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SANITA' PORTO VIRO

Porto Viro torna ad avere un ospedale vero

La Casa di Cura Madonna della salute torna ad essere un presidio ospedaliero; esulta il mondo della politica e i medici che ci hanno sempre creduto

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PORTO VIRO (Rovigo) - La Casa di Cura Madonna della salute di Porto Viro torna presidio ospedaliero. Dopo che nel 2014 era stata persa la qualifica adesso la struttura medica può esultare. Grande gioia e soddisfazione per gli esponenti leghisti portoviresi Michele Capanna, Marino Tessarin (segretario della sezione della Lega di Porto Viro), Diego Crivellari e Marangon che si sono trovati con l’assessore regionale Cristiano Corazzari per festeggiare la bella notizia.

“Il ripristino della qualifica di presidio ospedaliero alla Casa di Cura è un importante conquista per i servizi socio-sanitari del Delta – dice con entusiasmo l'assessore regionale Corazzari - Conosciamo l'importanza fondamentale e strategica che ha questa struttura per i cittadini del Delta e per la sanità polesana in generale e, quindi, abbiamo dato ascolto al territorio, ed in particolare all'Amministrazione comunale di Porto Viro, che ci chiedeva con forza il riconoscimento del presidio ospedaliero. Naturalmente questa struttura dovrà operare in sinergia con la Sanità pubblica per far si che il sistema dell'offerta sanitaria del Polesine sia sempre in equilibrio e possa fornire i migliori servizi ai cittadini”.

Dello stesso tenore anche il commento di Michele Capanna, medico cardiologo che opera nella Casa di Cura: “In tutti questi anni la struttura ha sempre operato con professionalità e attenzione all’innovazione tecnico-scientifica, aumentando costantemente il livello qualitativo delle prestazioni erogate. L’impegno quotidiano di medici, infermieri, tecnici ed operatori vari ha reso questa realtà un vanto del nostro territorio, in linea con il livello di eccellenza della sanità veneta”.

Nel 2014 la Casa di Cura aveva perso la qualifica di presidio ospedaliero – prosegue Capanna – e ciò aveva comportato una serie di disagi a carico dei pazienti, soprattutto gli anziani. Queste le principali limitazioni: gli specialisti non potevano più prescrivere farmaci ed esami, né protesi ed ausili e neppure rilasciare i certificati di esenzione per patologia. Si comprende pertanto a quali penalizzazioni siano andati incontro in questi anni gli utenti, costretti a spostarsi in un territorio non ben servito dai mezzi pubblici, per accedere alle prestazioni di cui avevano diritto presso altre strutture sanitarie”. 

Articolo di Venerdì 28 Giugno 2019

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