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BERGANTINO

Caso maxi adduttrice: giovedì scatta l’esposto in caserma 

Un caso che ancora non si è risolto. Sotto casa ha scoperto di avere una maxi tubazione in amianto di Acquevenete, un pericolo per la salute pubblica e l’incolumità di chi ci vive

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BERGANTINO (RO) - La signora Tomiolo non ha intenzione di cedere. Un passaggio in Prefettura a Rovigo, uno in Comune anche a Rovigo, e giovedì si recherà dai Carabinieri di Bergantino per formalizzare un esposto contro ignoti.

La vicenda riguarda la maxi adduttrice (condotta idrica di grandi dimensioni) che ha scoperto essere sotto casa solo dopo averla acquistata. A Bergantino, in via San Giovanni, a 200 metri dall’abitazione della signora Tomiolo, qualche settimana fa c’è stata anche una maxi perdita con conseguente inondazione dei campi circostanti (LEGGI ARTICOLO).

E’ chiaro che se la tubazione sotto casa, dovesse avere un guasto simile, sarebbe un dramma non da poco. La signora Tomiolo si era anche rivolta alla magistratura (LEGGI ARTICOLO) ma il Tribunale di Rovigo non ha potuto pronunciarsi perchè non competente per giurisdizione.


Tra le richieste anche quella di “accertamento della responsabilità per la mancata trascrizione della servitù coattiva di acquedotto nel Catasto”. Documentazione corposa quella fornita dalla querelante, con analisi fatta anche da un geologo. Acquevenete era anche disposta ad arrivare ad un compromesso, la signora Tomiolo, dopo aver liquidato le spese legali dei comuni che si erano costituiti parte civile (Castelnovo Bariano, Castelmassa, Ceneselli, oltre ovviamente a Bergantino), aveva cercato altre strade per avere giustizia. Ma uno dei Comuni coinvolti non si è dichiarato disponibile a venire incontro alle richieste della signora.

In pratica chiede una cosa semplice, ovvero la dichiarazione dell’esistenza, da parte di chi fornisce il servizio idrico, di una cosa già accertata (LEGGI ARTICOLO): ovvero la presenza di una maxi tubazione in amianto. In seconda istanza chiede un indennizzo, chiaramente la proprietà acquistata, dopo la scoperta dell’adduttrice, è stata deprezzata. Ma soprattutto, in caso di guasto, chi pagherebbe i danni? L’abitazione con la quantità di acqua che scorre per le maxi tubazioni potrebbe anche sprofondare.

Di qui il passaggio in Comune dal dirigente di Palazzo Nodari per chiedere un supporto tecnico, nel frattempo Ato Polesine, rispondendo ad una richiesta della signora, ha ammesso l’esistenza dell'adduttrice, ma il vero problema sono i tempi. La sentenza del Tribunale è impugnabile fino a luglio, dopo sei mesi non potrà essere presentato alcun ricorso. La signora Tomiolo, dopo aver pagato quasi 13 mila euro di spese legali, di fatto si troverà con una adduttrice in amianto sotto casa, e non potrà fare altro che attendere gli eventi. Intanto si recherà dai Carabinieri.

Articolo di Mercoledì 12 Giugno 2019

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