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ACQUA E CLIMA

Clima ed inquinanti nell'acqua: il punto in Polesine con il richiamo al percolato delle discariche

Si è tenuto venerdì 4 ottobre al Museo dei Grandi Fiumi di Rovigo, promosso da Acquevenete e Confservizi in collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti del Veneto ha approfondito il tema del ciclo dell'acqua con un focus sui Pfas ed i nuovi inquinanti

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ROVIGO - Cambiamenti climatici e inquinanti emergenti. Un interessante seminario si è tenuto alla sala Flumina del museo dei Grandi fiumi dedicato ai giornalisti ma che ha visto la presenza di istituzioni e cittadini. Lo stato di salute dell’acqua è un tema caro a tutti.

All’indomani della fusione di Polesine Acque con il gestore attuale per la bassa padovana e il Polesine, Acquevenete, sta affrontando e risolvendo le problematiche che gli si stanno parando davanti: nuovi inquinanti emergenti oltre le conseguenze di un cambiamento climatico globale. L’evento è stato organizzato da Acquevenete e Confservizi Veneto, in collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti del Veneto.

Dopo i saluti del sindaco Edoardo Gaffeo, che ha sottolineato come il tema dell’acqua sia multidisciplinare e che per raccontarlo bene servono competenze scientifiche e non approssimazione, “proprio qui in Polesine dove il rapporto con l’acqua ha sfumature più varie”, ha salutato la platea Nicola Mazzonetto, direttore di Confservizi veneto.


La parola è passata a Massimo Mazzola, geologo del centro servizi idrogeologici Arpav, che ha affrontato il cambiamento climatico in atto sotto tutti gli aspetti del sistema acqua-terra, partendo dallo stato quantitativo della risorsa acqua. Acqua di cui la pianura veneta è satura, ma ormai la qualità non è pari alla quantità. A dettare il cambiamento in atto sul pianeta è la temperatura in aumento, con gli effetti che sono sotto gli occhi di tutti. “La possibilità umana di intervenire sul ciclo dell’acqua è limitata, siamo governati da leggi fisiche e climatiche a scala planetaria, che qui possiamo affrontare solo su scala regionale”. 

Studiare, pianificare e programmare” questa è la ricetta che mette a disposizione Nicola Dall’Acqua, direttore della direzione Ambiente della Regione Veneto e commissario Pfas acquedotti. “Quando manca un passaggio di questi si rischia grosso. Come è successo con il caso Pfas che ci ha fatto perdere uno degli acquiferi del Veneto. Studi fatti male, cattiva pianificazione e pessima programmazione hanno portato al caso dei Pfas di Vicenza. Per anni si è dato da bere a 120mila persona acqua che si pensava ottima”, per cattiva pianificazione proprio a monte del pozzo che pescava l’acqua da distribuire si è insediata l’azienda chimica Miteni, “in una zona di ricarica di acquiferi, precisamente in una zona di solo ghiaia prima di arrivare all’acqua”. Similmente per Dall’Acqua il problema Pfas coinvolge il percolato delle discariche, e visto il complesso ciclo dell’acqua, c’è il rischio che poi finisca in falda, “Per questo il legislatore e la programmazione non deve permettere mai più la collocazione di discariche sulle zone di ricarica degli acquiferi”.

Dall’Acqua presenta il quadro con una certa chiarezza: da una parte il sorgere di inquinanti nuovi sconosciuti, 100 nuovi l’anno, nel momento in cui c’è il sospetto si devono attivare metodiche e tecnologie per il riconoscimento e l’individuazione dell’inquinante stesso; dall’altra la legislazione, lenta come una lumaca, che fissa limiti da non superare, ma sulle nuove sostanze impiega del tempo per farlo, anni. Così la Regione Veneto opera in prevenzione collaborando fortemente con le aziende pubbliche, “e per fortuna che sono pubblici i gestori dell’acqua perché se fossero privati non sapremmo la risposta alla nostra richiesta di rispettare dei limiti che non sono normati a livello nazionale o europeo”.

Le conseguenze di queste sostanze, prima i 12 Pfas, adesso il Cc6o4, non si conoscono. Sarà la sanità a rispondere nel tempo.

Anna Moschin, responsabile del laboratorio analisi di Acquevenete, ha illustrato come si è attrezzato il laboratorio con protocolli di ricerca e strumenti con i nuovi inquinanti emergenti. Monica Manto, direttore generale di Acquevenete, ha parlato della programmazione dei piani di tutela dell’acqua. Delle soluzioni, sperimentali, messi in atto per abbattere il Cc6o4, con il cambiamento dei filtri nelle centrali di potabilizzazione lungo l’Adige e il Po ogni 4 mesi. E come la pianificazione del gestore stia programmando la sostituzione completa dell’approvvigionamento dell’acqua oggi lungo il Po.

Articolo di Venerdì 4 Ottobre 2019

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