Condividi la notizia

CASA DI RIPOSO BADIA POLESINE

Casa del Sorriso, Benazzo: “Si scrive outsourcing si legge scaricabarile”

Il segretario generale di Fp Cgil denuncia la situazione a danno dei lavoratori messa in atto nella casa di riposo di Badia Polesine

0
Succede a:

BADIA POLESINE (Rovigo) - La Casa del Sorriso pare proprio destinata a non avere pace. Dopo l’annuncio dell’esternalizzazione di alcuni servizi, fatto solo venerdì scorso dal presidente Tommaso Zerbinati in consiglio comunale (LEGGI ARTICOLO), i sindacati tornano alla carica con Davide Benazzo (segretario generale della Fp Cgil) che definisce quella andata in scena il 7 giugno scorso “l’ennesima commedia”. 

L’esponente sindacale dice: “Da privatizzazione si cambia e ora si parla di esternalizzazione per la quale avevamo già mandato diffida”. 

Secondo Benazzo, quello chiamato outsourcing con un inglesismo, non può camuffare la beffa per i dipendenti e, in definitiva, per gli ospiti assistiti. Anche se i vertici della Casa del Sorriso parlano di uno studio preliminare di mercato, non ci vuole molto a capire che comprimendo i costi calerà la qualità (sicuramente nei due nuclei coinvolti dal provvedimento), con buona pace dell’eccellenza costruita in anni d’impegno. Durante il consiglio comunale Zerbinati ha parlato di stabilizzazione di 17 precari, assicurando che nessun dipendente sarebbe stato licenziato con l’esternalizzazione ma, come spiega il sindacalista, nulla ha detto sul calo di 9 unità già avvenuto da quando si è insediato. 

L’immobilismo della Regione, secondo la Cgil, non può diventare però un alibi per il cda scaricando sulle famiglie e sugli utenti i costi economici del dissesto ormai cronico della Casa del Sorriso. Per Benazzo all’inettitudine, si aggiunge la beffa dell’esclusione del Polesine dalla ripartizione del fondo regionale di sei milioni di euro per il 2018, mentre il bersaglio pare ora divenuto il costo del lavoro, senza però minimamente citare che i salari sono fermi dal 2010 o le condizioni lavorative in molti casi sono semplicemente usuranti.  

Per i sindacati è vero che le Ipab sono costrette a sostenere costi più elevati (come l’Irap, le malattie e le sostituzioni per maternità non ripagate dall’Inps) ma è altrettanto vero che gli standard organizzativi del personale sono vecchi di 20 anni e che  da 18 si attende una riforma delle Ipab insabbiata. Secondo Benazzo l’inadempienza regionale, oltre a falsare il mercato tra strutture pubbliche e private, determina un danno alle famiglie e agli ospiti che si trovano a pagare rette più alte perché costretti al libero mercato senza impegnativa sanitaria. Non è possibile che chi già si trova nell’emergenza e nella fragilità sia costretto a pagarsi l’assistenza a piè di lista. Il così detto “libero mercato” non regge neanche per l’ente. E’ uno scaricabarili indecente, nel quale si consuma un dramma per molti nella sostanziale indifferenza della politica.  “Quello che fa arrabbiare di più è che in ogni sede si parla solo di soldi mai delle persone e dei loro bisogni”. 

Ugo Mariano Brasioli

Articolo di Sabato 15 Giugno 2019

Condividi ora la notizia con i tuoi amici

Oggi in Cronaca

La tua opinione conta!

Contribuisci alle discussioni quotidiane con gli altri utenti di RovigoOggi.it