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SCANDALO IRAS

Il direttore di Iras: Nessun rientro al lavoro per gli indagati

In quattro si sono visti accogliere dal Gip del Tribunale di Rovigo la richiesta di revoca della sospensione cautelare, ma Giovanni Luca Avanzi è categorico: procedimento disciplinare in corso, rimangono sospesi

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ROVIGO - Il direttore di Iras Rovigo Giovanni Luca Avanzi non ha ancora ricevuto alcuna comunicazione formale da parte del Tribunale di Rovigo in merito all'accoglimento del Giudice per le indagini preliminari, Pietro Mondaini, di quattro richieste di revoca della misura di sospensione cautelativa dall'attività professionale (LEGGI ARTICOLO)

"Come già ribadito (LEGGI ARTICOLO) il percorso giudiziario dei nove indagati, di cui solo sette sono dipendenti Iras, è distinto dal procedimento disciplinare aperto dall'ente. Al momento siamo ancora in attesa di ricevere prova dell'avvenuta notifica di tutte le contestazioni ai lavoratori sospesi, abbiamo fissato la data (ad ottobre) degli incontri con i singoli, che potranno portare in loro difesa quanto riterranno utile, poi daremo corso ai provvedimenti che, ripeto, possono essere assunti indipendentemente dall'esito del procedimento penale.
Quanto viene considerato reato dalla Giustizia è distinto da quanto viene considerata una condotta inaccettabile per un dipendente".

Avanzi intende rassicurare gli ospiti ed i famigliari che la revoca della misura cautelare da parte del Giudice non farà ritornare al lavoro gli operatori indagati che rimangono sospesi, da Iras, fino alla chiusura della contestazione disciplinare, al massimo entro 120 giorni.

"Non solo non rientrano in servizio in Iras le due Oss a cui è stata revocata la sospensione cautelare, ma nemmeno i due operatori della cooperativa di pulizie con cui sono in contatto. Iras ha subito un danno evidente dalla condotta di questi soggetti, è intenzione del commissario, che è il legale rappresentante dell'Ente, di costituirsi parte civile nel procedimento penale".

La costituzione di parte civile di Iras potrebbe essere un mezzo per chiedere il risarcimento conseguente al reato di maltrattamento eventualmente commesso, ma è anche l'unico modo affinchè il danneggiato dal reato possa divenire parte attiva nel processo penale ed entrare pienamente in contraddittorio con il Giudice.
Per il Gip attualmente non sussistono più i presupposti per la reiterazione del reato nel caso dei quattro operatori che hanno visto accolta la richiesta di revoca della misura di sospensione cautelare, ma tutti e nove rimangono comunque accusati di maltrattamenti aggravati in concorso nei confronti di anziani ospiti non autosufficienti.
Articolo di Sabato 24 Agosto 2019

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