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DIRITTO E TUTELA 3.0

Abuso della professione medico dentistica, ecco cosa si rischia

Chi svolge una attività senza averne i titoli, commette un reato; l’avvocato Fulvia Fois rende note le pene e le sanzioni che sono state recentemente inasprite

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Care Lettrici e Lettori, 

questa settimana vi interesso di un argomento e precisamente l’esercizio abusivo di una professione che talvolta solletica la vostra curiosità e che certamente merita di alcuni chiarimenti ai fini della giusta tutela dei diritti correlati che vengono inevitabilmente lesi.

Peraltro, la legge numero 3 del 2018 è intervenuta a modificare sensibilmente l’articolo 348 del codice penale, che disciplina il reato di esercizio abusivo della professione.

La riforma ha mantenuto la struttura degli elementi costitutivi del reato, ma ne ha inasprito le pene detentive e pecuniarie previste per l’ipotesi di condanna, ha introdotto la confisca obbligatoria dei beni strumentali alla commissione dell’illecito e delle circostanze aggravanti per il professionista che abbia avuto un ruolo direttivo o comunque direttivo nella commissione del reato.

Più precisamente, è stata prevista la condanna alla reclusione da sei mesi a tre anni e la multa dal 10.000 euro a 50.000 euro, la pubblicazione della sentenza, la confisca dei beni strumentali, la trasmissione della sentenza al competente ordine, albo o registro per l’applicazione dell’interdizione da uno a tre anni dalla professione.

La reclusione diventa però da uno a cinque anni e la multa da 15.000 euro a 75.000 euro euro per il professionista che ha determinato altri a commettere l’illecito o ha diretto l’attività delle persone che vi hanno concorso.

Tra le varie professioni che la riforma ha chiamato ad una maggiore attenzione ci sono certamente gli studi clinici ed odontoiatrici.

Ma quando si ha esercizio abusivo della professione del dentista?

Si ha esercizio abusivo della professione, ad esempio, nei casi in cui l’odontotecnico svolge attività espressamente riservata all’odontoiatra regolarmente iscritto all’ordine di appartenenza.

Cosa può legalmente fare l’odontotecnico?

L’odontotecnico è per legge abilitato solamente alla realizzazione di apparecchi ortodontici mentre gli è preclusa qualsiasi altra attività a diretto contatto con il paziente. Segnatamente, l’odontotecnico non può ispezionare il cavo orale, rilevare impronte e nemmeno manipolare gli apparecchi ortodontici nella bocca del paziente, neppure alla presenza o sotto la direzione dell’odontoiatra eventualmente presente.

Qualora compia una di queste azioni che gli sono vietate per legge, risponderà del reato di esercizio abusivo della professione. Ma l‘odontotecnico risponde da solo di questo reato?

No. In concorso con lui, risponderanno dell’illecito anche l’odontoiatra che abbia partecipato all’attività dell’odontotecnico, che lo abbia aiutato o che sia stato anche solo presente e il direttore sanitario della struttura. Quest’ultimo, infatti, sarà colpevole di avere delegato l’espletamento di attività aventi natura odontoiatrica a personale privo della necessaria abilitazione e a cui è interdetto, appunto, il contatto diretto con il paziente. Potrà rispondere di concorso nel reato anche il legale rappresentante dell’eventuale società di capitali che sia titolare dello studio dentistico, se risulti essere stato a conoscenza del compimento del fatto reato all’interno della struttura.

Altra ipotesi è quella dell’odontoiatra che svolge l’attività dentistica senza avere conseguito i titoli e le abilitazioni necessarie. L’Aso (Assistente di studio odontoiatrico) può essere accusato di esercizio abusivo della professione medica dentistica?

L’Aso, ha esclusivamente compiti di assistenza ai professionisti del settore odontoiatrico, di segreteria, di preparazione dello strumentario e di tenere i rapporti con collaboratori e fornitori. L’Aso (Assistente di studio odontoiatrico) che compia attività di esclusiva competenza dell’odontoiatra, quale ad esempio una semplice detratrasi, ossia la pulizia dei denti commette un abuso della professione.

La confisca delle attrezzature é discrezionale?

Al di là dell’indubbia severità delle pene, detentiva e pecuniaria, introdotte dalla riforma, un’attenzione particolare va alla sanzione accessoria della confisca delle attrezzature e di tutti gli altri strumenti destinati alla realizzazione dell’illecito, sia mobili che immobili. Prima della riforma, la confisca era applicata a discrezione del magistrato e ciò comportava una possibilità di ottenerne il dissequestro, mentre ora è sempre obbligatoria una volta accertato il reato e comporta la perdita definitiva della proprietà dei beni e degli strumenti utilizzati per la professione. E’ evidente che i soggetti privi di titolo abilitativo non possono esercitare una professione che invece lo richiede e corrispondentemente ciascuno di noi avrà pieno  diritto di opporsi a che le prestazioni richieste vengano espletate da detti soggetti.

Se avete perplessità o volete sottopormi un caso da trattare nelle prossime rubriche non esitate a scrivermi: dirittoetutela3.0@gmail.com

Fulvia Fois
Avvocato

Articolo di Domenica 7 Luglio 2019

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