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ROVIGOFINANZA

L'alternativa ai soldi in conto corrente (la liquidità è sotto attacco)

Paolo Rimbano, consulente finanziario, mette a confronto due forme di investimento alternative alla liquidità sul conto: conti deposito e polizze di ramo primo

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Come anticipato nell’articolo scorso oggi vi propongo un confronto tra due forme di investimento molto diverse tra loro ma che possono entrambe rappresentare una prima alternativa al mantenimento dei soldi sul conto corrente che abbiamo visto essere sotto attacco (LEGGI ARTICOLO).

Iniziamo il confronto dalla struttura dell’operazione.

Il conto deposito è una forma di deposito a tempo in cui l’importo viene vincolato per un periodo di tempo prestabilito. In pratica è un prestito alla banca con una scadenza prestabilita, remunerato con un tasso di interesse stabilito al momento dell’operazione. La banca dovrà rimborsare il capitale alla scadenza del deposito, e in questo senso è “a capitale garantito” e il capitale non è influenzato dalle oscillazioni dei mercati finanziari. Il rischio principale, considerato che si tratta di un prestito alla banca, è il cosiddetto rischio di controparte, inteso come l’eventualità che la banca non sia in grado di rimborsare al depositante, in tutto o in parte, quanto investito. Quindi potremmo dire che è a capitale garantito finché la banca riesce a rimborsarlo. Il rischio è concentrato sulla banca che si sceglie per l’investimento.

La Polizza di Ramo Primo, anche detta polizza tradizionale o rivalutabile, è una forma assicurativa nella quale i premi versati dai contraenti confluiscono in un fondo appositamente creato dall’assicuratore e gestito separatamente rispetto alle altre attività della Compagnia. Per questo motivo il fondo prende il nome di Gestione Separata. Il patrimonio è garantito ed è impignorabile/insequestrabile e non attaccabile da terzi creditori della Compagnia. La Gestione Separata impiega i premi raccolti acquistando molteplici strumenti finanziari quasi totalmente di tipo obbligazionario, emessi da diverse controparti. In questo caso il rischio si sposta dalla compagnia (il cui eventuale fallimento non comporta una perdita di capitale per la gestione, che è separata) alle diverse controparti nelle quali vengono investiti i premi. La compagnia inoltre garantisce contrattualmente il capitale al contraente, assumendo su di sé il rischio di controparte: se una parte delle obbligazioni nella Gestione Separata dovessero non essere rimborsate la compagnia si impegna a pagare comunque al contraente l’intero capitale versato.

Per quanto sopra possiamo desumere una diversa garanzia fornita dai due strumenti.

Nel Conto di deposito la garanzia è fornita dalla banca, unica controparte dell’operazione. Per attenuare il rischio di controparte, entro l’importo di 100.000 euro per singolo depositante agisce la garanzia del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (Fitd). Sulla tenuta della garanzia offerta dal Fitd il dibattito è aperto (potete leggere l’articolo dell’11/11/2018). Oltre i 100.000 euro per depositante, nel caso in cui la banca vada in difficoltà, l’importo eccedente è incluso nell’ambito di applicazione del cosiddetto “bail-in” e potrebbe essere oggetto di riduzione o conversione in azioni della banca, seguendo la gerarchia di tutela prevista dal “bail-in” stesso.

Nella Polizza di Ramo Primo la garanzia è offerta in primis dalla Compagnia assicurativa, ma la reale garanzia è fornita dal grado di diversificazione del patrimonio della Gestione Separata. Quanto più questo patrimonio è diversificato e tanto minore è il rischio che la Compagnia subisca perdite che potrebbe non essere in grado di sopportare.

La Polizza di Ramo Primo, per la normativa che ne regola il funzionamento, offre anche un secondo livello di garanzia, che in questo scenario di obbligazioni con tassi negativi la rende come un’oasi nel deserto finanziario. Facciamo un esempio concreto. Se oggi un risparmiatore acquista un fondo obbligazionario che investe in titoli di stato europei, sta indirettamente acquistando titoli di stato che nella grande maggioranza dei casi hanno prezzi altissimi e rendimenti forse anche negativi. Se i tassi ritornano positivi, i prezzi di quei titoli caleranno e il nostro risparmiatore accuserà una perdita sul capitale. Se lo stesso risparmiatore sceglie di investire in una gestione separata, la gestione per lui acquisterà in parte gli stessi titoli di stato, ma con una differenza fondamentale: il rischio di un ribasso dei prezzi di questi titoli non avrà un impatto sul capitale investito in quanto nella gestione separata i titoli vengono valorizzati al “costo storico” (ossia al prezzo a cui sono stati acquistati) e non al “valore di mercato” (nel frattempo calato). Il nostro risparmiatore in questo caso beneficerà degli interessi corrisposti da quei titoli (le cedole) senza curarsi del rischio del calo dei prezzi. Un’oasi nel deserto.

Paolo Rimbano 

L’ultima differenza che vi propongo è a livello fiscale.

Il Conto deposito è soggetto a imposta di bollo dello 0,20% annuo sul capitale investito. Sugli interessi si paga un’imposta sostitutiva del 26%.

La Polizza di Ramo Primo non è soggetta all’imposta di bollo dello 0,20% annuo (è l’unica forma oltre ai fondi pensione per la quale questa imposta non si applica). Sulla rivalutazione annua (interessi) si paga un’imposta sostitutiva che dipende dalla percentuale di titoli di stato nella Gestione Separata: attualmente l’imposta media oscilla tra il 16% e il 19%.

Nel prossimo articolo vedremo gli elementi da considerare nella scelta di questi due strumenti.

Articolo di Domenica 10 Novembre 2019

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