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AMBIENTE VILLADOSE

Dopo il caso Fresenius, Terre Nostre chiede la testa dell’assessore Vittorio Novo

Dialogo impossibile con l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Gino Alessio, il comitato ambientalista pretende risposte dopo la diffida per gli sversamenti non autorizzati di Fresenius Kabi

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VILLADOSE (Rovigo) - Il comitato Terre nostre di Villadose per voce di Lucia Pozzato e Barbara Businaro intende rilanciare la propria richiesta di trasparenza per quanto riguarda le questioni ambientali che interessano il territorio.
Il documento da loro predisposto, in 5 punti, riguarda un ultimo tentativo di superare l’impossibile dialogo del comitato con l’amministrazione comunale guidata da Gino Alessio, un confronto mai entrato nel merito degli argomenti, ma solo rimasto alla forma dei documenti trasmessi dal comitato all’amministrazione e viceversa.

Su questo fine mandato del sindaco Alessio il comitato chiede, senza giri di parole, la revoca da parte di Alessio dell’assessore all’ambiente Vittorio Novo, per manifesta incapacità a gestire il referato, ed una stoccata viene anche riservata al vicesidaco, Ilaria Paparella, imprenditrice del settore florovivaista che, guarda caso, secondo il comitato, “preferisce irrigare il proprio vivaio con acque provenienti da distante, piuttosto di quelle prelevate dal canale confinante al suo fondo con l’azienda Fresenius”.

Il primo punto riguarda la zona industriale: “la recente diffida emessa dalla Provincia con destinataria la ditta Fresenius Kabi Ipsum (LEGGI ARTICOLO) è solo l’ennesimo atto dovuto che gli Enti locali sono stati costretti a produrre a causa di una protesta cittadina sempre più forte – sostengono a Terre Nostre - L’intento maldestro, in questi anni, è stato quello di risolvere una grave situazione con misure assolutamente inadeguate. Sembra quasi che gli Enti, di fronte ad un colosso della chimica multinazionale, abbiano il timore di intervenire. Chi ha permesso a Fresenius di sversare i propri rifiuti nella fognatura cittadina? La ditta era già stata destinataria di diffide, la situazione non regolare era già stata certificata più di un anno fa, nonostante le lamentele della cittadinanza di Pezzoli proseguissero dal 2016. Perché, in fretta e furia, nell’agosto 2017, è stato concesso alla ditta di ampliarsi in deroga alle norme urbanistiche e costruire il nuovo centro di ricerca, nonostante la situazione ambientale fosse tutt’altro che chiara? A cosa sono serviti i lavori urgenti alla condotta fognaria che collega la zona industriale al depuratore, eseguiti lo scorso anno ad opera di Acquevenete? Sono stati pagati con i soldi della cittadinanza a che scopo?

Le nostre domande aumentano, considerato che il Sindaco, alla nostra richiesta di convocare un consiglio comunale aperto o una serata pubblica ancora nell’estate del 2017, ha sempre risposto procrastinando. Altri suoi colleghi di giunta si sono divertiti a irridere noi e i cittadini, accusandoci addirittura di diffondere fake news, ma venendo sempre smentiti dai fatti. Ribadiamo qui la nostra richiesta di rimuovere l’assessore all’ambiente Vittorio Novo, per manifesta incapacità di gestire un incarico tanto delicato.

Dopo questa ultima diffida attendiamo prese di posizione drastiche: perché non è stato ancora imposto di costruire un impianto ad hoc di pretrattamento dei rifiuti proprio in zona industriale? Come si ha intenzione di intervenire su un’Aia, davvero molto permissiva a favore di Fresenius, considerato il reiterarsi di episodi di inquinamento? Perché l’azienda non viene inserita nell’elenco di quelle a rischio rilevante prevista dalla cosiddetta normativa Seveso?


Il secondo punto riguarda il nuovo insediamento produttivo di un impianto a biometano, illustrato dal sindaco Alessio nel primo incontro del tavolo ambientale di Villadose, a porte chiuse. “Non abbiamo registrato ancora alcuna presa di posizione chiara sul progetto depositato di nuova costruzione di un impianto a biometano proprio nei terreni limitrofi alla ditta Fresenuis Kabi. L’amministrazione dica chiaramente da che parte sta: l’ennesima ditta straniera (svizzera) viene a speculare nel nostro territorio, con un’attività che genera solo fastidi e pressoché nessun posto di lavoro – sottolineano a Terre Nostre - Si alimenta solo la filiera degli allevamenti intensivi di polli, che richiedono impianti sempre più grandi per lo smaltimento della pollina, che poi verrà gettata nei nostri campi. Si spaccia per utile materia organica lo scarto di lavorazioni che di agricolo non hanno più nulla: sono industrie di polli, dove si utilizzano dosi massicce di farmaci e antibiotici. Il legame con la terra è solo sulla carta, il concetto di agricoltura è stravolto e piegato a logiche meramente speculative, e a questo noi ci opponiamo fermamente.

Non solo Fresenius per Terre Nostre di Villadose. Il terzo punto riguarda gli spargimenti effettuati da Coimpo sulle terre di agricoltori locali. “Sappiamo con certezza che alcuni nostri terreni agricoli sono stati oggetto di sversamenti di fanghi Coimpo – affermano da Terre Nostre - abbiamo chiesto al comune cosa intenda fare per la caratterizzazione e il monitoraggio di tali terreni e dei prodotti agricoli derivati, anche alla luce della richiesta di informazioni spedita dal Ministero dell’Ambiente al nostro sindaco: non abbiamo ancora ricevuto alcuna risposta. Ci preoccupa anche sapere che alcuni terreni agricoli sono affittati a Sesa, già oggetto di indagine per produzione di compost non conforme: è necessaria una indagine su tali terreni e una moratoria sugli sversamenti valida per l’intero comune”.

In materia del “contentino” istituzionale di aver invitato due componenti su sei al tavolo ambientale il comitato Terre Nostre presenta la quarta rimostranza. “L’amministrazione comunale ha creduto di concederci molto instituendo un Tavolo tecnico ambientale, a distanza di due anni dalla nostra richiesta supportata da un migliaio di firme: per regolamento stabilito da assessori e consiglieri, solo due persone provenienti da associazioni sono ammesse al tavolo più sei persone consiglieri comunali. Possono assistere alle sedute il resto dei consiglieri e gli assessori, il pubblico però è “di norma” non ammesso,  a meno che la maggioranza dei membri lo richieda.
Va da sé che con questi numeri le associazioni ambientaliste, in vistosa minoranza, non avranno voce in capitolo su niente”.

Oltre ad avere un inceneritore, in Fresenius, Villadose è la capitale provinciale delle discariche, di cui Taglietto 1 è tattica regionale per i rifiuti speciali assimilabili ai solidi urbani. Su questo punto il comitato Terre Nostre presenta la quinta interrogazione: “abbiamo fatto una istanza di accesso agli atti per quanto riguarda le discariche Taglietto 0 e Taglietto 1: quali rifiuti vengono portati in discarica? Che tipo di azioni si stanno facendo per evitare l’inquinamento della falda da percolato di Taglietto 0? Quale futuro è previsto per Taglietto 1? Ancora nessuna risposta”.
“Con questo panorama di punti di criticità in un solo comune – conclude il comitato Terre Nostre di Villadose - ci si aspetterebbe che le iniziative promosse a livello provinciale per cooperare con altri comuni al fine di agire almeno su alcune delle cause  di inquinamento della nostra provincia trovassero il favore dei nostri politici locali: nessuno dei nostri consiglieri ha partecipato all’incontro per i comuni della provincia  promosso dal sindaco di Rovigo, nemmeno l’assessore all’ambiente che continua a non occuparsi di ambiente.

La sfiducia dei villadosani nei confronti dei propri rappresentanti istituzionali è ormai palpabile: respirare solventi o altre sostanze ancora non note in modo costante di certo non è qualcosa di positivo per la salute umana.
Le centraline nei pressi del polo scolastico e della discarica richieste da un migliaio di firme dei cittadini non sono mai state installate.
Problematiche di questo genere dovrebbero essere tra le priorità per un sindaco e tutta l’amministrazione”.

Per fare chiarezza su questi problemi e ottenere risposte a queste domande fondamentali, il Comitato Terre Nostre chiede urgentemente un confronto tra il sindaco e i cittadini.
 
Articolo di Lunedì 23 Settembre 2019

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