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CULTURA

Conferenza spettacolo su un tema sempre attuale [VIDEO]

Emilio Franzina accompagnato dal gruppo “Hotel Rif” ha ripercorso la storia dei migranti: esuli, profughi, rifugiati degli ultimi centocinquant’anni al teatro Balzan di Badia Polesine (Rovigo)

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BADIA POLESINE (RO) – Un teatro Balzan semivuoto non ha reso il giusto riconoscimento alla pregevole conferenza spettacolo del professor Emilio Franzina che, venerdì sera 15 novembre, accompagnato dal gruppo “Hotel Rif” ha ripercorso la storia dei migranti: esuli, profughi, rifugiati degli ultimi centocinquant’anni. La serata voluta dall’Arci e dalla Cgil di Rovigo nonostante la promozione e i prestigiosi patrocini (Regione Veneto, Provincia, Comune e Fondazione CaRiPaRo) e l’entrata a libera offerta, infatti, ha visto una scarsa presenza di pubblico, forse patendo la concomitante conferenza sul commercio di armi organizzata, non si sa con quale logica, dal CDP alla casa della cultura e della legalità di Salvaterra.

Peccato per gli assenti perché, dopo i saluti istituzionali dell’assessore Stefano Baldo, Emilio Franzina, con piglio gradevolissimo ha ripercorso la storia delle migrazioni contestualizzandola con i canti della tradizione popolare che Sabrina Turri (prima voce), lo stesso Emilio Franzina (voce), Mirco Maistro (fisarmonica), Paolo Bressan (fiati), Primo Fava (chitarra) e Lorenzo Pignattari (basso) hanno presentato, in un'opera di sintesi dei simboli e delle figure, evocative di quell’universo.

“La migrazione non è una bizzarria, ha spiegato Franzina, sta nella realtà delle società umane fin dalla notte dei tempi, si tratta solo di comprenderla e le canzoni costituiscono una documentazione affascinante del fenomeno”. Canzoni che raccontano vicende di migranti piemontesi, lombardi, veneti, toscani e del sud, con testi dialettali non sempre facilmente comprensibili ma con armonie orecchiabili e d’impatto, che spesso riadattavano all’argomento filastrocche più antiche, come “Mamma mia dammi cento lire …” originata nel cinquecento. I migranti talvolta erano dei disperati, altre volte intraprendenti e coraggiosi; quasi sempre giovani.  Già prima dell’unità d’Italia il fenomeno emigratorio aveva superato le 100mila unità verso le Americhe, 80mila solo in Francia, per non parlare dei 30mila in Germania, dei 12mila in Egitto e dei 6mila in Tunisia. Nel 1879 alcuni paesi Alto polesani, in particolare Trecenta, si svuotarono con una catena migratoria verso la Moldavia e in seguito nel 1888 in Romania (oltre 700 Polesani). Nell’ottocento il fenomeno interessò prevalentemente il nord dell’Italia, alimentato dalla povertà ma anche dal ruolo pubblicitario dei cantastorie che favoleggiavano di terre libere e generose da lavorare senz’avere un padrone. Ci fu persino un momento in cui i fazenderos Brasiliani (dopo l’abolizione della schiavitù) pagavano il viaggio ai migranti italiani. Gli italiani arrivarono in massa a San Paolo, tanto che oggi circa un paulistano su tre ha origini italiane.

Nella seconda metà dell’ottocento la consistenza del fenomeno migratorio lo rese centrale nella storia del nostro Paese, anche per l’importanza delle rimesse di valuta che in qualche modo costituì la base dello sviluppo economico italiano successivo. Dopo la seconda guerra mondiale, l’emigrazione riprese verso il Belgio, il Canada, il Venezuela e l’Australia mentre col boom economico degli anni sessanta del novecento l’immigrazione interna dal Sud contrassegnò una nuova e diversa stagione.

In ogni caso i centocinquant’anni raccontati hanno inciso nelle diverse culture dei paesi ospitanti (metà della popolazione argentina è di origine italiana), attraverso contaminazioni d’ogni tipo. Negli anni duemila infine, si è assistito a un’immigrazione di ritorno e quartieri come porta Vescovo a Verona, oggi sono affollati da sudamericani discendenti di quarta o quinta generazione dei nostri emigrati.

Per concludere un’annotazione: la “conferenza spettacolo” è una formula inventata da Franzina, professore di Storia Contemporanea nell’Università di Verona e performer a tempo perso, per rievocare fatti e vicende sociali dell’otto/novecento, con unanime riconosciuta competenza.

Ugo Mariano Brasioli

Articolo di Domenica 17 Novembre 2019

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