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PRESENTAZIONE LIBRO ROVIGO

Le luccicanti stelle minori di Mattia Signorini

E’ stato presentato l’ultimo libro dello scrittore originario di Badia Polesine: un romanzo fatto di intrighi e misteri ma anche riflessioni sul mondo di oggi

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ROVIGO - E’ un libro fatto di misteri, di amore ma anche di riflessione sul mondo di oggi e dei social. Si nasconde tutto questo nell’ultimo libro di Mattia Signorini, Stelle minori presentato sabato 8 giugno in piazza Garibaldi.

Il perché del titolo lo ha spiegato l’autore dal palco: “Ad un certo punto il protagonista trova all’interno di una rivista un’intervista che lo colpisce molto. Lì si racconta che nei sistemi multipli di stelle, le stelle primarie emettono molta più luce di tutte le altre. Quando noi osserviamo il cielo, quindi, vediamo solo una stella e la luce di tutte le altre viene offuscata. Anche se l’osservazione avviene tramite un telescopio. Ma è anche vero che se non ci fosse quella stella luminosa non riusciremmo a guardare neanche in quella direzione. Per come va la vicenda del libro lui pensa che le stelle secondarie non sono necessariamente stelle minori, anche se si sentono così. E come quelle stelle ognuno di noi è una stella minore o lo è stato nei confronti di qualcun altro”. 

La vicenda si dipana tra il 2008 e il 2018 tra Padova ed Asiago. Il professor Sceriman, brillante professore universitario, viene trovato morto e qualcuno cela un terribile segreto riferito a questa vicenda. Zeno, allievo del professore, rivede Agata, suo grande amore a distanza di anni. Sono solo loro due a conoscere la verità sulla morte di Sceriman. E adesso è il momento di farla emergere. 

“Il primo momento che vivono i protagonisti è quello dell’università - ha spiegato Signorini - ognuno di noi ricorda quel periodo come qualcosa di fermo nella linea dell’esistenza della sua vita. E’ forse l’ultimo momento in cui pensiamo che i sogni irrealizzabili lo siano davvero”. 

La data di inizio non è casuale. “Nel 2008 è successa una cosa abbastanza incredibile - spiega l’autore - c’era internet già da qualche tempo, c’erano diversi social network tra cui Myspace che aveva all’epoca circa 3 milioni di utenti. Poca roba. Poi è uscito Facebook. In Italia, nel settembre 2008, senza alcuna spiegazione ha superato il milione di utenti. E nessuno si è accorto di ciò che stava succedendo. Sono stati gli studenti universitari a fomentare questo fuoco e a iscriversi in un social network che sembrava un divertimento. C’è un punto del libro in cui Zeno con il suo giovane coinquilino, un ingegnere informatico molto attento alle novità, che gli chiede che cosa succederebbe se un giorno questa cosa prendesse piede. Se tutti i nostri interessi, le cose che facciamo, i posti dove andiamo finissero come un catalogo disponibile a tutti. Questo è abbastanza inquietante. Perché noi oggi siamo diventati un catalogo”.

Mattia non vuole demonizzare internet o i social network “ma - avverte - dovremmo forse tornare a farci delle domande, a pensare. Quante volte leggiamo il titolo di un articolo di giornale (spesso degli ‘acchiappaclick’) e lo commentiamo senza averlo letto fino in fondo? Internet ci ha aperto un mondo meraviglioso di informazioni. Ma la nostra testa non può usufruire di migliaia di informazioni quindi fruisce di pillole. Ci facciamo delle idee che in realtà sono slogan e la società e la politica stessa parla per slogan. Quando tutta una forma di pensiero viene chiusa in poche frasi noi tendiamo a distinguere il bene e il male. Le persone buone e cattive. Quelle che sono come noi, come se noi fossimo il metro di giudizio del giusto, da quelle che sono diverse da noi. E queste ultime diventano quelle da demonizzare. Vedo un profondo pericolo. Non nei confronti di internet ma nella nostra incapacità di farci continue domande”.  

Articolo di Sabato 8 Giugno 2019

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