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EVENTI BADIA POLESINE

Il supermarket delle mafie

Pierpaolo Romani è stato uno degli ospiti del Festival dei Popoli a Salvaterra di Badia Polesine in cui si è discusso di criminalità organizzata e di come potersi difendere

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 BADIA POLESINE (Rovigo) – La sala era piena con, in prima fila l’assessore Valeria Targa tutti ad ascoltare, il 12 luglio, Pierpaolo Romani al Festival dei Popoli di Salvaterra affrontare l’argomento “Lotta alle mafie e alla corruzione, le sfide della democrazia nel XXI secolo”. 

Coordinatore nazionale e presidente di Avviso Pubblico, l'associazione nata nel 1996 per collegare le amministrazioni impegnate nelle buone pratiche e per promuovere la cultura della legalità, nonché autore del libro bestseller “Calcio criminale”, Romani ha analizzato l’evoluzione della malavita organizzata che, dopo il fallimento del periodo stragista dell’epoca di Riina, ha preferito modificare l’approccio con le istituzioni.

"Oggi i mafiosi non vogliono essere temuti ma benvoluti e lo fanno intercettando i bisogni più disparati, offrendo scorciatoie e soluzioni a qualsiasi problema per acquisire il consenso sociale” ha detto Romani. Vero è che quando si accetta l’aiuto delle mafie non è più possibile ritrarsi e, in questi casi, scattano le intimidazioni e talvolta le violenze. La forza delle mafie sta nella capacità di accendere relazioni importanti, penetrando in ambienti strategici e di usarle nella logica del “do ut des”, coinvolgendo banchieri, professionisti, avvocati e una parte della politica, anche nel ricco Nordest. Se droga, riciclaggio, gioco d’azzardo e prostituzione restano i cardini lucrosi del malaffare, la diversificazione tentacolare nel business è divenuta la nuova frontiera che sembra reggere al pur eccellente apparato investigativo dello Stato.

Si potrebbe dire che la mafia è andata alla Bocconi acquisendo sorprendenti competenze di marketing. La forza economica permette ai malavitosi d’infiltrarsi ovunque ci sia giro di denaro, come diceva il giudice Falcone “Segui il denaro e troverai la mafia”. L’elenco delle infiltrazioni mafiose è lungo e spazia dal traffico degli esseri umani agli appalti, dalla ristorazione alla sanità (che assorbe l’80% dei bilanci regionali), dalla grande distribuzione alla logistica, dal gioco d’azzardo alle costruzioni, dalle energie rinnovabili al traffico dei rifiuti, dagli asili alle mense e perfino l’informazione non sfugge.

Interessante è stata anche l’analisi che Romani ha fatto sul ruolo delle donne nell’organizzazione malavitosa, sia come custodi dei disvalori mafiosi incentrati sulla sopraffazione e il disprezzo del debole sia, per contro, come “spezzatrici di questi legami” divenendo “Testimoni di giustizia”, persone per bene che vedono quello che non va e decidono di denunciarlo anche a caro prezzo.
I dati parlano chiaro. La 'ndrangheta oggi è la regina del narcotraffico con margini di guadagno da capogiro e un fatturato calcolato in miliardi di euro (tanto da permettersi l’uso di un sommergibile per il trasporto della droga dal Sudamerica all’Europa). Un chilogrammo di cocaina comprato a Bogotà può rivalutarsi di quaranta volte sul mercato al dettaglio.

Quel che impressiona di più è però la capacità penetrativa nell’economia legale (circa il 65% del loro fatturato) che, alterando il principio della libera concorrenza, condiziona il mercato.
La Banca d’Italia che si occupa di Operazioni finanziarie sospette, nella relazione annuale evidenzia che nel 2018 sono state registrate 98.030 operazioni finanziarie sospette, di queste 18.393 (il 20%) nel Nordest e ben 8.254 dal Veneto. L’Anac con Raffaele Cantone ha presentato un rapporto dal quale emerge che, dal 2014 al 2018, sono state emesse 2.044 interdizioni antimafia emesse dai prefetti, di queste 205 (il 10%) nel Nordest (37 nel Veneto di cui metà a Verona, grazie al prefetto Mulas). Ciononostante il fenomeno è in costante crescita. Innegabile, in tutto questo, la responsabilità dei partiti che, inseguendo il consenso trascurano la selezionare morale dei candidati ma c’è una responsabilità anche di chi li vota sulla base di promesse clientelari, finendo col declassarsi da cittadini a sudditi.

Per fortuna c’è chi resiste, anteponendo le libertà costituzionali agli interessi personali. L’ultimo rapporto di “Avviso pubblico” ha censito il fenomeno: 574 sono gli atti intimidatori (1 ogni 15 ore) verso amministratori che ostacolano alla malavita e 3.921 sono i giornalisti minacciati (20 vivono sotto scorta); 249 i comuni sciolti per infiltrazioni mafiose in Italia e ben 62 anche più di una volta; 5 anche le aziende sanitarie locali commissariate.
Però non bastano le buone leggi e l’efficienza degli apparati statali, l’evasione fiscale favorisce le mafie e danneggia tutti, per il danno erariale di 36 miliardi ma, di più, per i 16 i miliardi di mancati investimenti esteri che negli ultimi 5 anni, a causa delle mafie e della corruzione hanno influito negativamente in termini occupazionali, di sviluppo e progresso. La lotta alle mafie si fa anche contrastando la povertà culturale.
Chi non riesce (1 ragazzo su 5 secondo i dati Invalsi) a comprendere un testo in italiano o far di conto facilmente diventerà suddito.

Non possiamo permetterci il lusso dell’indifferenza”, ha concluso Romani. Anche quando facciamo la spesa dovremmo essere consumatori consapevoli perché, nonostante un'apparenza innocua, il supermercato è il terminale di un intreccio di rapporti produttivi, sociali ed economici fondamentali. Dovremmo sapere, per esempio, che a un sottocosto corrisponde sempre un sottopagamento del lavoro e che la pratica delle aste a doppio ribasso inquinano la filiera agroalimentare, alimentando indirettamente il caporalato nelle campagne e affamando i produttori.
Belle le parole di Remo Agnoletto che introducendo il dibattito finale ha ricordato la madre quando gli diceva: “Remo, esisti perché l’altro esiste, senza la relazione e il rispetto la vita non ha molto senso”, vale a dire che possiamo vivere senza le corruttele e questo gioverebbe a tutti.

Ugo Mariano Brasioli  

Articolo di Domenica 14 Luglio 2019

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