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CONSORZIO PER LO SVILUPPO

Italia Viva pronta alla condanna a morte di Consvipo

Leonardo Raito e Vinicio Piasentini pronti a staccare la spina secondo una procedura di liquidazione già vista per altri consorzi, Cosecon in primis

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ROVIGO - “Su Consvipo occorre una scelta decisa e seria” affermano i due amministratori del coordinamento provinciale di Rovigo di Italia Viva, il sindaco di Polesella Leonardo Raito ed il collega di San Martino di Venezze Vinicio Piasentini. “La situazione del Consorzio di Sviluppo si trascina da tempo in uno status di stallo preoccupante, ma questa volta pare proprio che siamo arrivati all’ultima puntata. La struttura, sorta negli anni sessanta come ente coordinatore e programmatore di sviluppo e di insediamenti produttivi sul territorio provinciale, ha perso da molti anni quella vocazione di pianificazione e di sviluppo che farebbe parte della sua mission.


Negli ultimi anni, persi anche i contributi Adriatic Lng, che avevano consentito, se non altro, di dare qualche contributo ad alcuni progetti invero localizzati nell’area del Delta, si è assistito a un impoverimento ulteriore. Nessun progetto macro, nessuna programmazione d’insieme, interventi a spot dai dubbi risultati. Non certo per esclusiva colpa di chi ha guidato l’Ente, magari anche per le difficoltà dei soci, ma parlare di una struttura produttiva e di grande utilità significa trascendere la realtà. Pensare di mantenere un Consorzio che costa ai soci oltre 500.000 euro l’anno, per gestire, ad esempio, solo i progetti di pubblica utilità, pare quanto meno anacronistico.

Ma il dato politico deve tenere in debito conto alcuni fattori. Il primo, e più importante, è che la predita di poteri e funzioni da parte della Provincia, ha di fatto messo fuori gioco il socio di maggioranza relativa dalla compagine societaria e che i Comuni, salvo provvedimenti motivati con serietà, non hanno possibilità di acquisire quote. Non si tratta del costo della quota, ma del rischio connesso ad aumentare la partecipazione nelle società. Un comune che passi dal 5 al 10%, anche senza un esborso, si esporrebbe per una partecipazione raddoppiata ai rischi derivanti da debiti, inadempienze, passività. Chi lo farebbe?

Va poi sottolineato che, già da alcuni anni, diversi comuni soci (e la stessa Provincia) hanno manifestato il proposito di uscire dalla compagine societaria. E inoltre, ha senso un Consvipo senza quella partecipazione preponderante della Provincia, unico ente di coordinamento territoriale? La situazione di criticità era stata denunciata già all’indomani della ventilata ipotesi di reperire risorse inesistenti della Provincia o di addivenire a un accordo che avrebbe previsto le cessioni di alcuni immobili di proprietà della Provincia stessa a copertura di due annualità (che stanno diventando tre) di quote non versate, con una soluzione creativa che va apprezzata per lo sforzo e il tentativo risolutorio, ma che pare impraticabile. Eppure tutto è continuato come niente fosse e come se si volesse passare sopra a una palese difficoltà.

E non può sopperire a questa difficoltà nemmeno l’attivismo o la buona volontà degli amministratori. Guido Pizzamano, ad esempio, ha provato a mettere in campo alcune progettualità, ma ha dovuto fare i conti con una realtà severa legata ai conti e alla struttura di ente pubblico del Consorzio.

Le sue dimissioni vanno considerate quindi come una presa d’atto di un percorso di rilancio irrealizzabile e obbligano i soci a una scelta chiara. A nostro avviso la soluzione definitiva non è più rinviabile. Strumenti simili sono stati, anche in territori contigui al Polesine, portati alla liquidazione. È il caso del Cosecon, o del Consorzio di Sviluppo della bassa Veronese, società ritenute dai soci non più funzionali agli scopi e agli obiettivi amministrativi e politici.

Nella prossima assemblea occorrerà votare la verifica di un percorso tecnico (comprensivo delle varie tappe, dei rischi e dei vantaggi) che preveda la messa in liquidazione volontaria dell’ente, proponendo una figura di liquidatore esperto, affidandogli una missione preordinata nei tempi e nei costi. La vendita del patrimonio con la distribuzione ai soci dei proventi, la riallocazione dei mutui relativi agli impianti fotovoltaici, le valutazioni sulle prospettive del personale, dovranno essere i compiti primari del liquidatore, il compito del quale sarà indubbiamente agevolato dal fatto che non esistono passività di particolare gravità.

Meglio agire quindi per tempo, quando la liquidazione del Consorzio può restare confinata nell’alveo di un percorso amministrativo gestibile e prima che diventi un pericoloso salasso per i soci”.  

 
Articolo di Mercoledì 20 Novembre 2019

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