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DIRITTI ESCLUSIVI DI PESCA

La pesca fiore all'occhiello del Polesine "da salvaguardare non da mettere alla gogna"

Mauro Baldi, segretario generale Flai Cgil Rovigo, teme una "guerra tra poveri". "La politica ha la responsabilità di dare riscontri sul tema dell’occupazione e della qualità del lavoro"

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ROVIGO - "Le richieste e le osservazioni di chi si misura quotidianamente con la fatica del mare devono essere finalmente accolte". E' perentorio Mauro Baldi, segretario generale Flai Cgil Rovigo, per quanto riguarda la proroga dei diritti di concessione delle lagune da parte della Provincia di Rovigo. Si è tenuta qualche giorno fa l'importante manifestazione di protesta che ha raccolto nel capoluogo rodigino almeno 700 lavoratori del comparto pesca (LEGGI ARTICOLO).
"Dopo anni e ripetute promesse da parte della politica (territoriale e regionale) i problemi sopra evidenziati, oltre al mancato intervento sulle lagune che dovrebbe servire ad arginare l’acqua dolce che abbassando il grado di salinità uccide i molluschi, invece di diminuire aumentano, generando sempre di più difficoltà ed insicurezza tra chi lavora" spiega ancora Baldi. 

Quella di Pila è la più grossa flotta di pesce azzurro in Italia che dà lavoro a circa 300 marittimi. Ogni volta che questi lavoratori escono con l’imbarcazione dal Porto di Barbamarco, in determinate condizioni meteorologiche rischiano d’incagliarsi o di capovolgersi, mettendoli quotidianamente in pericolo. Senza dimenticare che nel comparto pesca troviamo una ulteriore eccellenza Polesana, che riguarda il mercato Ittico di Pila/Porto Tolle, che a livello regionale è secondo solo a quello di Chioggia e che sa fornire il 50% del pesce azzurro veneto.
Un comparto, quello della pesca, che ha nell’acquacoltura il vero fiore all’occhiello con il 78% della produzione veneta di vongole ed il 60% di mitili.

Tutto questo porta economia e lavoro a oltre 1800 famiglie del Delta, che, in un momento così difficile dell’intera economia nazionale e Polesana "devono trovare oltre al sindacato una politica che sia attenta e pronta a dare riscontri sul tema dell’occupazione e della qualità del lavoro in Polesine" spiega Baldi. 

"L’economia di questo territorio non può crescere in queste condizioni, anzi le ricadute sull’ambiente, sull’occupazione e sulla sicurezza rischiano di minare il proseguimento del lavoro svolto fino ad oggi con tanta fatica e sudore da chi opera. Il Polesine non è terra di conquista, come purtroppo avvenuto negli ultimi decenni, - prosegue il segretario Cgil - va invece salvaguardato nel suo insieme, nell’ottica del “bene comune” perché, dopo anni, non vorremmo rivedere un “film” già visto che ha portato, per scelte meramente politiche e partitiche, alla parziale chiusura di un Zuccherificio del Delta a vantaggio di una provincia limitrofa". 
"Non vorremmo -  conclude - che ciò si ripetesse anche nella pesca rischiando di generare solamente “dumping” tra territori o per comprenderci meglio una “guerra tra poveri”.

Articolo di Giovedì 12 Settembre 2019

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