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AMARCORD

L’autenticità della testimonianza

Riflessioni di Ferragosto sull’umanità di Armando Rigobello, l’indimenticato professore, un gigante del pensiero che a Badia Polesine (Rovigo) ha lasciato un ricordo indelebile 

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BADIA POLESINE (RO) - Nella nostra provincia, il bar rimane un luogo di socializzazione per eccellenza. Nel bar, fra un caffè e una bibita, si consumano chiacchiere d’ogni genere e, quando s’incontrano tre amici “diversamente giovani”, può capitare che gli “amarcord” diventino occasione per discorsi seriosi, perfino dotti. È quel che è successo a Badia, sull’eco del recente convegno celebrativo organizzato in abbazia dalla “Cattedra Rigobello” e alimentato da personali memorie sull’indimenticato professor Armando Rigobello: un gigante del pensiero. “Si perché il pensiero non ha la vita effimera del “selfie” e non muore finché almeno qualcuno lo coltiva” ha esordito il più giovane che, non ha avuto la fortuna di frequentarlo ma di apprezzarlo attraverso i suoi libri.

Raccogliendo lo spunto, Luciano Granato, dirigente scolastico che lo ebbe professore al liceo, ha focalizzato il ricordo sulla squisita umanità di quell’uomo austero, riservato ma nondimeno disponibile e sensibile. “Io e alcuni compagni di classe, ci ritrovavano qualche volta proprio in questo storico bar, dove il professor Rigobello ci intratteneva simpaticamente anche con battute scherzose offrendoci un bicchierino”. Esibendo una vecchia foto, Granato ha rammentato come la grande passione del professore per le ascese in montagna, lo spinse a organizzare un soggiorno durante il quale “Noi giovani allievi abbiamo avuto modo di stimare ulteriormente le qualità umane dell’uomo tanto umile che, nei momenti di relax fra le escursioni,  ci illustrava come correggeva le bozze dei suoi libri in pubblicazione”. Dopo la maturità e quando il professore si trasferì a Roma, inevitabilmente la frequentazione diradò e i contatti diventarono essenzialmente epistolari ma continuarono per tutta la sua lunga vita. “Ricevevo i suoi saggi ed io gli inviavo le mie poesie, ha confidato Granato e, fra le tante, una mia breve composizione ‘Due Anime’ del 2013, fu da Lui particolarmente apprezzata”.  

Duò, Don Dante Bellinati, Munerato, Rita, Rigobello e Spiazzi

Anche Vielmo Duò intimo del professore che ospitava ogniqualvolta tornava a Badia ha ricordato il suo profondo legame con gli amici e con il luogo d’origine: “Ogni qualvolta tornava, mi sollecitava a parlare in dialetto e quando rientrava a Roma si portava sempre il famoso pan biscotto di Badia”. Fra i tanti ricordi, un aneddoto è rimasto indelebile nella memoria di Vielmo a conferma della semplicità del professore: l’episodio in cui durante la settimana santa del 1951, coalizzando alcuni giovani dell’azione cattolica, Armando organizzò dai frati francescani di Lendinara la rievocazione dell’ultima cena con la lavanda dei piedi.  

Quanto al valore intellettuale Vielmo non ha dubbi: “Armando è stato un grande che, nei suoi studi di filosofia morale sulla centralità della persona e sull’insopprimibile esigenza per cui l’uomo s’interroga sul senso della vita, seppe intrecciare l’eredità classica con le istanze del pensiero moderno, facendolo apprezzare in tutta Europa”.

Nel 2011 il professore chiese a Vielmo di presentare un suo libro sull’intenzionalità rovesciata, in un convegno tenutosi il 18 marzo a Badia. Un libro complesso in cui Rigobello proponeva “D’interrogarci sulle ragioni per cui l’uomo cerca incessantemente di trascendere la quotidianità con la cultura e la spiritualità”. Il metodo adottato dal professore, ricorda Vielmo, “Era mutuato dalla fenomenologia di Edmund Husserl, usata in senso inverso cioè decostruendo le manifestazioni del pensiero per attingere allo slancio originario di quell’ansia di ricerca con cui nascono le idee”. Domanda che appartiene agli eterni interrogativi. “Feci questa presentazione in abbazia e alcuni giovani mi sollecitarono ad un articolo che puntualmente elaborai in occasione della fiera di Badia,  ecco perché sarei felice se qualcuno lo ricordasse anche in questo ferragosto”. 

Nonostante la luminosa carriera accademica che lo condusse fino al rettorato, Armando mantenne un’umiltà oggi sconosciuta. Coerente con la fede cattolica professata con una discrezione tenace e appassionata, non amava incasellarsi negli stilemi del potere, sapendo mantenere l’indipendenza morale anche quando fu membro del Consiglio di Amministrazione della Rai. La sua indiscussa umanità inoltre fece si che, durante gli anni turbolenti della contestazione giovanile del 68, i suoi studenti lo stimassero a tal punto da presidiare spontaneamente la sua dimora di via Borgo Pio. 

Al compimento dei 90 anni dichiarò: “Vivo come fosse il primo giorno della mia vita”, esprimendo una  serenità interiore stupefacente che, in un’epoca in bilico tra antiche suggestioni biocentriche e nuovi miraggi postumani, appare ancor oggi preziosa. “Essere testimoni è forse il modo più alto di essere maestri, ha concluso Duò, perché genera solidarietà comunitarie da vivere consapevolmente nel difficile cammino della ricerca di verità”.

Ugo Mariano Brasioli

Articolo di Mercoledì 14 Agosto 2019

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