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MUSICA 

In città arriva il fondatore e co–leader degli Oregon

All’Auditorium Marco Tamburini, in via Pighin a Rovigo, con inizio ore 21 e 30, venerdì 20 settembre riprende il Venezze Jazz Festival 2019 con il chitarrista e pianista Ralph Towner. Ingresso libero fino ad esaurimento posti 

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ROVIGO - Riprende, dopo quattro mesi (ultimo appuntamento lo scorso 12 maggio al Teatro Sociale con la Venezze Big Band e Paolo Fresu) il Venezze Jazz Festival 2019, e nella sua seconda parte, quella autunnale, presenta altri tre concerti molto interessanti. Si ricomincia, in verità, proprio l’ultimo giorno d’estate, venerdì 20 settembre, con un vero e proprio evento: è di scena, in completa solitudine, il chitarrista e pianista Ralph Towner, fondatore e co–leader degli Oregon (ospiti del festival del Casalini due anni or sono), gruppo che ha fatto la storia del jazz moderno.

Prima di lui si esibisce, come di consueto, un gruppo formato da studenti del Dipartimento Jazz del Conservatorio F.Venezze, ed il quartetto in programma, allestito dalla giovanissima batterista Agata Garbin, promette un set intenso e coinvolgente. Con lui anche Matteo Zecchi, sax tenore, Marco Morandi, pianoforte e Marco Storti, contrabbasso.

Ralph Towner, nato in una cittadina dello stato di Washington il 1° marzo 1940, ha iniziato lo studio del pianoforte classico all’età di tre anni, e della tromba a cinque. E' passato alla chitarra molto più tardi, frequentando i corsi di composizione di Homer Keller presso l’Università dell’Oregon, dove fra l’altro ha incontrato il contrabbassista Glen Moore. All’inizio degli anni ’60 si è trasferito a Vienna per studiare chitarra classica con Karl Scheit. Nel 1968, tornato negli Stati Uniti, ha iniziato a frequentare a New York il Consort di Paul Winter, pioniere della world–music. Nel 1970, insieme al vecchio compagno Glen Moore, ha deciso di fondare un suo gruppo. Si sono uniti a loro Paul McCandless e Collin Walcott, anche loro musicisti del Paul Winter Consort, e sono così nati gli Oregon, gruppo tuttora attivo, fra che l’anno prossimo festeggerà il mezzo secolo di attività. Con trenta album alle spalle, nonostante qualche cambio di formazione (oggi ne fanno ancora parte solo Towner e McCandless), Oregon è senza dubbio uno dei gruppi più longevi ed influenti del jazz moderno.
Meno nota forse al grande pubblico è l’intensa ed altrettanto importante attività di Ralph Towner da leader. Oltre che straordinario strumentista, soprattutto alle chitarre, è anche un compositore lucido e personale. Il suo primo disco da solista risale al 1972, e coincide con il debutto discografico degli Oregon. Da allora a oggi la sua produzione discografica da leader è stata pubblicata unicamente per ECM, essendo vicina ai principi estetici che già da allora caratterizzavano l’etichetta di Manfred Eicher; più variegata per l’alternarsi di lavori in solo, duo ed anche con qualche gruppo, ma alimentata dalla stessa idea di possibile musicale, che gli Oregon interpretano a livello collettivo: ovvero il desiderio di evocare tempi e luoghi stravolgendo la nozione di folklore, insieme a quelle di presente e passato, di Nord e Sud. Memorabili sono stati i suoi duetti con Glen Moore, Gary Burton, Paolo Fresu ma soprattutto con Gary Peacock. Nell’ultimo suo lavoro solitario, “My foolish heart”, datato 2017, suona soltanto le chitarre, classica ed a dodici corde. Il disco, che è un dichiarato omaggio al trio di Bill Evans con Scott LaFaro e Paul Motian – fonte d’ispirazione per tutta la sua carriera, come dichiara nelle note di copertina – comprende, oltre al brano che gli dà il titolo (fra l'altro unico standard presente), anche due nuove versioni di brani scritti a suo tempo per gli Oregon (Shard e Rewind) ed un commosso ricordo del pianista Paul Bley (Blue as in Bley).

La rassegna jazz del Conservatorio proseguirà quindi, sempre all’auditorium di via Pighin, il 17 ottobre con la Venezze Big Band, diretta da uno dei più quotati arrangiatori e direttori d’orchestra contemporanei, lo svedese Mats Holmquist, per chiudersi il 9 novembre con il trio di uno dei più importanti pianisti europei degli ultimi trent’anni, il romano Enrico Pieranunzi.

Entrata libera e gratuita fino ad esaurimento posti (n. 99)

Articolo di Lunedì 16 Settembre 2019

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