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ROTARY CLUB BADIA POLESINE

Il professor Chinaglia racconta il Polesine di Guareschi

Al Rotary club Badia-Lendinara-Altopolesine si è parlato del grande scrittore che ha narrato l’Italia del Dopoguerra attraverso le vicende di Peppone e don Camillo

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BADIA POLESINE (Rovigo) - Ospite del presiedente Gianni Fortuna al Rotary Club Badia-Lendinara-Altopolesine, Marco Chinaglia ha parlato del rapporto di Giovannino Guareschi col Polesine in una conviviale dal titolo “Giovannino Guareschi, il grande fiume ed il Polesine”. Nel suo intervento Chinaglia ha ricostruito la vicenda umana e letteraria di Guareschi in viaggio sulle sponde del Po, quale corrispondente del Corriere della Sera. Non sono mancati gli aneddoti anche curiosi esplorando i luoghi delle finzioni cinematografiche, divenuti materia fantastica di una moderna epica padana, quella della serie di Mondo Piccolo, pubblicata in volume per la prima volta nell’infuocata primavera elettorale del 1948 e resa universale dai volti di Fernandel e Gino Cervi. 

Sono stati otto i film girati sui temi proposti da Guareschi. Un sesto film, che nessuno ha mai visto, fu quello interrotto per la malattia fulminante di Fernandel nel 1971, rifatto poi a colori con Gastone Moschin. Poi c’è stato quello con Terence Hill ed uno, del 1949, dal titolo “Gente cosi”. Infine ci fu il documentario “La rabbia” del 1963, scritto e diretto da Pier Paolo Pasolini e Giovannino Guareschi, film censurato poiché, pur partendo da concezioni diverse i due, spiriti liberi e non omologabili nei rispettivi campi, raccontavano un’Italia politicamente scorretta e sgradita all’establishment dell’epoca. 

Cattolico sui generis, liberale e tradizionalista Guareschi fu un uomo dallo straordinario rigore morale, irriverente e ribelle ma incapace di odiare. Subì persecuzione prima dal fascismo, quando fu licenziato dal “Bertoldo” per aver inveito contro il regime e, quindi, internato e deportato per non aver aderito, dopo l'8 settembre 1943, alla Repubblica sociale. Tornò dal lager che pesava 40 chili.  Dopo la guerra Guareschi fondò, con Giovanni Mosca e Giacinto "Giaci" Mondaini, la rivista indipendente con simpatie monarchiche, il Candido. Nel 1954, infine, scontò 409 giorni di carcere duro, per diffamazione contro Alcide de Gasperi. 

È stato uno degli scrittori italiani più venduti nel mondo con oltre 20 milioni di copie, nonché quello  più tradotto in assoluto. Quando nel 1946 inventò il feuilleton di don Camillo, il successo fu tale che i primi due film della saga furono girati in francese, anche perché i più grandi registi italiani dell’epoca erano organici al Partito comunista. 

Il rapporto di Guareschi col Polesine nacque nel 1941, quando il direttore del Corriere gli commissionò un reportage dal titolo “Giro d’Italia”. “Un po’ per gioco e un po’ per dimagrire” Giovannino macinò con la fedele “Umberto Dei superleggera” 1.600 chilometri in bicicletta. Tornando da Ferrara, dove “una corpulenta zanzara estense mi attacca con grande impegno” (come scrisse nel diario di viaggio), sull’argine del Po dopo Ficarolo e Calto s’imbatté nella bellezza architettonica della piazza di Castelmassa e ne fu incantato.  L’effige da lui disegnata di quella piazza fu utilizzata per la copertina di “Don Camillo, mondo piccolo" e, grazie a quel libro, la piazza ha fatto il giro del mondo. 

Il suo viaggio proseguì fino a Bergantino, dove descrisse il mulino fantasma, ripreso in qualche modo nella scena del campanile sommerso nel primo film. Il regista Julien Duvivier progettò di girare alcune scene a Castelmassa ma la mancanza di un collegamento ferroviario fece naufragare l’impresa. In quelle storie, legate al grande fiume ed entrate nel nostro immaginario collettivo, i protagonisti diventano la metafora narrativa di un mondo diviso dalla politica ma unito dall’esperienza umana comune. Anche il Polesine ebbe i suoi Peppone e don Camillo, come ha ricordato Marco Chinaglia, incarnati a Santa Maria Maddalena da Nereo Campioni e don Aldo Rizzo che non esitarono a confrontarsi aspramente ma che combatterono insieme per il loro popolo alluvionato. Di quel mondo che passò, dai filò nelle stalle alla dimensione del boom economico forse senza metabolizzarlo rimane, secondo il relatore, la lezione di una perduta umanità in cui le idee vincevano sulle ideologie. 

Ugo Mariano Brasioli

Articolo di Sabato 1 Giugno 2019

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