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AZIENDA SPETTACOLI

Teatro unico per il Veneto, a firma Beltotto

Il presidente del Teatro Stabile del Veneto a Badia Polesine ospite del Rotary club illustra il suo progetto per centralizzare produzione e distribuzione per tutti i teatri della Regione

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BADIA POLESINE (ROVIGO) - Giampiero Beltotto, numero uno di Teatro Stabile del Veneto, a Badia Polesine ha sorpreso il pubblico del Rotary club Altopolesine ma anche il sindaco Giovanni Rossi e l’assessore Valeria Targa affrontando un tema difficile: il futuro del teatro veneto. E' un tema complesso perché annusare il futuro, vederlo davanti agli occhi come stesse accadendo riesce solo a chi ha tutti gli elementi che possono completare il quadro, non cosa da tutti in questo caso il ruolo aiuta; è un tema destabilizzante perché Beltotto per il futuro che prevede ha una soluzione, ma è rivoluzionaria, e quando si è in sella alle rivoluzioni bisogna convincere tutti gli altri a seguirti. Ed è quello che Beltotto sta cercando di fare con vigore, non è detto che ci riesca.

La tesi è a seguente: lo Stato ridurrà mano a mano il suo contributo per produrre e fare teatro, fino a non dare nulla o quasi, "la Regione Veneto non dà neanche la metà", quindi la cultura teatrale dovrà autosostenersi. Dal suo parlare si desume che i capisaldi di tantissime teorie di amministrazione dello Stato post nazismo e fascismo che affidano allo Stato il dovere di sostenere la cultura poiché la cultura forma cittadini competenti, civili, democratici, capaci di avere delle idee, e quindi non cadere vittima di ideologie fuorvianti, ovviamente teorie di sinistra, sono superati. Il mondo sta cambiando.

Beltotto parte da ciò che per lui è un assioma: il teatro funziona quando c’è un unico grande traino, mentre in Veneto - osserva - ci sono almeno quattro grandi realtà teatrali e tantissime stagioni locali, ecco che l’accentramento in Veneto si può realizzare con un forte fortissimo centro di produzione, Teatro Stabile del Veneto, in grado grazie alle sue competenze e professionalità di fare le economie di scala necessarie per far rientrare i conti. “Cosa immagino? - spiega - Che finalmente guidati dalla Regione Veneto si riesca a fare un unico teatro per tutto il Veneto comprendendo il distributore: socio pubblico e privato con un incremento delle produzioni teatrali che sono quelle distribuite. Servono 20-22 milioni di euro per gestire tutto il teatro Veneto e servire tutti i teatri. In Emilia, regione dove c'è più produzione teatrale, il modello unitario s'aggira su 22/23 milioni di euro. Teatro Stabile ne fattura 8,5, Arteven il distributore 7, mettiamo tutto assieme, mancano 5 milioni di euro che sono quelli che sto cercando per costituire la grande holding del teatro Veneto con il suo ramo immobiliare per la manutenzione degli immobili". Bisognerà convincere un bel po’ di gente. “Dobbiamo costringere la politica a mettersi insieme a fare economie di scala, il Veneto ha resistito alla chiusura di 4 banche. Dovremmo convincere tutti gli imprenditori all’art bonus, ora non si riesce, dobbiamo proprio cambiare mentalità”. 

Il teatro costa si è detto. La macchina per aprire un teatro costa tanto, "Personale, promozione, l’edificio da far funzionare. I teatri non ce la fanno, i costi ci sono, le economie possiamo farle liberandoci dall’idea che il teatro sia di Adria, di Padova, di Vicenza" e lo sa bene Beltotto, con una sessantina di dipendenti sulle spalle.
Dobbiamo immaginare il nuovo modello produttivo. Se noi oggi contiamo una ventina i teatri in funzione chi produce sono tre: Padova, Treviso e Venezia. Comprare come fa ogni teatro di provincia, e non produrre, significa non essere proprietari del prodotto. Comprare poi spettacoli che sono scimmiottamenti del cinema non serve a niente". "La difesa del proprio campanile è la nostra morte. Si pensi ad Adria: un teatro meraviglioso da 1.200 posti come quello di Adria se è sotto utilizzato, chiuso, di qualunque sia il colore politico del Comune, diventa un problema di tutta la comunità veneta, Adria non può rimanere ostaggio del suo campanile”.
“Chi distribuisce dovrà rimanere a casa sua" spiega riferendosi ad Arteven con la quale i rapporti di convivenza al momento non sono ancora ben inquadrati.
Il teatro di produzione produrrà spettacoli caratterizzanti la cultura e la storia del territorio utilizzando le metodologie della contemporaneità.

Per diffondere il suo progetto Beltotto incontra sindaci e amministratori: "I sindaci pensino a fare strade, ristrutturare le scuole, offrire servizi, non si improvvisino direttori artistici, a far funzionare il teatro possiamo pensarci noi". Beltotto porta l'esempio di Treviso. Da questa stagione Teatro Stabile, oltre al Goldoni di Venezia, al Verdi di Padova, gestisce il Del Monaco di Treviso, dove il sindaco Mario Conte stesso gli avrebbe detto: "E poi ti prendi anche la lirica" riferendosi alla produzione del teatro trevigiano. Il circuito regionale che Beltotto ha in mente, senza dare fastidio alla Fenice e a Verona, "deve comprendere Padova, Treviso, Rovigo, Venezia portandoci dentro anche Vicenza".

Beltotto pensa che il Veneto debba sfruttare le sue bellezze e mostrarle al turista. “Per questo sto concertando di esportare in tournée le meraviglie dell’estate veronese sul litorale di Jesolo, perché anche il turista del mare possa apprezzare il teatro veneto dal vivo. In questo senso si sta instaurando un rapporto con le Camere di commercio”. Per il teatro di Badia suggerisce una produzione che ricordi il grande giornalista Eugenio Balzan, che ha scritto la storia del Corriere della Sera, nativo di Badia Polesine a cui il teatro Sociale è intitolato.

Questa è la ricetta Beltotto. Può piacere o no, ma lui sta “arruolando” soldati per la rivoluzione.

Articolo di Giovedì 7 Novembre 2019

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