Condividi la notizia

CASE POPOLARI

Per il Pd è una Legge che non risolve l’emergenza abitativa

Convegno molto partecipato a Badia Polesine (Rovigo) in cui si è discusso della nuova norma che regola i canoni delle abitazioni Ater e la disciplina sull’assegnazione

0
Succede a:

BADIA POLESINE (RO) - Introdotto dal vicesegretario Stefano Dall’Aglio, sabato 7 mattina nel circolo Pd di Badia Polesine, s’è regolarmente svolto il convegno sulla contestata Legge regionale 39 del 2017 che riforma i criteri di assegnazione degli alloggi popolari e che tante contestazioni sta suscitando per dire No ai nuovi criteri di calcolo dei canoni sulla base dell’Isee-erp (la Situazione Economica Equivalente per l'Edilizia Residenziale Pubblica). Hanno partecipato al dibattito aperto al pubblico: Graziano Azzalin, consigliere regionale, Giancarlo Saccardin della Cgil-Sunia di Rovigo, Samuel Scavazzin della Cisl e Riccardo Dal Lago della Uil.

Azzalin ha cercato di fare il punto su questa legge che, se nelle intenzioni voleva riordinare il settore è stata però mal scritta, tant’è vero che l’assessore Lanzarin ha accolto alcune proposte correttive riconoscendo implicitamente che qualcosa è da rivedere come dimostra l’istituzione dei Nuclei tecnici di analisi in ciascuna provincia.

“Stiamo parlando di una normativa, non osteggiata in linea di principio dal Pd ma di fatto da bocciare per le conseguenze anche drammatiche che l’aumento pressoché generalizzato produce nelle fasce più fragili della popolazione”. Di fatto, il 73% degli inquilini Ater ha avuto un aumento che in qualche caso triplica l’affitto. E’ una legge che non risolve l’emergenza abitativa (non a caso applicata maliziosamente dopo le elezioni europee), che è presentata male e, ancor peggio, sostenuta da una campagna mediatica sbagliata, che ha spostato tutta l’attenzione sui pochi furbetti per nascondere i problemi di una politica carente. “La verità, dice Azzalin, è che con questa legge si è voluto mascherare il fallimento del Piano strategico del 2013, tanto che ci troviamo con meno case di cinque anni fa”. Il vero problema, quindi, è la mancanza di una politica per la casa, che non si può risolvere con l’aumento dei canoni.

Oggi nel Veneto ci sono 14mila domande di alloggi senza risposta ma, poiché da decenni non s’investe un centesimo e non si fanno le manutenzioni necessarie, il risultato è che a livello regionale ci sono 5.600 alloggi sfitti, invendibili o non utilizzabili per vetustà e il pessimo stato di conservazione.

Senza contare che, così com’è, questa legge infierisce sulle fasce più deboli. Solo nella nostra provincia, il 40% degli inquilini è over 70 che vivono soli, 224 sono le famiglie con disabili e 220 quelle che sono composte da un disabile e un anziano. Il risultato è che molti, disperati, finiscono con l’affidare a parenti e conoscenti i pochi risparmi pur di rientrare nei parametri stabiliti, esponendosi a rischi pericolosissimi.

Saccardin, condividendo l’analisi del consigliere regionale, ritiene che indubbiamente le soglie Isee-erp siano da elevare e da correggere focalizzandole sul reddito corrente, anziché sui risparmi di una vita (spesso necessari per affrontare gli imprevisti correlati all’età). “Non si capisce, ha detto, perché quello che si fa in Lombardia non possa essere fatto da noi”.  Gli hanno fatto eco Dal Lago e Scavazzin confermando entrambi che il vero problema risiede nella mancanza di qualsiasi politica per l’edilizia popolare dalla fine degli anni settanta, com’è invece avvenuto altrove in Europa ma anche in altre regioni italiane.

Fedele al principio della progressività fiscale e della solidarietà sociale, il Pd ha proposto inutilmente a Zaia l’introduzione di un’addizionale Irpef del 2% per i redditi superiori a 80mila euro (come avviene nelle altre regioni). Questo avrebbe dato al Veneto un introito stimato in 150milioni da investire nel sociale ma non è stata accolta.

Insomma, s’impone una modifica sostanziale della legge 39 e, ancor più, dell’art.7 del regolamento attuativo che stabilisce i contestati criteri per ricalcolare il valore degli affitti con le distorsioni denunciate. “In verità furbetti si annidano in quel 25% di Veneti che non hanno presentato la denuncia dei redditi” ha concluso Saccardin. In ogni caso, l’indicazione del Sunia è di non disobbedire alla legge rischiando lo sfratto, ma di lottare mobilitandosi per dire no agli aumenti iniqui e agli sfratti. Urge cambiare questa legge partendo dall’aumento del valore di soglia dei 20mila euro Isee-erp e, ancor più, introducendo una franchigia per neutralizzare i valori patrimoniali, come avviene in altre regioni.

Ugo Mariano Brasioli

Articolo di Domenica 8 Settembre 2019

Condividi ora la notizia con i tuoi amici

Oggi in Cronaca

La tua opinione conta!

Contribuisci alle discussioni quotidiane con gli altri utenti di RovigoOggi.it