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AMBIENTE

Francesco Gennaro ad Acquevenete: No alla chiusura dei depuratori di Po ed Adige

Il rappresentante di Europa Verde Rovigo al gestore idrico pubblico: "Con l'arrivo della conduttura pedemontana il rischio per i grandi fiumi è che diventino fonte di inquinamento incontrollato per terreni, colture, pesci, molluschi, cittadini e turisti"

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ROVIGO - Il gestore del ciclo integrato dell’acqua in Polesine è al 100% pubblico. Così come nella bassa padovana ed in alcuni comuni del vicentino. Il suo operato è soggetto all’indirizzo di 3 diversi consigli di bacino, anch’essi pubblici che garantiscono la qualità dell’acqua così come indirizzano gli investimenti del gestore Acquevenete.

Il comitato ambientalista Europa Verde di Rovigo ha partecipato all’interessante convegno che si è tenuto venerdì scorso al Museo dei grandi fiumi di Rovigo promosso da Acquevenete e dall’Ordine dei Giornalisti del Veneto.
Si è parlato dello stato di salute dell’acqua che beviamo dai rubinetti e dei nuovi e vecchi inquinanti che vengono monitorati (LEGGI ARTICOLO).

“Molto rilevante è stato l’intervento di Nicola Dall’Acqua dirigente del settore Ambiente della Regione Veneto che, molto onestamente, ha ammesso che fino ad un recente passato, c’è stata cattiva pianificazione e scarsa programmazione”.

Europa Verde di Rovigo, che era presente al seminario con tre suoi esponenti, prende atto delle scuse che il dirigente regionale ha fatto nei confronti di tutti quei cittadini, specialmente della provincia di Vicenza, a cui sono stati somministrati attraverso i rubinetti i temibili e insidiosi Pfas.
Prende atto anche con soddisfazione che lo stesso dirigente regionale abbia ammesso che è una fortuna che il servizio idrico sia pubblico.

“Molto discutibile, invece - secondo Europa Verde - è stato, a nostro parere, l’intervento di Monica Manto, direttrice generale di Acquevenete, quando ha parlato della programmazione degli investimenti. Nulla da eccepire sulla buona volontà e sull’impegno nel monitoraggio dei Pfas e degli altri nuovi sospetti inquinanti come il composto denominato cC604 che inquina il fiume Po provenendo da una fabbrica chimica in Val Bormida. Ma quando la direttrice sciorina il prossimo investimento di 120 milioni di euro per le condotte che porteranno l’acqua dalla pedemontana fino a Cavarzere e a tutto il Polesine, per chi ha un po’ di memoria, vengono i brividi.

Cosa si può dire della programmata chiusura delle attuali centrali di potabilizzazione sia sul Po che, successivamente, sull’Adige?”.

Ai dirigenti regionali e alla direttrice di Acquevenete il comitato Europa Verde di Rovigo fa una semplice domanda: “chi controllerà l’inquinamento dei due grandi fiumi che bagnano il Polesine quando l’acqua che porteranno non servirà più per essere potabilizzata e data ai cittadini?

Il destino del Polesine, se non cambiano le politiche regionali appare segnato: Adige e Po saranno la fogna incontrollata della Pianura padana, con danni enormi anche per le popolazioni che vivono sul Delta e sul mare, ricettacolo di ogni porcheria che andrà a inquinare pesci, molluschi e turisti”.

Le attuali centrali di potabilizzazione costituiscono, e per Europa Verde dovranno ancora costituire, un fondamentale presidio di tutela e di controllo della qualità dell’acqua.
“Anche se per motivi economici il loro numero dovesse ridursi, è fondamentale che non vengano tutte dismesse - afferma con forza Francesco Gennaro di Europa Verde - In una rete idrica integrata, potrebbero ancora servire a mantenere un eventuale fonte di approvvigionamento alternativa, in caso di improvvisi e imprevedibili shock della fonte pedemontana, come ci ha insegnato il caso dei Pfas.
Articolo di Lunedì 7 Ottobre 2019

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