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CASE POPOLARI ROVIGO

Sull’aumento degli affitti Ater si infiamma il dibattito 

Sul rincaro dei canoni per la abitazioni Ater intervengono i consiglieri comunali Mattia Milan, Silvia Menon, Marco Bonvento e Damiano Sette che attaccano l’assessore Zambello e il Pd 

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ROVIGO - Sull’aumento degli affitti della case popolari il dibattito è aperto. I furbetti ci sono, ed un dato di fatto documentato (LEGGI ARTICOLO) .  Sull’argomento intervengono i consiglieri comunali Mattia Milan, Silvia Menon, Marco Bonvento e Damiano Sette.

“Alcune forze politiche di sinistra Pd (LEGGI ARTICOLO) e Leu stanno prendendo posizione contro la nuova normativa regionale sui canoni di affitto pagati da chi  ha ottenuto la cosiddetta “casa popolare” dell’Ater .

La revisione dei canoni applicati andava fatta era doveroso! Ora non ci si basa più solamente sul reddito dell’intestatario del contratto ma sull’Isee, cioè un indicatore che serve a valutare la situazione non solo reddituale ma patrimoniale dell’intero nucleo familiare. 

Un approccio pienamente condivisibile, nonché adottato da  quasi tutti i Comuni per i servizi   ad esempio per  le rette del nido comunale, chi ha di più paga di più.

Così vengono graduati i canoni di affitto  partendo da un minimo di  € 40 per gli indigenti e fino ad arrivare alle quotazioni di mercato Chi sfora il parametro Isee massimo perde il diritto alla casa popolare ma questo sarà verificato  tra 2 anni”.

“Il tema è dei più politici: chi sono i piu’ bisognosi ? qual è la vera equità? Chi vive da vent’anni nella casa popolare ma ha, per esempio, 200.000 euro in banca è un bisognoso? O c’è una nuova famiglia magari di due giovani precari che ha più bisogno di quell’appartamento rispetto al vecchio inquilino? Dopo l’assegnazione della casa popolare non si poteva più discutere di condizioni economiche  variate, diventava un diritto acquisito.

E così le storture che conosciamo tutti, con gente con auto costose che vive nelle case popolari. Questa non è equità. Ora i contratti avranno durata 5 anni e non saranno più a tempo indeterminato e poi ci sarà la verifica dei requisiti.  Si tratta di equità e giustizia sociale”. 

Chi sta protestando adesso (la cosiddetta sinistra, il Pd, Leu) crede che avere la casa popolare sia un diritto acquisito, che l’assegnazione debba valere per sempre. Invece se le condizioni patrimoniali e reddituali cambiano i contratti vanno rivisiti! E la casa popolare può anche finire a qualcun altro. 

Certo, potranno esserci errori e casi particolari da segnalare, delle fragilità, la legge nel suo principio di fondo è corretta, forse vanno rivisti alcuni passaggi. 

E proprio per capire cosa va rivisto l’assessore Zambello (LEGGI ARTICOLO) potrebbe fornirci le tabelle almeno dei 51 alloggi ERP.  Ci faccia vedere a che situazione reddituale e a che patrimonio corrispondono gli aumenti di cui si scandalizza.  Perché parlare di aumenti del 60% o anche del 200% così, senza associarli a dei casi specifici, non ha nessun senso. 

Quindi è meglio scaldare i motori  contro la Regione (perché c’è la Lega) anche quando  era doverosa la revisione delle tariffe applicate? O forse il conto che la cosiddetta sinistra fa è un altro? 1.800 case popolari sono stimabili per  3.400 voti che fanno comodo. 

Il vero errore invece è questo: qualcuno ha avuto la brutta idea di applicare proprio da luglio l’Iva al 10% sui canoni. Opzione facoltativa che si poteva evitare, soldi che dal Veneto vanno a Roma”.

 

 

Articolo di Martedì 30 Luglio 2019

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