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IL PROGETTO

Richiedenti asilo “maestri” di percussioni, la musica produce integrazione 

Il progetto BoRoFra della cooperativa sociale Porto Alegre di Rovigo, presentato a Verona come buona prassi dall’Ordine degli Assistenti sociali nel convegno Dalla fragilità alla rinascita, all’interno del Festival della Dottrina sociale della Chiesa

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VERONA – Un gruppo di percussionisti che mette insieme residenti del territorio di Rovigo e richiedenti asilo ospiti di tre centri di accoglienza straordinaria della cooperativa sociale Porto Alegre: l’esperienza di BoRoFra., dall’acronimo delle tre località in cui hanno sede i centri della cooperativa sociale (Bosaro, Rovigo e Frassinelle Polesine), è stata presentata venerdì 22 novembre dall’Ordine degli Assistenti sociali del Veneto come buona prassi, in occasione del convegno Dalla fragilità alla rinascita: la solidarietà che rigenera promosso a Verona (Cattolica Center) nell’ambito del Festival della Dottrina sociale della Chiesa. “Un’esperienza che abbiamo scelto  – ha sottolineato la presidente dell’Ordine degli Assistenti sociali Mirella Zambello – perché va nel segno della valorizzazione, in ottica generativa, delle persone in situazione di fragilità, attraverso esperienze di rete e condivisione nel territorio”.

Nel convegno, alla testimonianza della cooperativa sociale si sono affiancati i saluti di mons. Giuseppe Zenti, vescovo di Verona, di Maurizio Facincani, referente del Festival, nonché di Pietro Girardi, direttore generale della Aullss 9 Scaligera, come pure le relazioni di  Luigi Gui, docente di sociologia presso l’Università di Trieste e di Tiziano Vecchiato, direttore della Fondazione Emanuela Zancan, che hanno offerto stimoli e spunti di riflessione sul tema della generatività anche in situazioni di fragilità.

La genesi del progetto nel 2016 è stata favorita dalla presenza, tra gli operatori della cooperativa, di alcuni musicisti e percussionisti e – in seguito – di Alseny Bangoura, mediatore linguistico culturale guineiano con una lunga esperienza nel suo paese e in Europa come coreografo e ballerino. Da qui l’idea di trasformare una passione in uno strumento di integrazione. 

“La creazione di uno spazio di musica e danza africana – ha spiegato Carlo Zagato della cooperativa sociale Porto Alegre - è stato un passo quasi naturale, con la nascita dei primi laboratori aperti a ospiti, operatori ed esterni. Un’esperienza che è proseguita nel tempo con un progressivo ampliamento della platea dei beneficiari e dei luoghi dove suonare a danzare. L’obiettivo del progetto è generare occasioni di socializzazione fra stranieri e italiani, offrendo a giovani, famiglie e comunità locale un'esperienza positiva di scambio interculturale attraverso i linguaggi artistici della musica e della danza”.

I richiedenti asilo e i rifugiati sono contemporaneamente beneficiari e promotori del progetto, che è parte di un percorso di empowerment individuale, organizzativo e di comunità, prosegue Zagato: “Il lavoro fatto finora, con il coinvolgimento di 40 tra operatori e volontari della cooperativa, e 50 ospiti,  si è articolato in laboratori e attività didattiche rivolte agli studenti, corsi di danza e percussioni per bambini e adulti, partecipazione a eventi e momenti di incontro con la comunità locale e le associazioni del territorio, con particolare attenzione per i giovani. Una volta all’anno organizziamo un Camp di tre giorni come momento di scambio e condivisione”. 

Articolo di Venerdì 22 Novembre 2019

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