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CULTURA ROVIGO

Pittura, poesia e musica: il format che riempie la sala e convince il pubblico

Sala della Gran Guardia a Rovigo stracolma per la presentazione della mostra delle opere di Luigi Paparella e dell'opera prima di poesia di Nuccia Venuto. Claudia Lapolla al violino ha scandito la presentazione a cura di Angioletta Masiero

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ROVIGO - La sala della Gran Guardia non è riuscita a contenere l’enorme afflusso di pubblico e tanti non sono riusciti ad entrare per assistere alla presentazione della mostra antologica dell’architetto Luigi Paparella e del libro di poesie di Nuccia Venuto curate ambedue da Angioletta Masiero.

A portare il saluto del comune di Rovigo è stato l’assessore alla cultura Roberto Tovo che si è detto felice dell’iniziativa e del’alto livello artistico dell’evento culturale. Il presidente della provincia Ivan Dall’Ara ha anch’egli elogiato l’elevata espressione artistica sia della mostra che della pubblicazione poetica.


A presentare l’antologica è stata Angioletta Masiero che ha evidenziato come “la pittura di Paparella sia una pittura solida e limpida allo stesso tempo, una pittura di rara eleganza stilistica che l’architetto rodigino è andato raffinando in anni di appassionato e costante lavoro. Lui è un pittore che non improvvisa, che non ama le facili seduzioni del semplice effetto. Alla base del suo lavoro c’è, in primo luogo, un’accuratissima preparazione professionale oltre, naturalmente, ad un’autentica vocazione per la pittura e l’incisione. Un suo paesaggio, oppure un ritratto, una figura, un nudo di donna, sono sempre costruiti a partire da un sapiente e calibrato intervento del disegno cui si va ad unire una luminosità sagace. Così la sua immagine dipinta porta il segno di un coerente equilibrio tra la chiarezza della figurazione e la bellezza, la vivacità del colore e delle atmosfere tonali. In Paparella il narrato si sublima in un armonioso compenetrarsi di osservazione e contemplazione. L’artista si esprime con una lucidità che diviene candore, autentica poesia dell’animo.Nella sua pittura si avverte questo costante richiamo alla sincerità espressiva".

Angioletta Masiero ha catturato la completa attenzione del folto pubblico sottolineando che “porsi di fronte ad un’opera di Luigi significa lasciarsi coinvolgere da stimoli ed emozioni. Certi colori, certe immagini delle sue opere si fissano dentro di noi, e non se ne vanno. Le sue tavole imbandite, gli oggetti del suo studio, la serena bellezza dei paesaggi polesani, i ritratti degli amici, entrano nei nostri occhi e nel nostro cuore. In queste sue opere affiora una sorta di malinconia evanescente. Non a caso questa antologica ha come titolo “Nostalgie”. Il cuore dell’artista polesano si muove al ritmo di pensieri malinconici, di ricordi, di volti e immagini sfumati nella nebbia del tempo. Molte opere di Paparella – ha proseguito Masiero - mi fanno pensare alla musica di Mahler, alle elegie di Rilke. Queste stupende composizioni pittoriche, così come i disregni, gli acquerelli, sembrano avere un respiro proprio; rappresentano una sorta di diario ininterrotto, come uno strumento per trattenere fino all’ultimo la vita. I veri compagni di Luigi sono i poeti, che egli non ha emulato con la parola tentata, ma con il colore che esce dal suo pennello. Nelle sue opere ritrovo Costantin Kavafis, Sandro Penna, certi angoli veneziani di Diego Valeri e ritrovo anche la fine arguzia dei testi poetici di Gigi Fossati. Nelle opere di Paparella noi lo avvertiamo il rimpianto del tempo passato, degli amici perduti, delle usanze dimenticate, di un mondo rurale ormai scomparso. Quanti, quanti ricordi dolci e struggenti riempiono il cuore dell’artista. Queste sue opere ci raccontano tante nostalgie diverse nostalgie sognanti e dolcissime, nostalgie di paesaggi lontani, di affetti perduti… nostalgie divoranti e inestinguibili nella loro intensità. Nostalgie di ciò che dava un senso alla vita e non può più essere… tante e tante figure della nostalgia nella loro evanescenza e nelle loro increspature”.

“Tutti riceviamo un dono - ha concluso la scrittrice - poi non ricordiamo più né da chi, né che sia. Soltanto ne conserviamo, pungente e senza condono, la spina della nostalgia”.

Applausi fragorosi e prolungati sono stati rivolti alla relatrice che ha poi ceduto la parola alla musica dolcissima del violino di Claudia Lapolla, musicista raffinata.

E’ stata quindi la volta della presentazione, curata sempre da Angioletta Masiero, dell’opera prima in poesia dal titolo “Di sogni, lucciole e lampare” (Doge Edizioni)  di Nuccia Venuto.
Il poeta è colui che sa riascoltare il battito divino,- ha detto la Masiero- scopre la fonte della bellezza, apre spazi infiniti: E come l’ape sa posarsi su un bottone rosa per succhiarne la fragranza prima di allontanarsi, così il poeta coglie attimi di dolore o di felicità, sensazioni forti per farcene dono gratuito. Anche questo cantare i giorni, particolari giorni , di Nuccia Venuto, è espressione carica di sentimento, ascolto dell’altro che sta in noi, in ciascuno di noi; è descrizione di un ritmo, di un suono interno che ci portiamo dentro e che dà voce a qualcosa che è e non è nostro. E’ una raccolta di stelle vagabonde, di pensieri mai senza dimora, di intensità amorose, di frammenti di sensibilità, di grande nostalgia, di ricerca di ciò che ci appartiene e temiamo di aver perduto, è il racconto profondo, forte, di un vento antico, di antichi suoni, di odori e stagioni di un tempo lontano, di radici sepolte.
Quello di Nuccia Venuto è un indagare profondo nei misteri dei sentimenti, della terra e della natura. L’anima di Nuccia si esprime in poesia".
Articolo di Domenica 10 Novembre 2019

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