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COLLEZIONE EGIZIA ROVIGO

Meryt e Baby non sono madre e figlia [VIDEO]

Le due mummie di donna e neonato sono il pezzo forte del progetto regionale di studio EgittoVeneto sostenuto da Fondazione Cariparo. La studiosa Claudia Gambino spiega la scoperta

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ROVIGO - Che cosa ci fanno delle mummie egizie a Rovigo? Quali storie si celano dietro innumerevoli reperti che dalle valli del Nilo hanno attraversato il Mediterraneo fino a noi?

Queste sono le risposte a cui il team EgittoVeneto dal 2008 ha cercato di rispondere. Il progetto EgittoVeneto, coordinato dal prof. Emanuele M. Ciampini, docente di Egittologia a Ca' Foscari, e dalla prof.ssa Paola Zanovello, docente di Archeologia Greca e Romana all’Università degli Studi di Padova, con il supporto della Regione del Veneto insieme con la Soprintendenza Archeologica del Veneto, il Centro Musei di Ateneo, i direttori e responsabili dei Musei coinvolti, e della Fondazione Cariparo. Al progetto collabora oggi un team operativo di ricerca composto da Claudia Gambino, Giulia Deotto e Martino Gottardo, con la consulenza di studiosi, tecnici e specialisti di varie discipline: dall'egittologia e lo studio delle province romane, all'informatica e la comunicazione, all'archeometria e l'analisi dei materiali, al turismo e la valorizzazione dei reperti archeologici, afferenti ai diversi enti, partner della ricerca.


Una delle collezioni di maggior pregio in Veneto, a cui si è pensato di dare una valorizzazione museale, è quella di Rovigo di Giuseppe Valsè Pantellini, imprenditore rodigino vissuto in Egitto nel XIX secolo. La sua collezione è attualmente conservata presso l'Accademia dei Concordi di Rovigo e vanta da sola 500 reperti, tra cui cofanetti lignei, sigilli, steli e statuine. Il “pezzo forte” della collezione sono però due mummie, protagoniste di una recente mostra inaugurata il 14 aprile 2018 dalla Fondazione Cariparo ed esposte in Cina: un adulto e un infante, soprannominate Meryt e Baby.

Il fitto mistero che le avvolge ha richiesto innanzitutto una meticolosa operazione di restauro, condotta su un tavolo anatomico da una specialista del Museo Egizio di Torino, a cui è seguita analisi col metodo del carbonio C14, le tac, le indagini chimiche e la ricostruzione tridimensionale dei corpi, in collaborazione con l’Ospedale di Rovigo, il laboratorio del Museo Egizio di Torino e la Polizia Scientifica del Triveneto.

Ebbene, dopo tanto lavoro, la conferma che Baby non può essere il figlio/a di Meryt poichè la donna, di età 18-25 anni non avrebbe mai partorito.
Articolo di Lunedì 23 Settembre 2019

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