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SALUTE

Terapie salvavita: un casco che aiuta a non perdere i capelli

Entro fine anno il casco sarà operativo nella Uoc di Oncologia dell’ospedale di Rovigo. Paxman aiuta le donne, ma anche gli uomini, che si sottopongono alle chemioterapie nel ridurre l’alopecia

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ROVIGO - Tanta emozione, e soddisfazione oggi, nella struttura di oncologia dell’azienda Ulss 5 polesana, per lo straordinario successo che hanno raggiunto insieme, Lilt, Fondazione Cariparo e azienda sanitaria. Si chiama paxman, un casco amico che con un sistema di raffreddamento può evitare un doloroso effetto della caduta dei capelli alle donne che fanno terapie chemioterapiche, ma può esser usato anche da pazienti di sesso maschile in terapia. 

Entro la fine del 2019 il casco sarà a disposizione della Unità operativa complessa di oncologia. Da sottolineare il grande impegno di Lilt per raccogliere i fondi, in collaborazione con associazioni di volontariato, gruppi sportivi, enti pubblici e privati e cittadini del territorio Polesano: ben 35.000 mila euro.

“Da parte di azienda Ulss 5 va un sentito ringraziamento a Lilt e a tutti coloro che, a vario titolo, hanno collaborato al raggiungimento di questo importante obiettivo – ha detto il direttore generale Antonio Compostella - La caduta dei capelli (alopecia) è uno degli effetti collaterali più frequenti e temuti di alcune chemioterapie, in particolare quelle per il trattamento dei tumori mammari e della prostata. Tale problematica incide pesantemente sulla qualità di vita dei pazienti in termini di autostima e di coinvolgimento nelle relazioni affettive e sociali”.

Da anni è stata messa a punto una tecnologia che tramite la refrigerazione del cuoio capelluto, crea una vasocostrizione che previene la caduta dei capelli in 6 pazienti su 10. Questo lo scopo di far indossare il casco ai pazienti. In Europa il casco pax man è usato, e questa metodologia, molto diffusa anche nei paesi anglosassoni, è stata recentemente riconosciuta sicura ed efficace anche in Italia. Durante l’incontro è stato presentata l’esperienza di uno staff modenese, che, attraverso l’uso del casco, ha aiutato e migliorato la qualità della vita a molte donne. Negli ultimi anni, la strumentazione è diventata di facile gestione per gli operatori e di miglior comfort per i pazienti.

Articolo di Martedì 12 Novembre 2019

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