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CSA ADRIA

I sindacati ricordano il motivo dello sciopero

Sabato 6 luglio i lavoratori del Centro servizi anziani di Adria in manifestazione promossa da Cgil, Cisl e Uil. Continuare la lotta contro la presidente Sandra Passadore ed il direttore Mauro Badiale

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ADRIA (Rovigo) - Ancora uno sciopero, il quinto in due anni e mezzo. I lavoratori del Csa di Adria il 6 luglio incrociano le braccia e, con un presidio/volantinaggio davanti alla struttura e al mercato, rinnovano la loro contrarietà verso la gestione dell’ente da parte della presidente e del direttore. 

Davide Benazzo della Fp Cgil di Rovigo, Francesco Malin della Cisl Fp di Padova Rovigo e Mariella Rossin di Uil Fpl Rovigo, ricordano i motivi dello sciopero: “Sono stati tagliati circa 25 posti di lavoro, la maggior parte operatori socio sanitari con una ricaduta negativa sulla qualità dell’assistenza e, da gennaio 2019, sono stati tagliati circa 120.000 euro all’anno dagli stipendi di chi resta con decurtazioni di 100/150 euro mensili malgrado i carichi di lavoro siano aumentati. Tutto questo è avvenuto con scelte unilaterali senza nessun confronto, disattendendo anche i pochi accordi sottoscritti, con arroganza e in totale spregio verso i lavoratori, i familiari e ben due amministrazioni”. 

Secondo le parti sindacali la presidente si nasconde dietro il “buon lavoro” fatto in questi quasi 10 anni di mandato, “tralasciando che il suo ruolo non è tale per potere divino ma per scelta politica, scelta che, visto il “buon lavoro” tanto decantato, è stata sconfessata per ben tre volte dalla precedente amministrazione e ulteriormente sconfessata dalla attuale, alla quale però in questo momento chiediamo maggiore incisività. L’unico motivo che ancora permette alla presidente di mantenere il ruolo è l’utilizzo di norme che, visto quanto votato dai cittadini, non dimostrano di essere poi così democratiche nell’applicazione e che gli permettono di rimanere non certo per meriti acquisiti”. 

Benazzo, Malin e Rossin si chiedono come può la presidente Sandra Passadore di parlare di “buon lavoro” senza aver risolto il più grande dei problemi, “la situazione strutturale della casa di riposo dove ogni giorno si leggono allarmi quali la legionella e l’antincendio, lasciando in eredità una situazione che mette in serio pericolo il futuro del Csa? Come può parlare di “buon lavoro” dopo aver ridotto posti di lavoro, diminuita l’assistenza agli ospiti e tagliati gli stipendi ai lavoratori? Come può parlare di “buon lavoro” se l’unico motivo del bilancio positivo si lega al massiccio taglio sul costo del lavoro e alla tenuta delle cosi dette rette sanitarie? Vedremo se il bilancio, stante la gestione, sarà ancora positivo quando, come successo nel medio/alto Polesine, la concorrenza aumenta con le nuove strutture di Rosolina e Porto Tolle, oltre ai nuovi 24 posti di Papozze. Quando anche per Adria comincerà a pesare in modo drammatico il mancato finanziamento Regionale cosa ci racconterà la presidente? Cosa si inventerà il direttore oltre a quello che ha già fatto ai lavoratori? Come può parlare di “buon lavoro” se in 10 anni nessun progetto, reale sinergia e ampliamento dell’offerta sono stati realizzati per fare in modo che il Csa potesse creare i presupposti per superare il problema del sempre più ridotto finanziamento regionale?” 

Per le sigle sindacali l’unico vero “buon lavoro” è l’eredità che lascerà dopo che se ne sarà andata, “quando qualcun altro erediterà una struttura in cui non si sono fatti gli investimenti necessari, dove la conflittualità interna e verso all’esterno ha superato oltre modo la soglia, dove i lavoratori, vera risorsa, saranno stremati e dove la direzione sarà ancora in mano ad una persona che nessuno vuole e con la quale sarà impossibile, come ben dimostrato in questi due anni e mezzo, costruire un futuro per il Csa di Adria. La vera domanda ora è una sola: perché la Regione, nel completo silenzio dell’assessore Lanzarin, permette che tutto questo continui senza intervenire, determinando così un futuro molto incerto per una delle strutture assistenziali più importanti del Polesine?
Di sicuro la lotta dei lavoratori non si ferma... l’arroganza e la cattiva gestione sarà al centro delle nostre proteste anche nei prossimi mesi”. 

Articolo di Venerdì 5 Luglio 2019

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