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AMBIENTE TAGLIO DI PO

Italia Nostra: "Troppi polli a Taglio di Po"

La presidente dell'associazione Italia Nostra di Rovigo, Donata Fischetti lancia l'allarme sulla pericolosità per la salute che porterebbe l'estensione dei vari allevamenti di polli nel territorio di Taglio di Po

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TAGLIO DI PO (Rovigo) - "Pollina e mosche, mosche e pollina, sembra un mantra, una fetida cantilena che si ripete senza soluzione di continuità". Così la presidente dell'associazione Italia Nostra di Rovigo, Donata Fischetti, sul problema degli allevamenti intensivi del Polesine, ma in particolare del territorio di Taglio di Po, dove lei abita. "Si sente spesso dire: "Non si muore per un po' di puzza", ma neppure si vive bene, anzi, è provato che ha comunque effetti sulla salute. E se ci aggiungiamo le mosche che invadono le case di Taglio di Po prossime agli allevamenti intensivi di polli l'infelice quadro è servito".

"E' di pubblico dominio ormai che anche a Taglio di Po, come a PortoViro, Corbola, Ariano nel Polesine, Villadose, Lendinara, le vivibilità peggiori ciclicamente, in concomitanza con la fine dei cicli di allevamento dei milioni di polli che ormai popolano il territorio. Ad essa corrisponde un aumento delle emissioni odorigene, puzza, insomma, e mosche moleste che infastidiscono i cittadini e gli ospiti delle attività turistiche e di ristorazione costringendo i proprietari a personali e costosi interventi di disinfestazione e mille disagi, pur non avendo alcuna responsabilità".

Sottolineando con forza: "La cronaca di questi giorni ci informa che a Taglio di Po è in itinere il progetto per un ulteriore ampliamento degli allevamenti presenti , con una densità di polli per metro quadrato  di 19,5 capi e oltre. Praticamente un pollo sull'altro. L'ottica dei proprietari è sempre quella del rendimento massimo, oltre il sostenibilmente razionale". E qui la domanda chiara: "Ma quale tipo di prodotto potrà mai uscire da un allevamento, sostenuto probabilmente da presidi farmaceutici per evitare malattie e questo sarà poi un alimento o, più prosaicamente, un cibo qualunque? Perchè "alimento" è parola troppo elevata per il prodotto di questi lager da"galline in fuga"; poi i polli finiranno sulle nostre tavole col loro carico di sostanze che assorbiremo. Certo che tutto questo è ancor più avvilente perchè accade nel Parco del Delta del Po".

Concludendo infine: "Dal Parco del Delta del Po, patrimonio MAB dell'UNESCO, si potrebbe lanciare un messaggio di sostenibilità e salubrità dei prodotti di questo territorio, ampliando l'offerta già presente, includendo anche gli allevamenti che non dovrebbero mai essere intensivi. I prodotti certificati sono ricercati, economicamente vantaggiosi anche per chi li produce, rispettano l'uomo e l'ambiente in cui vive; e, magari, portano pure qualche posto di lavoro in più rispetto ai carnifici industriali". "Oltretutto ha un senso realizzare nuovi allevamenti di polli in un Paese come l'Italia che soddisfa già la propria domanda al 108%?
Servono all'esportazione verso l'estero? E a noi puzza e mosche. Credo che al sindaco di Taglio di Po Francesco Siviero vada dato il sostegno e la forza per opporsi ragionevolmente a nuovi allevamenti e che noi cittadini dobbiamo
essere da pungolo per questo".
Articolo di Giovedì 12 Settembre 2019

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