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FALLIMENTO AIA

Il consorzio Aia è fallito. Adria si ritrova metà del debito, ma può dormire tranquilla

L'Area industriale attrezzata del basso Polesine Aia è stata dichiarata fallita. Dopo anni per provare a farla ripartire il tribunale di Rovigo ha accolto l'istanza presentata da Banca Intesa San Paolo

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ADRIA (Rovigo) - Nella giornata di giovedì 10 ottobre è arrivata la notizia dal Tribunale di Rovigo che martedì  8 ottobre è stata accolta l'istanza di fallimento del Consorzio Aia, di cui Adria detiene il 50% del capitale sociale, presentata dalla banca Intesa San Paolo che vantava un credito di circa 547mila euro, rivalutato a quasi 600mila, mai più restituito. I debiti del Consorzio Aia ammontano a circa 1,2 milioni di euro, di cui circa la metà verso l'istituto di credito. Il Consorzio era sorto nel 1978 per volere di cinque comuni, Adria, Ariano nel Polesine, Loreo, Rosolina e Papozze.

Anche qualora al Consorzio dovesse sostituirsi il socio di maggioranza Comune di Adria in proporzione alla quota sociale detenuta la cosa non spaventa l'amministrazione tanto che, con Federico Simoni assessore al bilancio comunale si era già costituito un fondo rischi e soccombenze ad hoc per il Consorzio Aia. Ad oggi, secondo l'assessore Wilma Moda sono congelati nel bilancio di Adria circa 500.000 euro, più che sufficienti a ripianare le perdite.


Nella sentenza di martedì 8 ottobre il giudice ha riconosciuto la posizione di Intesa San Paolo secondo la quale il consorzio è dotato di autonomia gestionale, finanziaria, contabile e patrimoniale rispetto agli enti partecipanti. Non sussisterebbero sotto l'aspetto dimensionale, i presupposti per non applicare all'Aia l'istituto del fallimento. Il consorzio a novembre del 2018 si era infatti opposto alla richiesta di fallimento (LEGGI ARTICOLO), ma il tribunale di Rovigo non ha accolto la richiesta e ha proceduto con l'istituto del fallimento. I cinque comuni coinvolti nel fallimento con le rispettive quote sociali sono: 50% Adria, 17% Rosolina, 16% Ariano nel Polesine, 11% Loreo e 6% Papozze.
Questi avevano già provato ad alienare le proprietà immobiliari del Consorzio, valutate circa 7 milioni di euro, ma inutilmente.

A parlare è il primo cittadino di Adria Omar Barbierato che commenta: "Siamo in collegamento con il liquidatore Filippo Carlin e l'avvocato Mazzucco per approfondire la scelta del tribunale e capire gli scenari che si aprono". "Il nostro dovere come amministrazione è quello di salvaguardare la città e i cittadini - spiega il sindaco - l'epilogo triste di questo potenziale strumento di sviluppo economico del territorio è figlio di molte scelte politiche che purtroppo non sono riuscite a salvaguardare e far funzionare il consorzio". Con la sentenza di fallimento il liquidatore Carlin è stato sostituito dai due curatori fallimentari: Sandro Secchiero e Laura Liviero.

"Prendo atto della decisione del giudice di rendere fallibile l'Aia: è chiaro che questo è solo l’epilogo di una storia che negli ultimi anni ha avuto risvolti a dir poco imbarazzanti - ha commentato Lamberto Cavallari - Non entro nel merito di eventuali responsabilità legali, ma di sicuro ne esistono di politiche e di morali, come gestioni con gravi errori di valutazione fino ad arrivare alla presidenza Lega - Ferro che solo con un po’ benevolenza si può definire ingiudicabile. Mi auguro solo che le conseguenze del fallimento adesso non ricadano sulle risorse della nostra città".

A parlare è anche il consigliere di minoranza Sandro Gino Spinello, che specifica: "Una cronaca annunciata, purtroppo la fine di una illusione, la prospettiva di sviluppo nata degli anni '70 con una legge regionale che doveva finanziare le infrastrutture, frutto dell’accordo tra le istituzioni, le maggiori forze politiche e le organizzazioni sindacali; la Regione ben presto ha disatteso i propri impegni. Con la vittoria del centrodestra ad Adria la giunta regionale pareva volerla resuscitare e rilanciare, promettendo finanziamenti che poi non sono mai arrivati; qualcuno localmente ha creduto a queste promesse da marinaio e ci è cascato, ha speso soldi che non aveva, da qui il disastro". "Spero che di tutto questo ci sia una riflessione in consiglio comunale".

Infine non manca l'opinione dell'ex sindaco Massimo Bobo Barbujani: "Prima o poi sarebbe accaduto, dato che era una situazione nell'aria". "Il debito durante la mia amministrazione si è abbassato. Credo che tutto questo sia accaduto per favorire qualcuno che adesso avrà l'opportunità di ottenere uno spazio; spero sono che da questo fallimento ne derivino opportunità di lavoro importanti per tutto il territorio". 

Il riferimento dell'ex primo cittadino Barbujani potrebbe essere essere rivolto al desiderio di ampliamento delle Cartiere del Polesine che avevano dimostrato interesse nell'acquisto di un importante appezzamento di terreno in area Aia, e che ora, con il fallimento, potranno rilevare in asta ad un valore inferiore.
Articolo di Venerdì 11 Ottobre 2019

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