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EVENTI

Edizione straordinaria nei numeri e nella qualità

Il Ferragosto badiese è stato un successo ed è stato anche più forte delle polemiche. Apprezzata la proposta dell’utilizzo dell’abbazia di Badia Polesine (Rovigo) per l’osteria della Pro Loco. La 73esima edizione si è conclusa con il tradizionale spettaco

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BADIA POLESINE (RO) - Nella splendida cornice del chiostro medievale dell’abbazia Vangadiciense, il presidente della Pro Loco Giuseppe Romani ha fatto il consuntivo della 73° edizione del ferragosto badiese conclusa con il tradizionale spettacolo pirotecnico di lunedì scorso. Presenti il sindaco Rossi e gli assessori Baldo e Targa, dalle parole di Romani sono trapelate la legittima soddisfazione e la convinzione di aver portato a termine un’edizione straordinaria nei numeri e nella qualità percepita da chi ha frequentato le varie iniziative proposte. “Abbiamo iniziato a lavorare in un clima tutto sommato difficile alla luce di alcune polemiche ma, non raccogliendo alcuna provocazione, ci siamo concentrati a lavorare sulla qualità dell’offerta su due direttrici, una più facile perché strutturata nel tempo cioè quella del teatro Balzan con annessa quadreria l’altra, più complicata ha riguardato il contestato utilizzo  dell’abbazia per l’osteria della Pro Loco. 

La proposta, in definitiva, è stata apprezzata e i numeri lo confermano (2.400 sono stati i coperti) contribuendo a veicolare la conoscenza del millenario monumento, perché cenare in un ambiente suggestivo e magnifico ha certamente stimolato la curiosità delle persone a visitare i locali, le mostre adiacenti e le conferenze organizzate; tutto senza aver prodotto alcun danno alla struttura”. Tutto sommato ancor’oggi l’abbazia, che fino al 1985 era privata e perciò non visitabile, è poco conosciuta e l’osteria può aver offerto l’occasione a molti di scoprire questo gioiello. Il giudizio finale resta, quindi, positivo. Nel bilancio non sono mancati i ringraziamenti alle molte associazioni che hanno collaborato: dalle forze dell’ordine ai volontari. Romani ha concluso dicendo: “Restituisco le chiavi al sindaco consapevole d’aver fatto tutto il possibile, aggiungo che, lavorandoci assiduamente per oltre un mese, ci siamo tutti innamorati di questo luogo e questa è l’eredità più bella di questa edizione.”

“Ricevo la chiave consapevole che nessuno di noi è il proprietario dell’abbazia, ha dichiarato il sindaco, al massimo possiamo dirci custodi di questo bene comune”. Rossi però s’è tolto qualche sassolino ritornando sulle polemiche iniziali sull’osteria allestita in abbazia, a suo dire pretestuose ed esagerate: “Tanto tuonò che piovve se la Sovrintendenza infine ha dato parere favorevole alla somministrazione nel chiostro limitandosi a raccomandare un utilizzo decoroso e non continuativo”. Insomma il sindaco ha difeso l’idea realizzata che avrebbe contribuito a valorizzare l’abbazia, ritenendo possibile associare la buona tavola alla promozione culturale. “Troppo facile dire dei no, ci vuole invece coraggio e amore e cura per le cose che stiamo custodendo, questo è l’unico vincolo che l’amministrazione riconosce”.

Qualcuno ha ricordato al primo cittadino le sue dichiarazioni alla presentazione del ‘numero unico’, in cui dichiarò che questa “sarebbe stata l’ultima volta che si sarebbe organizzato l’Osteria in abbazia”, aggiungendo che la promozione della cultura dovrebbe essere normale per un’amministrazione a prescindere dai banchetti. 

Rossi non ha escluso che l’esperienza si possa ripetere nel rispetto dei vincoli, ha ricordato che la promozione culturale che andrebbe si stabilizzata ma, oltre alla volontà ci vorrebbero le risorse.

Ugo Mariano Brasioli 

Articolo di Venerdì 23 Agosto 2019

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