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AUTORI

Le donne-reggitrici del fiume Po raccontate da Annalisa Boschini

Nel libro edito da Apogeo della giornalista polesana vive un universo femminile che non viene mai sconfitto e che affronta sempre a testa alta immensi sacrifici

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ROVIGO - Si nasconde un intero universo al femminile dietro a “Le reggitrici. Donne d’acqua, donne di fiume” il libro della giornalista Annalisa Boschini. Un libro dedicato prima di tutto a Bruna, nonna paterna dell’autrice, che nella prima pagina viene definita “una santa birichina”: da bambina era da lei che la Boschini trovava rifugio nei periodi bui perché riusciva a darle conforto e a farle esplorare un magico mondo fatto di racconti. 

Il volume è composto da 16 racconti brevi ma intensi. “Possono contenere un femminicidio, la scelta liberale di un omicidio perché la vita è solo sofferenza, può contenere un desiderio di maternità che non si concretizza mai e per il quale si dovrà fare qualcos’altro, può contenere un amore grandissimo che porterà a fare ‘i salti matti’ pur di riuscire a raggiungerlo. Il libro raccoglie molta vita e tutti gli aspetti della vita e nella sofferenza della vita. Le reggitrici non si fanno sconti e neanche ne fanno. Non sono solo resilienti ma delle vere e proprie amazzoni, quasi delle gorgoni” spiega Annalisa Boschini. 

Il richiamo all’acqua non è casuale. La stessa autrice ammette di essere nata in quel di Castelmassa dove passò un altro grande autore italiano, quel Giovannino Guareschi che si divertì a narrare le storie del grande fiume. Aprendo le pagine del libro si entra in un mondo antico, fatto di riti e lavori ormai relegati nel passato o ad una cultura e tradizione ormai scomparse, appannaggio di anziani ricordi e di memorie che si stanno estinguendo. 

“Ogni racconto ha una propria autonomia - spiega la Boschini - che li rende allo stesso tempo leggeri creando al tempo stesso una dipendenza. Qui c’è la linearità dell’acqua: citando il ‘panta rei’ attribuito ad Eraclito, nel Po ci si immerge una sola volta e la volta successiva è un’altra volta, un’altra donna, un altro mulinello. Queste 16 donne in realtà sono anche di più perché sono contornate da un altro mondo di amiche, sorelle, mogli, amanti. E’ una specie di popolazione che c’è nella Bassa che è sovraregionale”. 

Donne senza stereotipi che incarnano quindi dalla musicista alla donna-manager capace di sbattere tutto sul tavolo e andarsene. 

“Ciò che lega le donne del passato a quelle del presente - spiega l’editore Paolo Spinello - è proprio il loro ruolo di reggitrici e l’ambientazione che è quella del Po, della Bassa. C’è una rigorosa coscienza nell’aver voluto mettere insieme con coerenza delle figure pur appartenenti a periodi storici molto diversi tra loro ma che stanno bene insieme perché hanno caratteristiche umane che le contraddistinguono”. 

“Il filo conduttore è il fiume, la sua tassonomia e la toponomastica e il suo ruolo semantico - ha detto Daniela Rossi, editor - il messaggio fondamentale è si può pensare ad un mondo un po’ diverso da questo, se le donne tornano ad essere complici, dialogando anche con il maschile per cui non si può prescindere”.

Articolo di Sabato 15 Giugno 2019

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