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CULTURA

Una finestra sulla sonnolente memoria

Il libro costituisce una gustosissima carrellata d’immagini di un Veneto semplice, povero e contadino che non c’è più. Presentato a Badia Polesine (Rovigo) “Di casa in casa”

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BADIA POLESINE (RO) - In occasione della Settimana dei Beni Culturali e Ambientali in Polesine, venerdì sera è stato presentato il libro "Di Casa in Casa, i vecchi mestieri ambulanti in Veneto" tratto dal libro di Pier Paolo Frigotto. Dopo i saluti istituzionali di Valeria Targa, la vicepresidente della biblioteca Stefania Pavan ha introdotto l’ospite che con questo libro ha vinto il concorso “Il mio territorio” promosso dalla federazione provinciale Coltivatori diretti di Verona con l’alto patronato del Presidente della repubblica.

Accompagnata da proiezioni d’immagini della quotidianità passata, con divertiti intermezzi applauditissimi dal pubblico del cantastorie Otello Perazzoli ed i recitativi  di Roberto Carlo Moretti e Luigina Brazzorotto  la serata è trascorsa in un lampo.

Pier Paolo Frigotto, per anni insegnante di materie letterarie e latino, è un attento conoscitore e divulgatore delle tradizioni venete realizzando, assieme ai suoi allievi, diversi lavori multimediali sulla storia, l’ambiente e le attività del Veneto. Con “Di casa in casa. I vecchi mestieri ambulanti nel Veneto” ha vinto anche la terza edizione del concorso indetto dalla Regione Veneto per produzioni didattiche su tematiche di cultura e identità veneta perché esalta l’importanza delle persone indispensabili all’economia della nostra terra nei due secoli passati. Il libro costituisce una gustosissima carrellata d’immagini di un Veneto semplice, povero e contadino che non c’è più o va a scomparire con gli ultimi arrotini (chiamati moleta), epigoni dei mestieri ambulanti.

Nel libro si racconta una provincia veneta di solito addormentata ma di paesi che improvvisamente rigurgitavano di gente che vendeva e comprava di tutto il giorno del mercato: dalle vacche ai polli e ogni sorta di frutta e verdura di stagione.

Fra le figure rievocate non poteva mancare el caregheta che alla fine di ogni autunno arrivava ad aggiustare le seggiole e “rifaceva la paglia con le erbe di palude attorcigliate ancora verdi, profumate e cariche di suggestioni”. Altro personaggio decorativo era il gelataio con il suo carretto bianco trainato da una bicicletta con grandi e bellissimi coni golosi dipinti sui fianchi… ma gelati, invero poco gustosi. Un po’ più in là, l’ombrelaro, di solito il più impegnato giacché c’era un solo ombrello per famiglia e lo scarparo che risistemava le immancabili sgalmare (gli zoccoli di legno). E poi i ricordi infantili del piatto unico a mezzogiorno e la sera, della fame insaziabile, dei preparativi per la vendemmia:“… quando a Collalto tiravamo fuori le botti e le brente che lavavamo parecchie volte con la lisciva e rasentavamo con l’acqua della sorgiva del Cop” e ogni sera tornavano a casa con un cesto di uva; la mangiata alla fine della vendemmia era un evento memorabile”.

“Quando penso a queste cose, dice Paolo, mi sento anch’io un residuato, un sopravvissuto a un mondo perduto”. Invece noi diciamo “Grazie professore per questo regalo che ci ha aperto una finestra sulla sonnolente memoria”.

Ugo Mariano Brasioli

Articolo di Martedì 12 Novembre 2019

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