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Mercati azionari, come stanno funzionando

Paolo Rimbano, consulente finanziario, propone due indicatori per valutare come stanno andando i mercati azionari: il Cape di Shiller e la media del mercato

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Mercati azionari: a che punto siamo?

ROVIGO - Nell’articolo precedente (LEGGI ARTICOLO) abbiamo visto come l’investimento azionario richieda un orizzonte di lungo periodo e come il rendimento dipenda molto dal momento di ingresso nel mercato. Abbiamo anche detto che nessuno può razionalmente prevedere quale sia il momento giusto per investire nei mercati azionari. Oggi vediamo due “indicatori” che ci aiutano a capire a che punto siamo e cosa potremmo aspettarci in futuro. 

A scanso di equivoci ribadisco che sui mercati finanziari non ci sono certezze. Dobbiamo per forza ragionare in termini di probabilità, e in questo caso un aiuto ci viene dalla matematica/statistica.

Nel grafico che segue è riportato un grafico di lunghissimo periodo del mercato che nel bene e nel male guida il mercato mondiale, ossia quello americano (in blu), al quale sono stati aggiungi due indicatori: l’indicatore Cape di Shiller (in arancione) e la media di lunghissimo termine del mercato (linea tratteggiata blu).

Semplificando al massimo, il Cape del premio Nobel Robert Shiller è dato dal rapporto tra il prezzo delle azioni di una società e gli utili che la società produce. Se il prezzo di un’azione è 10 e l’utile è 2, l’indicatore è pari a 5, che indica che servono 5 anni di utile per ripagarsi il prezzo dell’azione. Se a fronte dello stesso utile di 2 il prezzo fosse 50, l’indicatore sarebbe pari a 25, ossia servirebbero 25 anni per ripagarsi il prezzo. Preferireste aspettare 5 anni oppure 25 per ripagare il vostro investimento? Sicuramente 5. Capite che più basso è questo indicatore e meglio è: semplificando possiamo dire che un valore basso indica azioni a buon mercato, un valore alto invece è sinonimo di azioni care. Il valore attuale di questo indicatore è di 29,49, uno dei valori più alti di sempre. E’ stato più alto soltanto nel 1929 e nel picco azionario del 2000.

Statisticamente un valore come quello attuale in passato ha portato a rendimenti medi molto bassi o negativi nei 10 anni successivi. Lo si vede anche dal grafico: valori elevati, contrassegnati dalle frecce, sono spesso stati seguiti da cali del mercato. Cosa mi dice quindi questo indicatore? Che oggi il mercato azionario americano è probabilmente a prezzi cari. Attenzione, probabilmente cari e non certamente cari. Non mi dice che domani la borsa Usa crollerà. Potrebbe salire, e magari ancora molto. Mi dice solo che oggi, se investo in questo mercato, devo sapere che sto comprando a prezzi probabilmente cari e che nei prossimi anni posso attendermi probabilmente dei cali e rendimenti medi bassi.

Il secondo indicatore, molto più semplice, è la media del mercato. Essendo una media, ci sono momenti in cui il mercato è sopra la media e altri in cui è sotto. In questo senso la media taglia in due il grafico del mercato. La cosa importante da rilevare è che il mercato “ritorna alla media”, sembra attirato da questa linea. Così, quando è sotto la media tende a salire per recuperarla, mentre quando è sopra nel tempo tende a scendere o stabilizzarsi per ritoccarla. Ora il mercato è abbondantemente sopra la media di lunghissimo periodo, e anche questo è un segnale di mercati mediamente cari. Preferireste acquistare a prezzi mediamente cari o mediamente a buon mercato?

Per chiudere ripeto quanto detto prima: sui mercati non ci sono certezze. Vi chiedo però: per partire con un piano finanziario di lungo termine sui mercati azionari preferireste avere la probabilità a vostro favore o contro di voi?

Paolo Rimbano

Articolo di Domenica 20 Ottobre 2019

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