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DIRITTO E TUTELA 3-0

Codice rosso. Per stalking e violenze contro donne e bambini aumentano le pene

L’avvocato Fulvia Fois spiega come cambia in meglio la tutela delle donne e dei minori dai reati di stalking, maltrattamenti  familiari, violenza domestica. Aumentano le pene, prevista corsia prioritaria al pronto soccorso e maggiore celerità nelle indagi

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Care Lettrici e Lettori,

questa settimana propongo alla Vostra attenzione il Codice Rosso che come sapete entrerà in vigore il 9 agosto prossimo.

Il Codice Rosso è la nuova legge sulla tutela delle vittime di violenza domestica e di genere (legge n. 69 del 19.07.2019, recante “Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere”).

Codice Rosso, proprio come quello usato nei pronto soccorsi, perché introduce una corsia prioritaria per le denunce di fatti riconducibili alle ipotesi di reato interessate dalla legge (stalking, violenza sessuale, maltrattamenti e lesioni aggravate subite all’interno del nucleo familiare, compresi i conviventi).

Come sappiamo, a fare la differenza nella tutela concreta della donna sono i provvedimenti urgenti ( es. allontanamento dalla casa familiare, divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima…) e non anche il processo giudiziario che verrà in seguito.

In  questo senso il codice rosso  prevede un canale prioritario importante sia nell’immediatezza dei fatti che in fase di indagini e di processo.

Di fatti, la polizia giudiziaria dovrà comunicare le notizie di reato al pubblico ministero competente immediatamente, anche oralmente e senza alcuna facoltà di valutare se sussistano o meno ragioni di urgenza.

L’urgenza, infatti, è presunta per legge per evitare che eventuali ritardi possano condurre ad un aggravamento del danno o del pericolo di danno e per velocizzare l’adozione di eventuali provvedimenti di protezione delle vittime.

Non solo: il pubblico ministero dovrà ascoltare la vittima entro il termine massimo di tre giorni dall’iscrizione della notizia di reato, in modo da ridurre al massimo la possibilità che le condotte violente vengano ripetute.

E’ previsto anche un allungamento del termine per la denuncia, non più sei bensì dodici mesi, così da consentire alla vittima di metabolizzare ed elaborare al meglio l’accaduto.

La legge ha inoltre aumentato le pene per il reato di violenza sessuale (art. 609 bis c.p.), portandole da un minimo di 6 anni ad un massimo di 12 anni (attualmente da 5 a 10 anni) e per quello di atti persecutori (noto come stalking, art. 612 bis c.p.), che sale da un minimo di 1 anno ad un massimo di 6 anni e 6 mesi (attualmente da 6 mesi a 5 anni).

Per la violenza sessuale la pena è aumentata se riguarda reati commessi in danno di minori di 14 anni in cambio di denaro o di altra utilità (ad esempio telefonino, tablet etc), anche se solo promessi.

Per le ipotesi di stalking, invece, è prevista l’introduzione del braccialetto elettronico al fine di garantire l’effettività del divieto di avvicinamento del colpevole ai luoghi frequentati dalla vittima.

Aumentata la pena per il reato di maltrattamenti in famiglia (art. 572 c.p.): la reclusione, che attualmente va da 2 a sei anni, diventa da 3 a 7 anni ed è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso in danno o anche solo in presenza di un minore, di una donna in stato di gravidanza, di una persona disabile o se con l’utilizzo di armi.

La legge introduce poi nuove figure di reato.

Il primo (nuovo art. 583 quinquiues) riguarda la condotta di chi sfregia una persona sul viso deformandone l’aspetto (si pensi ai noti casi di cronaca di donne colpite con l’acido).

Il colpevole di questo reato è punito con la reclusione da 8 a 14 anni se la vittima sopravvive, con l’ergastolo se invece la vittima muore.

In caso di condanna è prevista l’interdizione perpetua da ogni ufficio che riguarda tutele, curatele e amministrazioni di sostegno e il condannato incontrerà maggiori restrizioni nell’ottenere benefici di legge quali le misure alternative alla detenzione, i permessi premio etc.

Il secondo è il revenge porn (nuovo art. 612 ter), cioè la condotta di chi diffonde, cede, consegna, invia o pubblica immagini o video hard a contenuto sessuale di una persona senza il di lei consenso, che viene punita con la reclusione da 1 a 6 anni di carcere e la multa da 5.000 a 15.000 euro.

Stesse pene per chi riceve i contenuti hard e li diffonde a sua volta.

Le pene sono aumentate se il reato è commesso dal partner o da un ex o se è compiuto tramite strumenti telematici ed informatici.

Altra nuova ipotesi delittuosa è quella che punisce chi ha costretto qualcuno a contrarre matrimonio usando violenza o minaccia, oppure richiamando un precetto religioso o approfittando di una situazione di inferiorità psico-fisica della vittima (nuovo art. 558 bis c.p.).

In questo caso per il colpevole è prevista la reclusione da due a sei anni se la vittima è minorenne ma maggiore degli anni 14, altrimenti è aumentata fino alla metà.

Da ultimo, il nuovo art. 387 bis c.p. punisce con la reclusione da 6 mesi a 3 anni chi viola i provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare o il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima.

Questa legge rappresenta un traguardo importante che arriva tardi ma arriva e che deve essere inteso come un segnale importante per dire basta alla violenza contro le donne che meritano di essere concretamente protette dalla giustizia.

Basta morire per violenza in attesa di una giustizia che arriva troppo tardi.

Certamente il cammino per una giusta e tempestiva tutela passa anche e soprattutto attraverso una cultura del rispetto della donna che deve essere valorizzata sin dall’età infantile nelle scuole e nella società.

Nulla è impossibile ma ci vuole coesione sociale e impegno solidale senza esitare mai.

Se avete necessità di chiarimenti o volete sottopormi dei casi da citare nella rubrica scrivetemi:

dirittoetutela3.0@gmail.com

Fulvia Fois
avvocato

Articolo di Domenica 4 Agosto 2019

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