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OSPEDALE DI ADRIA

Nuovo allarme: Pazienti oncologici in difficoltà

Il presidente del Comitato in difesa dell’ospedale Enrico Naccari spiega che, a causa dei tagli, il reparto è in sofferenza e a farne le spese sono i pazienti

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ADRIA (Rovigo) - “La partita delle schede ospedaliere, purtroppo, si è chiusa. E Adria, nonostante le rassicurazioni e i toni trionfalistici di qualcuno - rappresentanti locali della Lega in testa - ne è uscita alquanto malconcia”. Enrico Naccari, presidente del Comitato in difesa dell’ospedale di Adria e dei servizi socio sanitari, mette in evidenza ciò che è avvenuto e sta avvenendo nella struttura sanitaria adriese. 
“Il magro risultato della tutela della qualifica di spoke per il nostro ospedale non corre rischi solo per il fatto che il suo riconoscimento è subordinato alla verifica del tavolo 70/2015 - spiega Naccari - Difatti, il mantenimento di tale status sarà condizionato soprattutto dal rispetto dei livelli di efficienza previsti dal Programma nazionale esiti e dal conseguente monitoraggio delle performance clinico-assistenziali da parte di Agenas (Agenzia per i servizi sanitari regionali)”.

Ma, allora, come stanno andando le cose ad Adria, in questo momento? Naccari spiega che di otorinolaringoiatria e delle visite specialistiche, se ne è parlato sulla nostra pagina Facebook. “Prendiamo, ora, il servizio di oncologia. Da quanto risulta al nostro Comitato, per un bacino di utenza superiore a 70.000 persone, dalla metà dello scorso anno - quando una delle due oncologhe in servizio è stata trasferita e mai sostituita - è in servizio una sola specialista che deve seguire circa 20-25 pazienti al giorno, con – novità di questi giorni - il supporto per un paio d’ore al giorno e per i soli follow-up, di un collega in pensione. Il tutto in un territorio molto vasto nel quale i tassi di incidenza e mortalità dei tumori sono significativi. In caso di assenza, come accaduto di recente per oltre un mese e mezzo, il medico responsabile del servizio è sostituito con rotazione giornaliera dai colleghi del Distretto 1 di Rovigo, creando forte disagio ai pazienti, che, nella settimana del 25 aprile, si sono persino trovati con un servizio chiuso tre giorni su cinque, per un “ponte” in una settimana con già due giorni festivi”. Naccari spiega che a ciò si aggiungono i tagli messi in atto a maggio, quando si era prospettata stabilmente la chiusura del servizio il lunedì e la sostituzione con altri medici il mercoledì. “Misure ora cancellate per tornare, si spera stabilmente, all’attività durante tutta la settimana, ma sempre con una forte carenza di personale medico”.

Per il presidente del comitato appare evidente che una tale gestione comporti, per lo specialista del nosocomio adriese, un carico di impegno elevato e una pesante limitazione del tempo da dedicare allo studio di ciascun caso, nonché una forte preoccupazione e un ulteriore motivo di ansia e stress per i pazienti e i loro familiari. “Pazienti che, vogliamo ricordare, hanno diritto alla continuità assistenziale e hanno bisogno, più di altri, di affidarsi al proprio oncologo costruendo un solido rapporto fiduciario, prima e fondamentale parte della cura per un malato di cancro. E hanno, altresì bisogno di garanzie sui giorni di terapia e sulle giornate lavorative disponibili presso il servizio. Tutte cose che, allo stato dell'arte, sono potenzialmente un'incognita, destando grande preoccupazione e sconcerto nei pazienti”.

“Con questi chiari di luna - sottolinea Naccari - la certezza che i nostri servizi sanitari non subiranno ulteriori deterioramenti, a causa di decisioni politiche regionali, prima del prossimo piano socio sanitario veneto, è davvero molto labile. Questa partita si gioca sulla pelle dei pazienti, spesso di quelli più fragili, e chi fa la scelta di smantellare la nostra sanità pubblica, a partire da servizi come l’oncologia, deve prendersi la responsabilità delle conseguenze che queste scelte avranno e stanno già avendo sulla vita di centinaia di pazienti, che oltre a lottare contro la malattia, oggi devono anche lottare per il loro diritto ad un sistema di cura dignitoso ed efficiente”.
Articolo di Sabato 8 Giugno 2019

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