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ANALISI DEL VOTO - CONCHI

Ezio Conchi: Peccato Cortelazzo abbia sbagliato tutto. Forza Italia sarebbe ancora forte, invece è stata spazzata via

Il candidato sindaco delle due civiche, con la tessera azzurra in tasca, accusa il coordinatore provinciale Piergiorgio Cortelazzo di avere prodotto divisione anziché favorire un compattamento vincente

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ROVIGO - Ezio Conchi non risparmia critiche alla condotta del proprio ex coordinatore azzurro, a suo dire meritevole di essere mandato a casa subito. “Sono ancora pronto per mettermi in gioco per Forza Italia - afferma Conchi - però ad una sola condizione: il partito deve prendere le distanze da Salvini, non possiamo continuare a dirgli "torna indietro dalle tue posizioni".
Matteo Salvini non incarna la politica liberale della destra, non è neppure di destra, è un soggetto trasversale, che va con i 5 Stelle pur di governare, ha un’idealogia molto lontana dalla nostra. Salvini ci porta alla rovina, come partito azzurro, vive di confitti, denigra l’avversario, è uno che dice ‘o comando io o niente’. Non può stare vicino a Forza Italia”.

Forza Italia non è morta. Sarebbe bastato che si fosse presentata unita”. “E’ incredibile che nel momento in cui bisognava fare la guerra gli appena rientrati in Forza Italia (Obiettivo Rovigo, Forza Rovigo) grazie a Piergiorgio Cortelazzo se ne sono andati via ed hanno presentato una propria lista. Ne è uscito un partito debole. Hanno lasciato fuori solo me, ed anch'io ho fatto la mia lista, anzi due”.

Analizzando i dati del voto secondo Conchi, Forza Italia ha ancora dei numeri. “Sulla carta siamo ancora forti, sommando i voti di ciascuno: quelli della lista che si è presentata con il simbolo di Berlusconi, i miei, quelli di Avezzù, quelli di Marangon. Siamo tutti di Forza italia, potevamo individuare anche noi un “Gaffeo di centrodestra”, un candidato unitario, un ricompattamento forte. Invece no. Cortelazzo ha fomentato l’odio, e l’hanno fregato proprio quelli che prima lo avevano voluto. Un leader deve essere in grado di includere non escludere, un manager che fallisce così io, nel privato così come nel pubblico, lo manderei a casa”.
Articolo di Lunedì 10 Giugno 2019

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