orbene, il tribunale ha deciso che la pubblicazione delle foto dei figli minori sui social network da parte di un genitore nonostante l’opposizione dell’altro, violi l’articolo 10 del Codice civile, le norme in materia di tutela della privacy e quelle della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo.

Così si legge “l’inserimento di foto di minori sui social network costituisce comportamento potenzialmente pregiudizievole per essi, in quanto ciò determina la diffusione delle immagini fra un numero indeterminato di persone, conosciute e non, le quali possono essere malintenzionate e avvicinarsi ai bambini”.

Da considerare poi il rischio che qualcuno “con procedimenti di fotomontaggio ne tragga materiale pedopornografico” e lo metta in circolazione sul web.

Nel caso di specie il tribunale ha imposto alla madre la rimozione dai social network delle foto dei propri figli, stabilendo che la pubblicazione è consentita solo quando entrambi i genitori sono d’accordo.

In caso contrario le foto non vanno pubblicate e se già in rete, vanno immediatamente rimosse.

Il secondo precedente è un’ordinanza del tribunale di Roma del 23 dicembre 2017 emessa nell’ambito di un procedimento intentato da un sedicenne contro la propria madre, che aveva “postato” sui social network più foto del ragazzo, ritratto in svariati momenti della sua vita.

Il questo caso il giudice non solo ha condannato la madre alla rimozione delle immagini del figlio pubblicate sui social e le ha vietato di pubblicarne in futuro, ma ha anche previsto che sia tenuta a pagare un’ammenda di 10.000 euro al ragazzo e al padre in caso di mancata rimozione delle foto già immesse in rete o di pubblicazione di ulteriori immagini del figlio. 

Degna di menzione anche una pronuncia del tribunale di Brescia, che ha imposto ai genitori il divieto di pubblicare le foto della figlia minore non solo su blog e social network, ma anche come immagine del profilo Whatsapp.

Alla luce di queste pronunce, il genitore che voglia impedire all’altro la diffusione e pubblicazione di foto dei propri figli minorenni, ha due strumenti.

Il primo è quello di agire ai sensi dell’articolo 10 del Codice civile e dell’articolo 96 della legge sul diritto d’autore, chiedendo al giudice che venga ordinata la cessazione dell’abuso e l’eventuale risarcimento dei danni.

L’altro è quello di prevedere già nelle condizioni di separazione consensuale o di divorzio congiunto l’eventuale consenso di entrambi i genitori alla diffusione delle immagini dei figli.

In caso di separazione o divorzio giudiziali, il tribunale, già con i provvedimenti provvisori, in caso di dissenso tra i genitori, può ordinare l’eliminazione delle foto o la disattivazione del profilo dei minori e il divieto di future pubblicazioni.

Quindi bisogna evitare, soprattutto se non c’è l’accordo tra i genitori, di pubblicare le foto dei minori in Rete.

Se avete dei casi da sottopormi da trattare nella rubrica legale potete scrivermi: dirittoetutela3.0@gmail.com.

Fulvia Fois
avvocato 

Articolo di Lunedì 27 Maggio 2019

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