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SCANDALO IRAS

Martedì i primi interrogatori per le violenze all'Iras di Rovigo

La direzione della casa di riposo ha informato i comitati dei famigliari, individuato le tre vittime oggetto di maltrattamento e preso le prime misure. Secondo coordinatore socio sanitario per avviare lo screening psicologico dei dipendenti

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ROVIGO - Continua la linea della assoluta trasparenza e collaborazione con le Forze dell'ordine della direzione della casa di riposo Iras di Rovigo, così come la linea dura del direttore, e datore di lavoro, Giovanni Luca Avanzi nei confronti dei presunti responsabili.

"Oltre alla sospensione cautelare degli imputati al momento di più non possiamo fare - commenta il direttore Avanzi - ma, al di là di quello che sarà l'esito del procedimento penale per i maltrattamenti, la struttura ha facoltà di ritenere intollerabile, e quindi motivo anche di licenziamento, condotte che potrebbero non avere alcun risvolto penale. La prossima settimana provvederemo a contestare formalmente ai lavoratori le motivazione della sospensione dal servizio, raccoglieremo le loro giustificazioni e decideremo come comportarci. L'aspetto giudiziario e quello lavorativo sono paralleli, ma distinti".

Martedì 20 agosto è stato fissato dal Giudice per le indagini preliminari l'inizio degli interrogatori di garanzia dei 9 imputati.

Nella giornata odierna la direzione di Iras ha incontrato i comitati dei famigliari degli ospiti, ha individuato le tre vittime di maltrattamenti ed ha convocato i famigliari più prossimi incontrandoli uno ad uno per informarli dell'accaduto.
"In un caso si tratta di due nipoti dell'ospite - comunica il direttore Avanzi - in un altro della cognata, che ne è anche amministratore di sostegno, e nell'ultimo caso abbiamo contattato degli amici in quanto l'assistito è completamente da solo dal punto di vista famigliare.

Enorme il rammarico per quanto accaduto, così come l'assoluta incredulità ed ignoranza degli eventi.

Purtroppo le vittime sono anziani che non ricordano quanto successo il giorno prima e sarebbero stati incapaci di denunciare spontaneamente qualsiasi angheria subita perchè affetti da demenza, quindi solo l'evidenza delle prove raccolte dalla Polizia ha potuto far emergere la triste situazione".

L'indagine è stata originata dalla denuncia di una operatrice socio sanitaria tirocinante che ha deciso di porre fine ad una serie di episodi a cui lei stessa aveva assistito. Le dichiarazioni della ragazza sono state ritenute verosimili e credibili dalla Polizia di Rovigo, tanto che sono state successivamente confermate dalle intercettazioni ambientali in due camere del nucleo arancio che ospitano tre pazienti.

Secondo la magistratura l'azione di monitoraggio ha confermato i maltrattamenti nei confronti dei pazienti, costretti giornalmente a subire vessazioni e sevizie. L’autorità giudiziaria, ritenendo concreto ed attuale il pericolo di reiterazione della condotta criminosa, ha deciso di interdire tutti gli indagati, sette dipendenti Iras e due di cooperativa di pulizie, dal divieto di svolgere attività professionale in strutture sanitarie o socioassistenziali. Gli ospiti vengono insultati, minacciati, strattonati ed umiliati, ed in un caso anche battuti anche con la scopa.

Iras anticiperà al primo di settembre l'assunzione di un secondo coordinatore socio sanitario per il centro di San Bortolo, che era previsto invece per i primi mesi del 2020, di modo da avviare uno screening psicologico sul personale in servizio presso la casa di riposo che, al momento, assiste 260 ospiti, tutti, in diversa misura, non completamente autosufficienti.
Articolo di Venerdì 16 Agosto 2019

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