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#elezioniROVIGO2019

Sono il reale cambiamento: innovazione, trasparenza e coinvolgimento

Edoardo Gaffeo, candidato del centrosinistra al ballottaggio da sindaco, chiarisce: “Non ci saranno politici trombati a capo delle partecipate. La competenza criterio principe”

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ROVIGO -  Edoardo Gaffeo, 52 anni, professore universitario, ordinario di Politica Economica all’Università di Trento, nato e cresciuto con la sua famiglia a Concadirame, ora vive a Sarzano, con la moglie e i due figli. Candidato sindaco del centrosinistra unito si troverà domenica 9 giugno a contendersi il ruolo a primo cittadino contro Monica Gambardella. A consigli comunali già decisi, a seconda che sia sindaco o l’uno o l’altra, i rodigini sono chiamati a scegliere quale rotta dare alla città e con la guida di chi.

Quale cambiamento con Gaffeo sindaco di Rovigo? Cosa potranno vedere e su cosa potranno contare i rodigini?
“Fra qualche anno la nostra città sarà percorribile a piedi e in bicicletta in totale sicurezza, proporrà un calendario di eventi costruito attorno ad un progetto pluriennale, sarà una città tecnologica dove molte cose saranno accessibili via app (mi riferisco anche ai documenti per pratiche comunali e non solo ai parcheggi liberi), avrà una stagione lirica che un teatro di tradizione come il nostro si merita. Potrà finalmente ambire davvero al titolo italiano di Capitale della cultura”.

Rovigo non è una città votata ai bambini. Poche aree gioco con pochi giochi. Ha intenzione di dedicarci un po’ di tempo?
“Ai miei tempi si trascorrevano i pomeriggi a giocare sull’argine dell’Adige. Oggi le condizioni sono diverse. Sono certo che quanto succede a Concadirame, dove un’associazione di volontari ha in gestione il parco Ida Galante, l’ha recintato, ha trovato i fondi per crearvi l’area barbecue, si possa ripetere in diversi quartieri di Rovigo e nelle altre frazioni. E’ un bel modo di sussidiarietà. Certo la cornice normativa sarà da sistemare. I patti di collaborazione a Bologna esistono da 20 anni e possono rendere fruibili e gradevoli spazi abbandonati a se stessi, e ce ne sono a Rovigo, servendo sia i genitori che i bambini”.

Rovigo dai tanti spazi urbani con la crisi d’identità: ex scuole Celio, ex carcere, ex caserma Silvestri, ex ospedale Maddalena, ex caserma dei vigili del fuoco, quella che diventerà ex caserma dei vigili urbani in viale oroboni.
“Serve l’idea di riqualificazione complessiva della città, anche perché non ci sono le risorse per sistemarli tutti nello stesso momenti. Quindi questi spazi vanno ripensati e in altri casi anche riqualificati. Il comune di Rovigo ha molte proprietà sparse nel territorio che possono essere utilizzate per diverse esperienze sia culturali che aggregative. Con Ater si possono gestire delle social housing e cohausing. La residenzialità va pensata per fasce di popolazione. Per esempio dobbiamo pensare ai nostri anziani, quando invecchiano hanno bisogno di uno spazio limitato per abitare, ma di vivere una vita sociale più intensa e che li metta in relazione gli uni con gli altri. Alle comunità proporrò l’Urban center, quale luogo di confronto sulle idee per la città. I ragazzi hanno bisogno di spazi culturali propri e i gruppi musicali di spazi per provare, penso che riattivare l’ex Cur di viale Marconi con queste funzioni sia strategico. 

Quanto rimane libero della ex caserma Silvestri va bene per 400 nuovi posti auto; il tribunale rimane in centro, l’ideale sarebbe dove si trova adesso allargandosi sull’ex carcere, ci sono diverse proposte in merito”.

Anche il commercio è molto in crisi: negozi sfitti del centro, piazzetta Annonaria che non decolla pur con parecchi investimenti. Anche la cultura dell’ospitalità non è molto di spicco. Come ne uscirà?
“Lavorando tutti assieme. E’ un tema politico che va risolto con la condivisione. Serve ricostruire il tessuto, in città ci sono problemi importanti con alcuni casi interessanti. Sul commercio fanno scuola i commercianti di Borsea, a poche centinaia di metri dal colosso del centro commerciale La Fattoria, ma che hanno fatto squadra, con risultati visibili a tutti. L’amministrazione deve essere di pungolo e aiuto. Il ragionamento parte dagli spazi sfitti, va affrontata la questione dell’onerosità degli affitti, va pensata una agevolazione fiscale. In primis pero serve un piano del commercio serio, per tutta la città nel suo complesso. La città vista come un centro commerciale naturale, connessa quindi ai parcheggi (piano soste), alla viabilità (piano del traffico) e tipologie diverse delle aree di sosta a seconda dei generi alimentari (soste da 30 minuti per esempio vicino a piazzetta Annonaria sono indicate). Inoltre tutte queste aree di sosta vanno messe in rete e informatizzate”.

Ci sono idee per la giunta? Che indicazioni e nomi darà per le società partecipate?
“Voglio segnalare alla città che siamo nel 2019 e quindi servono competenze specifiche nell’ambito dei singoli assessorati. La giunta sarà costituita da quattro persone esperte del settore d’intervento e gli altri tre dalle tre liste che mi hanno sostenuto. Niente vecchia politica in giunta. Il messaggio di cambiamento sarà totale. Per quanto riguarda le partecipate che vanno gestite secondo criteri manageriali, queste competenze devono essere evidenti, nelle società partecipate non ci sarà spazio per i politici trombati”.

Immaginiamo che lei diventi sindaco, maggioranza solidissima: cosa sarà per lei inaccettabile? Distogliersi dal programma? Fare il contrario di quanto programmato? Ostacolare una richiesta di trasparenza e chiarezza?
“E’ tutto inaccettabile. Io punto alla totale trasparenza, il personale del comune sarà formato appositamente con finanziamenti collegati. Sosterrò il bilancio partecipato ovvero un progetto proposto, gestito e finanziato dal Comune, portato avanti dalle associazioni e dai quartieri. A Milano funziona, può funzionare anche da noi”.

Quello che ritiene il suo punto di forza assoluto?
“Approfondisco le cose. Se decido di fare una cosa la faccio bene. Altrimenti faccio a meno di farla”.

Come convince l’elettorato di Silvia Menon a votare per lei?
“L’alternativa è avere la stessa amministrazione che ha governato la città negli ultimi due mandati. In 6mila e oltre cittadini hanno chiesto con forza il cambiamento, sono in grado id interpretare la loro voglia di cambiamento”.

Ha senso in questo confronto di ballottaggio parlare di centrodestra vs centrosinistra o è una semplice etichettatura?
“Ha senso. Sono due visioni diverse. Il centrodestra fa perno sulla Lega che ha una propria visione della società, una visione di introspezione, legata a “prima i…”.  Invece io dico che è necessario il ragionamento in termini di innovazione, per vere una società viva che usi l’intelligenza per risolvere i problemi”.

Articolo di Giovedì 6 Giugno 2019

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