LAVORO
Libertà d’informazione è un diritto e un dovere
Nella “Casa della cultura e della legalità” di Salvaterra (Rovigo) incontro sul tema dell’informazione e la crisi del settore. Giornalisti precari e carta stampata che vende sempre meno
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BADIA POLESINE (RO) – Venerdì d’ognissanti, nella “Casa della cultura e della legalità” di Salvaterra, il Centro Documentazione Polesano ha organizzato un incontro sul tema: “Libertà d’informazione, un diritto e un dovere da difendere”. Si sono confrontati con un pubblico molto attento e partecipativo, Monica Andolfatto del Gazzettino, segretaria del Sindacato Giornalisti Veneto e Nicola Chiarini, collaboratore del Corriere del Veneto e portavoce di Art.21 Veneto. La conversazione, in cui il leitmotiv è stato: Non c’è libertà senza pluralismo e non c’è pluralismo col ricatto occupazionale, ha offerto l’occasione per riflettere sui problemi che investono la professione giornalistica oggi.
Monica Andolfatto, esperta di giornalismo d’inchiesta (nel 2008 si occupò del radicamento della Camorra nel Sandonatese, per cui fu minacciata dalla criminalità organizzata), ha parlato del futuro della categoria, della qualità dell’informazione, della crisi dell’editoria e dal crescente precariato. “Un giornalista precario, ha sostenuto, magari pagato a cottimo, è un giornalista ricattabile e perciò meno libero, senza contare l’esposizione alle querele temerarie intentate a costo zero utilizzate per intimidirlo, anche se di solito finiscono con il proscioglimento del giornalista, spesso senza arrivare a processo, ma va anche detto che i professionisti dell’intimidazione usano anche altri strumenti meno cruenti e spettacolari, come la telefonata a chi si occupa di raccogliere le inserzioni pubblicitarie”.
In altri paesi europei per arginare il fenomeno è stato previsto il versamento di una cauzione risarcitoria da parte del querelante, sarebbe utile anche in Italia, per limitare gli abusi e la conseguente compressione del fondamentale diritto di cronaca ma il disegno di legge del senatore Primo Di Nicola è, tuttora, in attesa dell’approvazione.
In ogni caso, “La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni, censure o ricatti”, per questo s’impone l’urgenza d’includere nel perimetro delle regole tutti i colleghi. Un contratto collettivo sarebbe la precondizione per la costruzione di diritti collettivi e rilanciare la categoria.
Sulla crisi del settore e della conseguente disarticolazione dei contratti collettivi si è soffermato Nicola Chiarini, ponendo l’accento sul crollo delle copie vendute (oggi sono meno della metà di dieci anni fa) e la conseguente riduzione di quasi un terzo degli addetti. L’esplosione del precariato, la riduzione dei compensi e la discontinuità delle carriere con conseguenti buchi previdenziali, fra l’altro, hanno prodotto enormi squilibri nei conti della cassa previdenziale dei giornalisti, l’Inpgi che potrebbe rischiare il commissariamento. “Ci vorrebbe una riforma del settore, dice Chiarini, una legge di sistema che eliminasse i Co.Co.Co. ma sembra mancare la volontà politica”.
Nel dibattito è intervenuto Tommaso Moretto del Carlino di Rovigo (gruppo Monrif), ricordando la vicenda dei 112 esuberi su 283 redattori al Quotidiano nazionale e puntando il dito contro un piano occupazionale che prevede solo altri accorpamenti di edizioni e chiusura di redazioni a scapito dell’informazione soprattutto locale che i corrispondenti delle grandi testate nazionali, non possono soppiantare.
D’altra parte, ha fatto notare un intervenuto dall’auditorio, “Il sistematico ricorso all’outsourcing, insieme alla digitalizzazione non governata, potrebbe essere utile al sistema e a chi muove le fila dell’editoria”.
Nella discussione non sono mancati un riferimento al problema del copyright, in relazione alle piattaforme over the top, per il quale il nostro paese è fanalino di coda in Europa, e alle fake news, per contrastare le quali è stato annunciato un protocollo d’intesa con UniPad per istituire un laboratorio antibufale.
Sollecitata da una domanda di Remo Agnoletto su come si possa contrastare il declino del giornalismo, l’Andolfatto ha risposto che non esistono soluzioni facili e che il futuro resta incerto. La raccolta pubblicitaria non è più sufficiente a coprire i costi ma anche il far pagare l’informazione online non sembra al momento risolvere il problema, perché è troppo radicata la cultura del tutto gratis. “Certo se avessimo uno stato che investisse di più sulla cultura, ha concluso fra gli applausi, sarebbe già un bell’aiuto, dato che il giornalismo alla fine è solo lo specchio della società”.
Ugo Mariano Brasioli
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