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CENTRO STORICO ROVIGO

Spostamento del tribunale, invenzione tutta rodigina. Per Roma è No

Per Edoardo Gaffeo attualmente c’è un problema di natura logistica; la presidente alla Camera Francesca Businarolo della commissione Giustizia, ha già illustrato la decisione del Ministero, ma rimane aperta ad ascoltare le idee del sindaco di Rovigo

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ROVIGO - L'idea di spostare il tribunale è entrata in una fase di stallo. Sarebbe in atto una sorta di ‘scaricabarile’ tra Roma e Rovigo. Vige infatti un po’ di confusione sulla vicenda e da Roma sarebbe data la responsabilità della decisione di uno spostamento, non caldeggiato, secondo quanto riferito dalla presidente della commissione giustizia alla Camera Francesca Businarolo, al sindaco di Rovigo Edoardo Gaffeo. Il Ministero infatti pare non voglia toccare l’immobile di via Verdi mentre l’inquilino di palazzo Nodari forse sì, anche se in campagna elettorale aveva promosso una raccolta firme contro lo spostamento del tribunale dalla sede attuale.

 “Non si deve obbligatoriamente spostare da lì - ha detto il diretto interessato, Edoardo Gaffeo - ma è un tema di natura logistica”. E’ indubbio che la questione arriverà in consiglio comunale con una seduta ad hoc, richiesta peraltro dalla stessa maggioranza (LEGGI ARTICOLO), ma non ancora calendarizzata. “Attualmente, però, sul tavolo non ho alcun progetto - ha ammesso il primo cittadino - sia il tribunale che l’agenzia del demanio devono essere parti attive. Probabilmente ci sono elaborazioni in corso su varie soluzioni ma la eventuale proposta deve essere concordata con il presidente del tribunale, Angelo Risi e la prefettura, il soggetto che poi si farà garante dell’accordo”. 

Il tema è certamente caldo e poco prima delle elezioni era intervenuta proprio Francesca Businarolo, presidente della commissione Giustizia alla Camera dei deputati in quota al Movimento cinque stelle che il 18 maggio aveva confermato che il palazzo di giustizia non si sarebbe spostato dalla sua sede attuale in via Verdi (LEGGI ARTICOLO) mettendo la parola fine ai sogni della Rovigo che vorrei caldeggiati dai diversi candidati sindaco di Rovigo. C'era chi avrebbe spostato il tutto al Censer, chi avrebbe investito milioni per una palazzina della giustizia all'ex caserma di via Silvestri, chi come Gaffeo e Gambardella, difendevano la posizione attuale in centro storico.  

In un comunicato stampa di mercoledì 24 luglio, la presidente Businarolo ha ribadito nuovamente (LEGGI ARTICOLO) ha spiegato di aver ricevuto la seguente risposta dagli uffici competenti del ministero della Giustizia in risposta ad una sua rinnovata richiesta sul futuro della “cittadella” giudiziaria: “La situazione degli uffici giudiziari di Rovigo, dislocati sul territorio in diversi immobili, con diversi proprietari, non è prossima a particolari variazioni”.  

“Infatti - spiega la Businarolo - nella Conferenza permanente del Circondario di Rovigo dello scorso 20 giugno 2018 è emerso il rifiuto da parte del Consorzio di bonifica Adige-Po, proprietario dell’immobile di via Verdi numero 12, individuato come sede adatta per gli uffici giudiziari, di dare seguito all’accordo stipulato in precedenza, ritenuto dal ministero congruo, vista la necessità di lavori strutturali e di messa in sicurezza del fabbricato, eccessivamente onerosi rispetto a quanto in precedenza stabilito”. Cosa accade dunque ora? La risposta è semplice: “Ora la situazione è al vaglio del sindaco che spero saprà trovare una soluzione vantaggiosa per gli operatori e per la città”.

Gaffeo è fermamente contrario all’ipotesi Censer su cui ha anche giocato una buona parte della propria campagna elettorale. “Il palazzo di giustizia nella sua interezza ha bisogno di spazi compresi tra gli 8.500 e i 9.000 metri quadrati. La sede in cui si trova ora è meno di 6.000 metri quadrati. Gli operatori segnalano la difficoltà effettiva di lavorare. Ci sono da una parte esigenze di natura logistica e dall’altra di natura economica”. Secondo il sindaco, quindi, è una questione di spazi che in questo momento non ci sono, “a meno che non si vada ad intervenire nella parte dietro”. Il Comune sta infatti attivando un dialogo con l’amministrazione penitenziaria per verificare esattamente a che stadio è l’iter per il trasferimento del carcere minorile. L’ipotesi sembra essere la più logica visto che risolverebbe tutti i problemi di logistica, ma non è detto che l'ampliamento venga finanziato, visti gli investimenti già previsti per la trasformazione di una parte dell'ex carcere, in struttura per 15 minori detenuti.

Nel caso di un mancato ampliamento Gaffeo non vedrebbe altre soluzioni se non uno spostamento di tutto il tribunale in un'area più grande all’interno della città. Proprio per questo era stato tirato in ballo il Maddalena che così vedrebbe finalmente una destinazione, visto la mancanza attuale di progettualità su un recupero da 13,5 milioni di euro, al momento senza alcuna certezza d'uso, attualmente escluso dai progetti finanziati attraverso il bando periferie urbane del governo Gentiloni. Il Maddalena avrebbe delle metrature adeguate all’occorrenza, i lavori sarebbero finanziati direttamente da Roma, ma pure lì Gaffeo ha ammesso che, vuoi anche per il periodo estivo, è tutto in alto mare.
L'ipotesi Maddalena regalata al Ministero di Grazia e giustizia sarebbe poi un autogol per Rovigo che avrebbe invece la possibilità di "usare" i 13,5 milioni a beneficio dei cittadini, piuttosto che di giudici ed avvocati.

Il primo cittadino prova comunque a guardare oltre e a ipotizzare cosa accadrebbe dopo lo spostamento del tribunale: “Bisogna fare anche in modo che l’area che verrà abbandonata tra via Mazzini e via Verdi poi non si desertifichi. Il tema vero sarà, se davvero dovesse avvenire il trasferimento del palazzo di giustizia, e ciò dipenderà anche da quante risorse vorrà mettere l’agenzia del Demanio, che cosa succederà lì?. Come evitare che palazzo di giustizia non diventi un nuovo Maddalena facendo poi morire il centro storico?”. Il primo cittadino pensa ad una riqualificazione degli edifici che si andrebbero a svuotare (o già vuoti) al fine di un loro riutilizzo per fini legati all’amministrazione stessa del Comune.

Articolo di Mercoledì 24 Luglio 2019

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