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TRIBUNALE ROVIGO

Paolo Avezzù condannato in primo grado per irregolarità nella raccolta firme del 2013

All'ex presidente del consiglio del comune di Rovigo è stata comminata la pena minima per aver inserito nella lista di sottoscrittori 5 firme, autentiche, che però sarebbero state raccolte non in sua presenza

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ROVIGO - Il Tribunale di Rovigo ha condannato nella serata di venerdì 14 giugno l'ex presidente del consiglio comunale del capoluogo Paolo Avezzù ed i coimputati Daniele Lucchiari, 45 anni, di Adria; Doriano Moschini, 68 anni, di Taglio di Po; Giovanni Nalin, 65 anni, di Rovigo; al minimo previsto per legge e con la concessione delle attenuanti generiche a pena di 8 mesi, peraltro sospesa, per una irregolarità nella raccolta delle sottoscrizioni dei sostenitori della lista "Io amo l'Italia" alle elezioni politiche del 2013.

A Paolo Avezzù è stato contestato di non essere stato personalmente presente nel momento in cui cinque persone, tra alcune decine di altre, su cui non si dubita in alcun modo e peraltro tutti a lui legati da un rapporto di conoscenza se non di amicizia, firmatari sottoscrivevano la lista.

Nel corso del processo non si è mai in alcun modo messo in dubbio che le firme dei cinque sostenitori fossero autentiche e apposte personalmente da loro: gli stessi firmatari hanno riconosciuta come propria la sottoscrizione. L'irregolarità, che ha portato alla condanna, è legata esclusivamente alla possibilità che Paolo Avezzù fosse o meno presente nel momento preciso della sottoscrizione.

"Va sgomberato ogni dubbio - sottolinea il legale Enrico Cappato di Avezzù - non si parla affatto di firme false. La motivazione della sentenza verrà depositata nei prossimi 45 giorni e solo allora conosceremo le ragioni per le quali il Tribunale ha ritenuto di disattendere le prospettazioni difensive e di accogliere le richieste del Pubblico Ministero. Sono tuttavia emerse, a parere della difesa, decisive criticità nel complesso dei dati raccolti dall'accusa che, allo stato, inducono a prevedere come assai probabile l'impugnazione della sentenza, fatta salva naturalmente la lettura delle motivazioni".

"Sono tranquillo che in appello le nostre ragioni verranno riconosciute - dichiara Paolo Avezzù - soprattutto perché è assolutamente stato chiarito che per quanto mi riguarda non si è trattato di nessuna firma falsa, ma di tutte firme reali e vere".
Articolo di Venerdì 14 Giugno 2019

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