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CULTURA

Immagini dalla terra dei Griot

Suggestivo viaggio in Mali dell’ex assessore del comune di Badia Polesine (Rovigo), Idana Casarotto, per studiare le danze tradizionali. Incontro nella Casa della cultura e della legalità di Salvaterra venerdì sera

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BADIA POLESINE (RO) – Da sempre appassionata di viaggi, Idana Casarotto, da molti anni studia la danza tradizionale di alcuni paesi dell’Africa dell’Ovest. “L’ho sempre fatto in Europa finché, tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019, ho deciso andare in Mali tre settimane, per conoscere da vicino il contesto in cui queste danze si fondono con la tradizione locale”. Socia del Gruppo Fotografico 38 di Badia Polesine, ex Sezione Fotografica G.G. Bronziero, Idana ha scelto la fotografia per documentare questa sa esperienza, così da poterla condividere attraverso una delle forme comunicative più immediate: l’immagine.

È stato così che venerdì sera, 18 ottobre, nella “Casa della cultura e della legalità” di Salvaterra, l’ex assessore alla cultura di Badia, ha organizzato con la complicità di Remo Agnoletto un’interessante proiezione dall’ambientazione retrò (quella delle diapositive mostrate agli amici, per intenderci) nella quale tuttavia la danza è divenuta un pretesto per approfondire aspetti etno culturali del Mali, attraverso i visi delle persone incontrate e i racconti ascoltati e riportati dei Griot.

I Griot o djali, sono cantastorie, menestrelli errabondi, intrattenitori che girano di villaggio in villaggio ad animare le feste popolari con musica e racconti. In questo senso assumono anche un ruolo sociale diventando ambasciatori e veicolo storico vivente della tradizione. Esistono famiglie di griot che si tramandano il mestiere. La “storia” del Mali, le sue radici, la sua identità, sono indissolubilmente legate alla musica, alla religione animista e infine al corano. Le tre cose non si escludono.

Il mutare degli scenari ha in parte modificato la funzione dei Griot in molti paesi africani, alcuni lavorano per la radio o la televisione, altri sono diventati apprezzati musicisti in Europa (come Mory Kanté). Ma nell’Africa rurale, non c’è battesimo, matrimonio o occasione sociale in cui il Griot sia assente.

“Sono fortemente attratta dalle diversità socioculturali”, ha concluso la serata Idana, convinta che nelle diversità si possano trovare elementi in grado di aiutarci a comprendere non solo gli altri ma anche noi stessi e, in qualche modo, i Griot rappresentano la metafora dell’eterno movimento dei popoli.

Ugo Mariano Brasioli

Articolo di Domenica 20 Ottobre 2019

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