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FESTIVAL DEI POPOLI BADIA POLESINE

Remo Agnoletto: “Festival positivo, peccato non si sia visto il sindaco”

Il presidente del Centro documentazione polesano ha tracciato il bilancio della manifestazione che si è svolta a Salvaterra di Badia Polesine dal 6 al 14 luglio

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BADIA POLESINE (Rovigo) - Remo Agnoletto fa il bilancio della 36° edizione del Festival dei popoli andata in scena nella sede della Casa della legalità di Salvaterra di Badia Polesine, dal 6 al 14 luglio scorso, quest’anno incentrata sulla riflessione su “Democrazia, come?”.  “Le serate dedicate agli spettacoli, ovviamente, sono state quelle di maggior affluenza ma devo dire che anche quelle riguardanti le conversazioni sul tema non sono state da meno, tanto che alla fine i partecipanti sono stati oltre 500 che, considerando la mancanza di buffet e cocktail, è stato un vero successo”, con queste parole il presidente del Centro documentazione polesano riassume i nove giorni che l’han visto impegnato a coordinare i collaboratori. 

Prima di addentrarsi nello specifico ha voluto far proprie le parole di Gianni Tognoni: “L’economia finanziaria distrugge le relazioni, ma non c’è umanità senza relazione”.  Infatti, secondo Remo, è sulla relazione che si gioca il futuro della civiltà. Solo la cultura del confronto può liberare le persone dai pregiudizi, come ha voluto dimostrare l’artista Thierry Parmentier, nella serata conclusiva del 14 luglio, specialmente oggi in cui molti sembrano aver perso la consapevolezza del sé in rapporto all’altro, per cui non lo riconosce e non lo rispetta, anzi lo ignora. Straordinaria, nel ricordo di Remo, è stata la serata dello spettacolo “La burrasca: dialogo con un patriota saltafossi” del Centro produzione via rosse (regia dell’austriaca Sabine Uitz), sulla storia inedita di Ippolito Nievo che, nonostante l’imprevista “burrasca meteorologica” di sabato 13, ha avuto un riscontro entusiasmante.

Il Festival, quest’anno ha beneficiato dell’interessamento televisivo di Rai 3 sul documentario di  Ivan Grozny “Entre la espada y la pared” (Tra la spada e il muro) sulla tragedia del muro fra gli Usa e il Messico e sui 200mila morti delle guerre non dichiarate in 10 anni. “Nel Messico - ha ricordato Agnoletto - Mafia, corruzione e ogni tipo di sopraffazione condizionano la democrazia facendo si che quel paese sia il più violento dell’emisfero occidentale, anche nell’esodo biblico confluiscono non solo e tanto i messicani ma un po’ tutti i latino americani abbagliati dal sogno nordamericano”. Non meno interessante, però, è stato l’intervento dell’ex parlamentare europea Elly Schlein, sulle responsabilità del Governo italiano “assente” dalle Commissioni nella discussione sul “Regolamento di Dublino” circa la ripartizione degli immigrati, l’accusa a Salvini, nel resoconto di Agnoletto, qui si è fatta esplicita in quanto intravede un rovesciamento delle posizioni dichiarate; non l’Europa matrigna, quindi, ma l’Italia assente dai tavoli istituzionali previsti sul tema immigratorio. “Nessuno dice che basta l’assenza di un ministro degli Interni per bloccare qualsiasi revisione”, per questo da due anni tutto è bloccato.

Delusione, finale, ha manifestato il presidente del Cdp sull’assenza istituzionale locale (fatta salva la serata con Pierpaolo Romani che ha visto la partecipazione dell’assessore Valeria Targa “Brava a rimanere tutta la serata e questo le fa onore”). 

“E’ vero - aggiunge Remo - che io non ho ufficialmente invitato nessuno ma la conferenza stampa viene sempre fatta in sala consiliare comunale, per cui tutti sapevano e, almeno all’apertura o alla chiusura, mi sarei spettato di vedere il sindaco”. Non va dimenticato che il Cdp, con il festival, è impegnato da 36 anni a proporre uno spazio di riflessione su temi come le migrazioni, i camminanti, i disagiati, la precarietà, le ingiustizie e la democrazia. Tutto l’anno, l’associazione propone incontri con persone sensibili, informate, interessate a questi temi. Da alcuni anni, infine, la sede delle attività è la Casa della cultura e della legalità, un bene confiscato alla criminalità organizzata e intitolato al carabiniere polesano Silvano Franzolin, vittima di una strage mafiosa. 

Ugo Mariano Brasioli

Articolo di Venerdì 26 Luglio 2019

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