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IL CASO

Il lavoro in condizioni disagiate non può giustificare il maltrattamento

Luigia Modonesi, assessore ai Servizi sociali di Fiesso Umbertiano (Rovigo), commenta la questione Iras. I più deboli vanno difesi

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ROVIGO - La Questura di Rovigo, tramite un'accurata indagine, fatta anche di puntuali intercettazioni (LEGGI ARTICOLO), ha portato alla luce un sistema consolidato fatto di gravi maltrattamenti perpetrati da 9 operatori all’Iras GUARDA IL VIDEO, ai danni di anziani non autosufficienti/psichiatrici.

LEGGI L’ARTICOLO SUGLI INTERROGATORI DEGLI INDAGATI

Luigia Modonesi, assessore ai Servizi sociali di Fiesso Umbertiano, critica la posizione dei familiari degli anziani (LEGGI ARTICOLO) (poi rivista e corretta LEGGI ARTICOLO) e dei sindacati. 

GUARDA L'INTERVISTA AL DIRETTORE DELL'IRAS 

“Il Sindacato punta il dito sull'organizzazione del lavoro - commenta l’ex primo cittadino di Fiesso Umbertiano . e la mancanza di personale. Ma com'è possibile che il Comitato dei Familiari non sia, sopra ogni cosa, dalla parte dei loro cari così brutalmente maltrattati? Ma come può un Sindacato, non porsi, prima di tutto, dalla parte dei più deboli? LEGGI I COMMENTI DI SINDACATI E POLITICA

Comprendo che l'organizzazione del lavoro possa essere un problema all'intero dell'Iras ma allora il Sindacato poteva occuparsene e mettersi d'impegno per la sua risoluzione molto prima d'ora e comunque, la possibile soluzione, va discussa, evidenziata e ricercata, su altri ‘tavoli’”.

“Presso il Centro Servizi "La Quiete" di Fiesso Umbertiano - ricorda Luigia Modonesi, assessore ai Servizi sociali di Fiesso Umbertiano - che da poco è stato oggetto di visita di nuova autorizzazione, il team di valutazione ha riscontrato la presenza di più personale rispetto a quanto previsto dalla legge 22 regionale, quindi, questo risulta un semplice esempio di come sia possibile lavorare al meglio per la tutela degli anziani (LEGGI ARTICOLO).

Prima di ogni rivendicazione, seppur giusta, la priorità, nei centri servizi per anziani non autosufficienti, deve essere la tutela, la cura ed il rispetto della persona, mentre le condizioni di lavoro vanno trattate in altri contesti e su altri tavoli e non possono mai costituire giustificazione a fatti gravi come i maltrattamenti, le sopraffazioni e le gravissime offese rivolte a persone fragili ed indifese”.

“Credo che ognuno di noi, nella propria famiglia, abbia o abbia avuto, degli anziani non autosufficienti, incapaci di difendersi e, in molti casi, anche di raccontarci il loro vissuto quotidiano, ecco, chiediamoci se quello che è successo all'Iras, fosse accaduto ad un nostro caro, le risposte penso di conoscerle già.

La Regione del Veneto si è già costituita parte civile (LEGGI ARTICOLO), spero che tutte le altre entità che detengono posizioni di responsabilità nei confronti dell'Iras di Rovigo, facciano la loro parte e la esprimano pubblicamente, mettendo sopra ogni cosa la tutela dell'anziano, che non può assolutamente passare in secondo piano”.

“Spero che non si concluda tutto con un nulla di fatto,  perché se ciò avvenisse, si difenderebbero atti di violenza intollerabili rivolti a persone totalmente indifese. Il lavoro in condizioni disagiate non può giustificare il maltrattamento di innocenti, ora, con ciò che è successo, anche privati della loro dignità! Sia il Sindacato che il Comitato dei Familiari dovrebbero ben tenere in mente queste considerazioni: qualsiasi tipo di violenza rivolta a persone fragili, in una società civile e democratica, non può mai essere tollerata e chi la giustifica risulta complice di coloro che la mettono in opera! Amo profondamente il mio paese, ma oggi mi sento un po' meno italiana di qualche giorno fa”.

Articolo di Venerdì 23 Agosto 2019

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