Condividi la notizia

SCAVI A SAN BASILIO

L’archeologia 2.0 parte da Ariano nel Polesine 

Ripresi gli scavi nella tenuta Forzello a San Basilio ad Ariano Polesine grazie alla sinergia di due università, del Comune, del Mibac e al finanziamento di Fondazione Cariparo. L'obiettivo è fare rete e permettere un'esperienza diretta ai turisti

0
Succede a:

ARIANO NEL POLESINE (ROVIGO) - Al via il turismo archeologico. Nasce una rete perché la gente abbia un modo diverso per avvicinarsi all’archeologia, con esperienza diretta compresa. Parte da Ariano nel Polesine l’archeologia 2.0 con l’obiettivo di realizzare una doppia azione: diventare una tappa del tour che approfondisce l’archeologia Veneta e dall’altra offrire un’esperienza diretta delle attività di scavo, ovvero coinvolgendo i turisti con attività dimostrative e in prima persona. Tutto questo a partire dall’unico sito di scavi archeologici aperto al pubblico esistente in Polesine, ovvero dal sito di San Basilio (LEGGI ARTICOLO), una delle aree più interessanti sotto il profilo archeologico del Polesine e del parco del Delta del Po.
A distanza da 15 anni dall’ultima volta che successe è partita una campagna di scavi che mira ad approfondire un antico insediamento pre-romano del VI secolo a.C., vitale in età arcaica che divenne in epoca successiva una importante Mansio romana lungo l’antica via Popillia.

Un progetto di ampio respiro dunque che vede la sinergia del comune di Ariano Polesine, il parco regionale Delta del Po, il MIbac (con il polo museale Veneto e la Soprintendenza di Verona, Rovigo e Vicenza), ben due università, Ca’ Foscari di Venezia e l’Università degli studi di Padova, con il finanziamento di Fondazione Cariparo e il cofinanziamento del progetto Interreg Italia-Croazia.

"Essere al centro di questo grande progetto che intende guardare al futuro dell’archeologia e del turismo per il nostro territorio - spiega la sindaca Luisa Beltrame - ci rende orgogliosi ed entusiasti. E’ importante che si ritorni a scavare qui dove è nata la nostra civiltà. Ciò che mi affascina del nuovo progetto è questa esigenza di fare rete, di condividere, di sviluppare per aree tematiche il valore della nostra storia”. In primis Adria e il suo museo archeologico, come spiega la direttrice Alberta Facchi, "ma anche Loreo, oltre San Basilio, per citare il piccolo circuito dell’archeologia del territorio, ovvero nel parco archeologico del Delta del Po”.

Giuseppe Toffoli, vice presidente di Fondazione Cariparo, ribadisce come un progetto del genere, la ripresa degli scavi in un’ottica di sviluppo del territorio, sia proprio tra le linee di intervento di Fondazione. “Tradizionalmente il turismo è votato ai beni culturali ed artistici, è giusto che questa domanda di turismo archeologico sia intercettata dal territorio che ha tantissime potenzialità. E’ con soddisfazione che vediamo il territorio, nel passato diviso dai campanili, come un soggetto unico che si propone all’esterno con una strategia condivisa”.

A rappresentare il parco Delta del Po c'era Marco Gottardi: “Il percorso imboccato con questo progetto ci può portare distante: a San Basilio si riscopre lo scavo e a questo si abbina l’attrazione turistica. Il settore culturale può essere forma di consapevolezza e di economia di nuovo sviluppo della nuova area”. 

Entrando nel tecnico le ricerche sono riprese nel sito Veneto - Etrusco della tenuta Forzello. Le campagne di scavi sono finanziate per due annualità dove le due università si avvicenderanno in periodi diversi. Prima di affidare la campagna erano state fatte delle prospezioni per individuare l'area migliore in cui scavare nei prossimi due anni. 

D’altro canto Silvia Paltineri, docente dell’università di Padova che eseguirà gli scavi dal 7 al 25 ottobre, spiega come il “sito di San Basilio sia fondamentale, antico, più antico di quello di Adria. Era un approdo centrale frequentato dai greci che navigavano l’Adriatico. Le prospettive di ricerca sono promettenti. Lo sono anche dal punto di vista di una ricostruzione complessiva del paesaggio antico. La costa era arretrata e l’abitato si trovava su una antica duna costiera. Era dunque un centro abitato che si snodava su paesaggio diverso". 

Giovanna Gambacurta, docente dell’università di Venezia, che guida l’attività di scavo in corso a cura degli studenti dei corsi (avanzati) di archeologia fino al prossimo 14 settembre, davanti allo scavo aperto spiega: “E’ stato importante individuare il sito etrusco già visto negli anni ’80. Il sito etrusco non è esattamente sotto a quello romano, che si è spostato a sud”. I suoi studenti stanno cercando con raschietto e spazzolino di portare alla luce una parte pavimentale rossa da definire, collocabile nel quarto secolo a.C. "E’ possibile - spiega - che sotto la falda attuale sia presente un abitato più antico”. Gambacurta illustra come sia un lavoro di pulizia, di rilievo perfettamente misurato con i riferimenti metrici, topografici, il tutto completamente geolocalizzato, foto di dettaglio e di insieme. “Da qui capiremo come e dove espanderci successivamente”

La prossima data di scavo aperto al pubblico sarà il 19 ottobre a cura dell’università di Padova. 

Articolo di Mercoledì 11 Settembre 2019

Condividi ora la notizia con i tuoi amici

Oggi in Cronaca

La tua opinione conta!

Contribuisci alle discussioni quotidiane con gli altri utenti di RovigoOggi.it